FABIO, IL ROBOT-COMMESSO CHE NON SA INTERAGIRE CON LA CLIENTELA. LICENZIATO

DI CHIARA FARIGU

E’ gentile, ben educato, piuttosto belloccio. Due occhioni languidi, fatti apposta per ispirare fiducia. Fisico prestante, altezza q.b., mani grandi, da lavoratore. Al collo, al posto della catenina, un tablet, come si conviene a chi si nutre di tecnologia. Anzi a chi ne è sostanza, come appunto lo è Fabio, il 1° robot assunto come commesso in un supermercato scozzese. Un’assunzione a chiamata, come vanno di moda adesso. A tempo determinato, per tastarne il rendimento. Di quelle che chiedono tanto ma offrono poco in cambio, come sanno bene i giovani di oggigiorno. In Italia e non solo.

Un esperimento di due settimane condotto sotto la supervisione di alcuni ricercatori dell’Università di Edimburgo, esperti in robotica. Le mansioni, un gioco da ragazzi, per un giovane in carne e ossa, per Fabio si sono rivelate non altrettanto facili. Programmato per interagire coi clienti, fornendo loro indicazioni sull’ubicazione dei prodotti, il “lavoratore” in prova è apparso piuttosto goffo e confusionario, non all’altezza del compito.

Un quoziente intellettivo alla Forrest Gump ma con un percorso di vita esattamente opposto: leggero come piuma ma tutto in salita per l’americano, decisamente fallimentare per lo scozzese. La sua prestazione lavorativa fin da subito è apparsa piuttosto scarsa, poche e inadeguate le informazioni fornite alla clientela più infastidita che gratificata dalla sua presenza. I gestori del market per tutta risposta gli affidano una nuova mansione, declassandolo ad un ruolo più semplice: invitare i clienti all’assaggio del cibo. Ma anche qui l’interazione con i visitatori si è rivelata fallimentare, più lenta e meno convincente di quella praticata dai “colleghi” umani. In taluni casi, addirittura, Fabio avrebbe spaventato, con la sua presenza gran parte degli acquirenti, mentre da altri è stato percepito solo come un intrattenimento da riprendere con lo smartphone e condividere in rete.

Ai proprietari del market non è rimasta altra scelta che porre fine all’esperimento. Una conclusione che, nella vita reale, equivale ad un licenziamento per giusta causa. Inappellabile anche davanti al giudice. Per i clienti una liberazione, non così per i “colleghi” che si erano affezionati a quella goffa presenza.

Cosa non ha funzionato? E’ quanto cercano di appurare i “padri” di Fabio, intenzionati più che mai a ri-programmare la loro creatura in vista di un prossimo impiego del robot tuttofare.

Non sarà facile. L’interazione è altro rispetto allo svolgimento di una mansione. Quella è tecnica è può essere programmata e forse svolta anche meglio di come potrebbe fare una persona in carne e ossa. L’altra è cuore, sentimento, empatia. E’ un guardarsi negli occhi e comprendersi senza parlare. E’ capire bisogni e anticipare risposte. E’ calore che viene da dentro, dal sangue che scorre nelle vene, che trovi in un gesto, in una parola, in un abbraccio. E’ un qualcosa che non si può programmare né imporre. E’ come il coraggio, uno se non ce l’ha, diceva il Manzoni, mica se lo può dare. Lo sanno bene gli umani che ancora faticano, e non poco, a comprendersi e interagire tra loro.
No, non è ancora il tempo di Fabio. I lavori a chiamata? Tranquilli, continueranno ad essere appannaggio degli umani ancora a lungo