PRETI PEDOFILI, IL PAPA: SERVONO PROVE

DI MARINA POMANTE

Di ritorno dal viaggio in Sudamerica, l’arcivescovo di Boston ha fatto notare al Papa, di aver usato un termine sbagliato per il caso Juan Barros, quando è stato intervistato da un cronista locale a Iquique.
Questo ha ferito le vittime di abusi sessuali. Il papa si è corretto ed ha ringraziato il cardinale Sean Patrick O’Malley.

A Iquique (una città del Cile settentrionale e sede vescovile) in occasione della messa, alla domanda di un cronista del luogo, Papa Bergoglio aveva risposto di essere disposto a valutare le prove su Barros, se gli venissero presentate, aveva anche detto di considerare “calunnie” le accuse fino adesso mosse contro il vescovo.
Una dichiarazione non proprio in sintonia con lo stile che il Papa si sforza di trasmettere, anche perché fin’ora si è sempre mostrato piuttosto “intransigente” verso chi adotta comportamenti sconvenienti…
Le parole di Papa Francesco, hanno infatti suscitato una forte reazione da parte delle vittime di abusi in Cile ed il cardinale Sean O’Malley si è sentito di esprimere comprensione nei confronti di questi. Il cardinale aveva infatti dichiarato che riteneva comprensibile che le parole di Papa Francesco, fossero state fonte di grande dispiacere per le vittime di abusi sessuali da parte del clero.

Durante il volo di ritorno, il Papa ha ribadito che anche in seguito a lunghe indagini non esistono prove e se condannasse senza certezza morale, sarebbe lui stesso a commettere un delitto di “cattivo giudizio” e poi ha però aggiunto che se qualcuno gli fornisse delle prove, sarebbe lui il primo ad ascoltalo…
Anche in questa esternazione, appare confuso l’atteggiamento di Bergoglio… E’ ovvio che con l’evidenza delle prove, chiunque sarebbe addirittura costretto a dar credito alle accuse. E’ difatti proprio la parola “prove” che ha seminato dubbi e destato sconcerto.

Vatican Insider (il portale multilingue de “La Stampa” dedicato all’informazione sul Papa e la Santa Sede), scrive che il Papa ha detto che sul caso Barros, ha fatto studiare e investigare e che tuttavia non esistono “evidenze” tali da far cambiare la sua posizione e come ha risposto a Iquique, il Santo Padre, il giorno che avrà la prova, parlerà…

Certamente la posizione del Papa deve tener conto realmente delle eventuali prove, prima di prendere decisioni e semmai procedere ad un provvedimento e di questo, nessuno gliene fa un’accusa, anzi gli si deve riconoscere di voler avere la sicurezza in merito ad accuse piuttosto pesanti che investono un rappresentante della Chiesa.

LE ACCUSE DI PEDOFILIA
Juan Barros, il vescovo cileno di Osorno (un comune del Cile, capoluogo della provincia omonima nella Regione di Los Lagos) è stato accusato dai fedeli della sua diocesi, perché questi sostengono che Barros, era a conoscenza di episodi di abusi sessuali compiuti da padre Fernando Karadima, il suo mentore, ma che li abbia coperti.

FRANCESCO AMMETTE E SI SCUSA
Il Papa ribadisce l’impegno alla linea intrapresa da Benedetto XVI, di “tolleranza zero” e ammette che la parola “prova” non era la migliore che potesse scegliere, “direi piuttosto (evidenza)”, ha aggiunto il Papa. Ha poi proseguito: “Con questo devo chiedere scusa, perché la parola: prova, ha ferito tanti abusati. E’ una parola di traduzione e chiedo scusa a loro se li ho feriti senza accorgermene. Li ho ricevuti in Cile e a Filadelfia, come è stato pubblicato. So quanto soffrono, sentire che il Papa dice in faccia portatemi una prova è uno schiaffo, ora mi accorgo che la mia espressione è stata infelice e chiedo scusa”.
Francesco dice pure di aver apprezzato la precisazione del cardinale Sean Patrick O’Malley, membro del Consiglio dei 9 cardinali che affianca Papa Francesco nello studio della riforma della Curia, e presidente della Pontificia Commissione per la protezione dei minori, oltre che arcivescovo di Boston. “Ho visto la sua dichiarazione. Questo mi ha fatto pensare. Io ho apprezzato il cardinale O’Malley, ringrazio per la dichiarazione, perché è stato molto giusto”.

ONERI E ONORI
La delicata posizione del Pontefice di fronte ad episodi che vedono coinvolti rappresentanti del clero, è inevitabilmente messa in discussione, proprio come accade per qualsiasi altro Capo di Stato, con l’appesantimento dell’onere di essere anche il primo riferimento religioso e morale. L’esempio del Papa è quello al quale tutti gli altri religiosi “dovrebbero” ispirarsi e le sue decisioni influiscono sull’andamento e sul percorso ecclesiastico della Chiesa e dei suoi appartenenti.
Ma sono appunto gli stessi appartenenti al clero che lo avversano e lo criticano (sempre accortamente e velatamente). Cosa accada in certe stanze segrete del Vaticano, non ci è dato sapere, ma le sensazioni e le impressioni che ci investono, lasciano scaturire deduzioni che se a volte sono fantasiose o dietrologiche, altre volte sono contraddistinte da fondatezza.
I preti pedofili sono per definizione, il paradosso più terribile e schifosamente inumano che la società possa sopportare, di fronte ad accuse, seppure non supportate da prove evidenti, ci si aspetta che il Papa, intervenga con la sua autorità e prenda provvedimenti preventivi, in attesa della definizione delle vicende contestate. Anche il semplice allontanamento o un “periodo di preghiera in un monastero di rigore”, sarebbe auspicabile come segnale di reale intransigenza e tolleranza zero.
Ma in certi ambienti la paura dello scandalo, prevale sulle logiche più banali e ovvie e allora si temporeggia, si ricercano scusanti, si fa trascorrere del tempo e si attende che le acque si calmino.
Il momento storico sociale che vede contrapposti islamismo e cristianesimo, impone la massima attenzione quando si tratta di prendere decisioni delicate e forse anche in questo caso, Bergoglio non intende esporre la figura della chiesa all’ennesimo scandalo sui preti, ma il riservarsi una posizione attendistica, con la pazienza di colui che aspetta la manna dal cielo e continua a sperare e pregare… Non restituisce un’immagine forte del mondo cattolico e del suo esponente più alto.