CHIAMAMI COL TUO NOME. GUADAGNINO, LA PREGO, MI DIA DEL LEI

DI LEONARDO JATTARELLI

…Già il titolo richiama sinistramente uno slogan-melassa in stile Moccia. Ma facciamo finta di perdonare Luca Guadagnino almeno per i titoli di testa…Ciò che preoccupa davvero sono le rimanenti due ore e qualche minuto in stile Tempo delle mele in salsa Ivoryana dalla omosessualità pudicamente patinata stile David Hamilton dai richiami a tratti vomitevolmente politici stile Craxipentapartito o peggio ancora Mussolinianoehodettotutto “Questa è l’Italia” dice l’americano ospite nel Belpaese. Nella splendida casa altoborghese del cremasco si legge Heidegger, si citano Mozart e Chopin, si muovono le mani leggere su un mezzacoda lucido piazzato in un salone dalle vetrate molto Ivoryane anche queste, natura tutt’intorno, piscine naturali, frutteti tranne che viaggiare su una 128 bluscuro mezza scassata in dotazione alla felice famiglia che a colazione legge il Corriere della Sera il padre e Le Monde la madre.Dunque, il menage quotidiano va, in una provincia assolata e deserta tranne qualche comparsa che spunta qua e là e due amici maturi, ovviamente gay, dei genitori, che arrivano, si sentono un piccolo assaggio di Chopin e spariscono.
E finalmente, dopo pedalate e pedalate lungo i fiumi e passeggiata tra i torrenti, i due giovani protagonisti capiscono che è venuto il momento di dichiararsi…un romanzo di formazione, direbbe qualcuno, senonché un po’ di erotismo bisognava pure infilarlo da qualche parte. (mentre seguo il film mi viene in mente un’intervista a Guadagnino nella quale citava per il suo film un certo Truffaut con il suo Antoine Doinel e un certo Bertolucci…ma meglio non pensarci). Ed ecco che il diciassettenne cotto dell’americano pensa bene di accendere la sua radiolina (esistevano gli stereo negli anni 80, avoja) e mentre risuonano le note di un lontano Battiato (mi sembra “La voce del padrone” ma non ne sono sicurissimo) si masturba disossando una pesca infilando un dito al centro e sbrodolandosi sul petto…
Per farla breve, senza voler spoilerare perché sarebbe sacrilegio vista l’alta tensione che invadeva la sala, la love story ivoryana (James Ivory firma la sceneggiatura se non l’avevate capito) andrà a scemare in una sorta di finale rassicurante e compassionevole (da parte del padre del ragazzo cremasco) pericolosamente vicino al finale della terza puntata di Don Matteo 11. Ora aspettiamo che la Hollywood antitrumpista, femminista e diabolicamente conservatrice si dichiari pro o anti Guadagnino. La filiera italiana ha già inneggiato al capolavoro, dunque c’è da ben sperare.