CLONATE LE PRIME SCIMMIE COME LA PECORA DOLLY

Di Claudia Saba

Si chiamano Zhong Zhong e Hua Hua, le due scimmie clonate in Cina con la stessa tecnica usata per la pecora Dolly.
Sono nate una otto e l’altra sei settimane fa.
I ricercatori dell’Istituto di Neuroscienze dell’Accademia cinese delle Scienze a Shanghai,
lo rivelano alla rivista “Cell”, con grande ampiezza di dettagli.
Difficile prevedere quando e quali saranno i passi successivi.
L’esperimento
rappresenta per molti una minaccia per il futuro dell’uomo e proprio dalla Chiesa arriva la condanna più forte sulla clonazione animale.
Non c’è dubbio che il passaggio dalla prima clonazione della pecora Dolly alla scimmia, così vicina all’uomo, rappresenti un pericolo dell’intera umanità. C’è infatti una possibilità sempre più vicina, di arrivare alla clonazione umana, evento che la Chiesa non potrebbe certamente approvare.
Bruno Dallapiccola, genetista e direttore scientifico dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, ha espresso il suo pensiero ai microfoni di Tg2000: “Si riaccende drammaticamente il problema etico. Siamo alla vigilia di una possibilità teorica di clonare anche l’uomo.
La vita umana non è stata programmata per essere attivata con sistemi di tipo artificiale ma dall’incontro di due gameti, uno dell’uomo e l’altro della donna”.
E prosegue:” La clonazione di una scimmia significa aver clonato un animale che è il più vicino all’uomo. Tutto questo apre ad una strada completamente nuova».
È chiaro che si riaccende un problema di ordine etico perché teoricamente diventa reale la possibilità di clonare anche l’uomo.
Sarà difficile per i ricercatori, porre limiti alle proprie ricerche anche se la strada per arrivare a clonare l’essere umano, come da loro stessi dichiarato, sarebbe ancora lunga.
A proposito della manipolazione genetica, si era espresso, nell’enciclica Laudato si’ anche Papa Francesco,
riproponendo la posizione di san Giovanni Paolo II, il quale metteva in risalto i benefici dei progressi scientifici e tecnologici, che “manifestano quanto sia nobile la vocazione dell’uomo a partecipare responsabilmente all’azione creatrice di Dio, ma al tempo stesso, non si può prescindere dal considerare le sue conseguenze in altre aree”.
Papa Wojtyla affermava invece che la Chiesa apprezza l’apporto “dello studio e delle applicazioni della biologia molecolare, completata dalle altre discipline come la genetica e la sua applicazione tecnologica nell’agricoltura e nell’industria ma questo non deve portare ad una indiscriminata manipolazione genetica che ne ignori tutti gli effetti”.
Certo, frenare la creatività umana non è possibile, perché significherebbe smettere anche di cercare soluzioni future per ciò che riguarda la cura di tante altre patologie che invece con la ricerca continua sarà possibile curare in un prossimo futuro.
Nello stesso tempo, non possiamo fare a meno di considerare gli obiettivi, gli effetti e i limiti etici di una tale attività umana che resta comunque una forma di potere con troppi rischi per l’umanità.