A GENOVA PER GIULIO REGENI

DI LIA DE FEO

P.S. A manifestazione finita, aggiungo il mio disgusto per l’Associazione Dottorandi di Genova:
Io non ci sono andata volentieri a questa fiaccolata: non sono mai più tornata in Egitto dopo il caso Regeni, e l’Egitto lo avevo avuto (e lo ho ancora) nel cuore, nella vita e nella testa per i ventun anni precedenti. Non ho voglia di aggiungere altro, su questo.
Comunque, certe cose vanno fatte e si fanno, quindi sono andata. C’era molta più gente di quanta mi aspettassi, e avrei dovuto capirlo quando mi ha proposto di andarci un’amica che, generalmente, non associo alle manifestazioni. Il caso Regeni è una spina nella sensibilità delle persone perbene, a prescindere dalle appartenenze e dai percorsi di vita, ed esprime un bisogno di pulizia nostra, come Stato, che forse è una delle ultime cose “politiche” rimaste in questo paese capace di trovarci d’accordo al di là delle storie personali e di quanto siamo abituati o meno ad andare a manifestazioni.
C’era molta più gente di quanto pensassi, dicevo, e arrivati in piazza De Ferrari c’è stato il minuto di silenzio che coincideva con l’ora esatta in cui Giulio Regeni ha mandato il suo ultimo SMS. Poi è intervenuto il responsabile di Amnesty per la Liguria, con un discorso breve e duro, in cui non ha esitato a dire le cose come stanno: “Regeni è stato assassinato dalle forze governative egiziane, In Egitto sparisce una media di tre persone al giorno.”
Infine ha parlato il portavoce della #ADI, Associazione dottorandi e dottori di ricerca italiani, che forse era la persona che volevamo sentire più di tutte, specialmente se consideriamo il rigurgito del menare il can per l’aia sulla tutor di Regeni in Inghilterra. Benissimo: questo individuo ha parlato per circa tre minuti, non ha detto nulla – due parole vuote, non una virgola in più – e ha concluso vantandosi del fatto che l’Italia era uno Stato di diritto, altro che l’Egitto, e che per questo ci ringraziava di essere lì.
Per chi segue la vicenda, un intervento sconcertante.
Poi la gente ha cominciato a disperdersi e io, sbalordita per la pochezza del discorso, mi sono avvicinata al loro gruppetto.
La scena è stata la seguente: io, mentre la TV intervistava il loro portavoce, mi dirigo al tizio accanto che regge lo striscione dell’associazione e gli dico: “Be’, mi aspettavo un intervento più deciso, specie dopo lo spostamento dell’attenzione mediatica in Inghilterra…”
Lui: “Eh, ma mica sappiamo come sono andate le cose, noi vogliamo la verità…”
Io: “La verità la sappiamo perfettamente, e di sicuro la sa chi ha condiviso l’Egitto di Regeni, chi conosce il territorio e l’ambiente. Perché non dichiararla?”
Lui: “Vedremo, vedremo, noi cerchiamo la verità, certezze non ce ne sono.”

Bene. Ognuno è libero di depistare come crede, o di lasciarsi depistare, o di intorbidire le acque che vuole.
Ma che questa gente si sia permessa di essere IN PRIMA LINEA nella manifestazione per Regeni e, allo stesso tempo, di seminare dubbi e di fatto spalleggiare l’insabbiamento di qualsiasi verità e giustizia per Giulio mi sbalordisce.
Io non so come siano messi a livello nazionale quelli dell’ADI. Non voglio pensare che siano messi come quelli che ho visto stasera.
Ma sarebbe bello se si dissociassero dalla schifezza a cui ho assistito.
Mi vergogno per loro. #2annisenzagiulio #veritapergiulioregeni