TORINO PORTA NUOVA, UN MIGRANTE PER VENTIMIGLIA E UN RAGAZZO ITALIANO

DI MARCO GIACOSA

Nell’atrio di Porta Nuova, alle nove e mezza di sera, molti aspettano, in piedi davanti ai pannelli giganti, che appaia il binario dove arrivano i treni. Uno è un ragazzo sui trent’anni, la barba rossiccia come fosse islandese, ma è italiano: così si rivela quando parla, perché un ragazzo di colore, una persona che oggi chiamiamo migrante, gli ha chiesto dove parte il treno per Ventimiglia. Sul tabellone c’è sì un treno con la scritta Ventimiglia, ma in arrivo alle 21.35 – questo risponde il ragazzo. Il migrante specifica: lui a Ventimiglia ci deve andare. L’italiano dubita che quel treno riparta per Ventimiglia, non è indicato, suggerisce di chiedere a un controllore. Il migrante lo guarda smarrito – sono occhi impauriti, l’ansia, l’angoscia di non essere compresi, di non sapersi spiegare – allora l’altro dice: «Ho capito, vieni con me». Dal controllore ci vanno assieme, il ragazzo rossiccio fa da interprete. Il migrante ringrazia. Il ragazzo si sposta al binario 13, dove sta arrivando un treno Italo che si è fatto l’Italia, a metà del binario cerca l’approdo esatto della carrozza giusta, corricchia per essere il primo alla porta, scende sua mamma, il ragazzo se la sbaciucchia tutta, le prende il trolley, ancora le cinge una spalla e la abbraccia, minuti dopo, giù per le scale mobili verso la metro.
[Il mio Buongiorno Torino su La Stampa, cronaca To, di oggi]

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