TAR: HA COPIATO! QUESTA MATURITA’ S’HA DA RIFARE

DI CHIARA FARIGU

Sembra la scena di un film la vicenda capitata allo studente di Ascoli che, già iscritto all’Università e in procinto di sostenere i primi esami , deve invece rifare la maturità. A stabilirlo il Tar delle Marche in seguito ad un intreccio di sentenze.

Lo studente, durante le prove d’esame dello scorso giugno, fu scoperto da un membro della Commissione a copiare.

E, allora, qual è la novità, si chiederanno in molti. Alla maturità abbiamo copiato più o meno tutti, a parte i secchioni e i superdotati. C’è tutta una letteratura in merito, dai metodi più tradizionali a quelli più moderni. Qualunque fosse quello adottato, dal collo a giraffa per arrivare al foglio di chi stava davanti o al foglietto nascosto in bagno o arrotolato in tasca l’importante era farla franca. Perché se scoperti con le mani nella marmellata, alla figuraccia seguivano i guai. Immancabilmente.

Lo sanno tutti, anche i bambini. E adesso lo sa pure lo studente marchigiano, sorpreso a copiare la soluzione del compito di matematica direttamente dallo smartphone. Escluso dall’esame, il giovane ricorre al Tar, che, con una sospensiva, lo ammette a sostenere la prova suppletiva di settembre, superata, a onor del vero col minimo sindacale di 60 su 100. Votazione che gli consente comunque di iscriversi alla Facoltà di Ingegneria e di frequentarla regolarmente sino a qualche giorno fa. Ma i guai per lo studente dovevano ancora venire. E infatti sono arrivati: dovrà ripetere la maturità. Quel diploma “virtuale” ottenuto a settembre, non è valido. Il Tar, due giorni orsono, entrando nel merito della vicenda ha ribaltato il giudizio dato a settembre, rigettando il ricorso dello studente che di fatto viene bocciato per la seconda volta.

Un incubo per il diciannovenne. Perché per sostenere la maturità occorre l’iscrizione al quinto anno e i tempi tecnici sono stati ampiamenti superati. Un altro grattacapo di non poco conto se si pensa che in tal modo potrebbe addirittura perdere non uno ma due anni. E intanto valuta di ricorrere al Consiglio di Stato, sperando nella clemenza di un giudice che magari, alla sua stessa età, aabbia allungato il collo per copiare la traduzione di latino o di greco, gioia e dolori degli studenti di oggi come quelli di ieri.

Una punizione un pò troppo pesante? Forse. A lui adesso, e ai futuri maturandi, trarne gli insegnamenti.