FERROVIE PRIVATE CON SOLDI PUBBLICI, QUELLE LOCALI, CON SOLDI NOSTRI E A PERDERE

DI PINO APRILE

Quanto costano 23 centimetri di binario? Qualche decina di euro? Centinaia? Migliaia di euro? Sai, con i binari, in Italia non si sa mai: ancora dobbiamo capire come cavolo è che le linee dell’alta velocità costino, da noi, anche una dozzina di volte in più, a chilometro, rispetto a quanto si spenda in Francia, Spagna, Stati Uniti. E non dite: “Lì non rubano”. Rubano, rubano: più di qualcuno è stato preso con il sorcio in bocca ed è finito in galera. Il nostro Paese è immensamente più corrotto, il più corrotto d’Occidente, ma le differenze stupiscono lo stesso, pur considerando che abbiamo la classe politica più costosa d’Europa e, nonostante questo, più ladra.

Ciò detto, 23 centimetri di binario, pur con aggiunta di mazzette, tangenti e democratiche altre sottrazioni, quanto possono costare? Butto lì una cifra: meno di 200mila euro. Di sicuro ci siamo. Perché proprio 200mila? Perché quella, all’incirca, la cifra contestata al presidente (poi costretto a dimettersi dopo essere finito sotto inchiesta) delle Trenord (società quotata in Borsa che gestisce linee lombarde), Norberto Achille: con le carte di credito aziendali ha fatto spese personali e per i suoi cari, secondo i magistrati: 30mila euro in arredi ed elettronica, 8mila per abbonamenti tv, internet, 14mila per capi di abbiglimento, 17mila per alberghi, addirittura 3.700 per scommesse, e nientemeno che 124mila di multe prese dai figli, con l’auto di servizio del padre.
Quanti 23 centimetri di binario si sarebbero potuti far nuovi, controllare, sostituire?
Il treno dei pendolari che a Pioltello, vicino Milano, ha fatto tre morti e una cinquantina scarsa di feriti, è deragliato per 23 centimetri di binario rotti. Sovrapponete le vittime, le loro biografie e quelle dei feriti, alle storie dei 27 passeggeri che persero la vita nello scontro fra due convogli, un anno e mezzo fa, in Puglia. Stessa gente, lavoratori, il treno per risparmiare, il tempo passato nel pendolare fra casa e lavoro…

Li conoscete i treni dei pendolari? Alcuni, per fortuna, sono nuovi, comodi, moderni; la norma italiana è che il viaggiatore meno ricco è, peggio va trattato. Il che sembra normale in una economia iperliberista, con ferrovie gestite da privati, fatte con i loro soldi. Ma da noi, salvo alcune società ferroviarie locali, i treni li paghiamo con i soldi delle tasse. E, per questo, sarebbe stabilito (sarebbe, mica ci avevate creduto…?) che in cambio dei nostri soldi, lo Stato dovrebbe garantirci ferrovie dello stesso livello, ovunque. Se si può di lusso, di lusso per tutti; se così-così, così-così ovunque; se da schifo, perché i soldi sono pochi, da schifo per tutti ovunque.

Invece, da noi si sono inventati una truffaldina forma di socialismo all’incontrario in salsa iperliberista: il socialismo vale per lorsignori che, con i soldi nostri si permettono ogni lusso e sfizio e l’iperliberismo vale per i morti di fame. Come riescono a fare questo? Semplice: i soldi per le Ferrovie (ripeto, a parte alcune società locali private) sono pubblici, al 100 per cento; la gestione è privata: Società per (mal)azioni. Così, con la scusa di “dover fare utili“, hanno creato un circuito per la casta (treni ad alta velocità, per le destinazioni più frequentate dalla casta) e uno per i morti di fame, su cui puoi morire per 23 centimetri di binario.

La casta di politici, una ristretta cupola di grandi “investitori grantiti” (con i soldi nostri), e un nutrito club di “manager” espressione di quella casta e di quella cupola, gestiscono, così, vagonate di miliardi pubblici, come se fossero loro e non dovessero renderne conto (a chi, a quei morti di fame? Per carità!).
Così, per dire, si investono (parola grossa; ma quella vera, con l’aria che tira, meglio non dirla) 1800 milioni di euro per produrre un Freccia 1000 che farebbe risparmiare (sulla carta, di fatto non ancora) ben 15-minuti-15 sulla linea Milano-Roma, che è già la più veloce d’Italia. Meglio queste grandi opere del piffero che tante opere minori e necessarie che renderebbero meno disagevole e più sicura la vita alla stragrande maggioranza della popolazione italiana: quant’è la tangente di poco? Sì, poco qua, poco là, poco più oltre fa, fa; ma vuoi mettere un tangentone in un colpo solo? A allora vai di Tav, di Mose, di Expo. E i pendolari non rompano i coglioni. Ma così, ogni tanto, ne muoiono un po’? E vabbe’, ce ne stanno quanti ne vuoi.

Quanto costano 23 centimetri di binario? Quanti 23 centimetri si sarebbero fatti con i 1800 miliardi del Freccia Mille (…gli accidenti che vi piglino), se le Ferrovie fossero davvero ancora pubbliche e non strumento di appropriazione a scopi privati di denaro pubblico?
Sondaggio: la società Trenitalia delle Ferrovie 100 per 100 denaro pubblico ma società per azioni, chiede a lorsignori delle Frecce de li mejo viaggiatori loro, se la marca di cioccolatino a bordo è gradita. Ove ne desiderassero un’altra, magari un po’ più costosa, Trenitalia verrà incontro alle aspettative dei suoi ospiti. Tanto, la differenza di prezzo ogni 500-1000 cioccolatini che sarà mai? L’equivalente di 23 centimetri di binario, tre morti e una cinquntina di feriti?
Allora, che marca il cioccolatino?