LA STORIA DI IDA, GIUSEPPINA E PIERANGELA, MORTE SUL TERZO VAGONE DEL TRENO DERAGLIATO A PIOLTELLO

DI PATRIZIA ING. LASSANDRO

LA STORIA DI IDA, GIUSEPPINA E PIERANGELA, MORTE SUL TERZO VAGONE DEL TRENO DERAGLIATO A PIOLTELLO

“Mamma aiuto, il treno sta deragliando…” è l’ultima disperata richiesta di aiuto di Giuseppina Pirri, 39 anni, una delle tre vittime, insieme a Pierangela Tadini di 51 anni e Ida Ida Maddalena Milanesi di 61

Giuseppina Pirri, di Cernusco sul Naviglio, Diplomata in ragioneria, prendeva quel treno per andare al lavoro in una società di recupero crediti a Sesto San Giovanni. Era al telefono con la mamma, quando all’improvviso, alle ore 6.57, il discorso è stato interrotto da un urlo straziante “Mamma aiuto, il treno sta deragliando…”. Il papà Pietro, racconta di essere stato chiamato dalla moglie stravolta e angosciata, che le ha detto di scappare dalla figlia, perché qualcosa di terribile era successo. Arrivato sul luogo del disastro, ha vissuto il peggiore incubo che mai si possa pensare di vivere, vedere la propria figlia incastrata dentro al treno distrutto, morta. Giuseppina, ricorda la famiglia, “si lamentava sempre perché i treni erano spesso rotti e sempre pieni”, quasi un presagio di ciò che le sarebbe accaduto.
Pierangela Tadini, 51enne originaria di Caravaggio ma residente a Vanzago (Milano), non viaggiava sola ma in compagnia della figlia Lucrezia di 18 anni, che si è miracolosamente salvata. “Lucrezia ha preso una botta forte, è in ospedale, cercate di capire” ha raccontato una parente ai giornalisti che, a Vanzago, le chiedevano informazioni sulla donna. La 18enne è stata prontamente soccorsa e trasportata in ospedale.
Ida Maddalena Milanesi, 62 anni, anche lei di Caravaggio, era un medico, specializzata in radiologia, neurologia e neurologia oncologica, dirigente dello staff di radioterapia dell’istituto Neurologico Besta di Milano, stava andando in ospedale. “Ida era amatissima, una delle figure più rappresentative del reparto. Per tutti noi era un esempio di dedizione al suo lavoro ai suoi malati, perché più di chiunque altro si prendeva a cuore ogni singolo caso come se riguardasse un suo parente” riferisce all’AdnKronos Salute Francesco Di Meco, direttore del Dipartimento di neurochirurgia al quale fa capo l’Unità operativa complessa di radioterapia. “Ida era qui da moltissimi anni e non è facile condensare tanti ricordi in poche parole. In questo momento viviamo una condizione di choc che investe tutto l’Irccs e tutti i medici, gli infermieri, il personale di radioterapia e radiologia. Ma soprattutto i malati”, il suo cellulare brulica di “messaggi di pazienti che ne ricordano una bontà d’animo veramente rara. Ida per i malati si annullava, dava il suo numero di cellulare a tutti. Assisteva in particolare pazienti oncologici, casi anche pesanti, impegnativi, e questa immensa dedizione le faceva ancora più onore”. La neurologa “era mamma di una ragazza che si sta laureando in Medicina e proprio ieri, mi aveva confidato quanto le avrebbe fatto piacere che la figlia potesse fare un’esperienza qui e io le avevo assicurato che non ci sarebbero stati problemi. È come se me l’abbia affidata” e oggi, nell’ora del dolore, anche per una mente scientifica è difficile non pensare a “una sorta di presentimento. Come se sentisse di dover pensare al suo futuro”.
Storie di vite spezzate, nel viaggio che le separa dalla sede di lavoro, per qualche centimetro di rotaia deteriorata.