VOTARE O NON VOTARE?

DI SANDRO RUOTOLO

Avverto un grande disorientamento tra i miei vecchi e nuovi punti riferimento. A quaranta giorni dal voto del 4 marzo. Che fare? La campagna elettorale è partita nel peggiore dei modi. Tutti, ma proprio tutti, a promettere l’abolizione a destra e manca delle misure antipopolari per eccellenza, come di prassi, pur sapendo di non poter mantenere gli impegni assunti con gli elettori dopo il voto. Siamo nella fase della composizione delle liste e neanche il nuovo che avanza ne esce bene. Tutti sperano di consolidare le intenzioni di voto, alcuni si considerano già vincitori ma sanno di non essere neanche vicini alla soglia del 40 per cento necessaria per garantirsi la maggioranza. Un sistema elettorale proporzionale, un bel pasticciaccio. Che fare, dunque? In questo momento sarei propenso a non votare ma siccome sono quaranta e passa anni che ci vado alla fine farò il mio dovere. Senza entusiasmo. E sono ancora incerto su chi votare. Non è un mistero che quando il presidente del Senato, Piero Grasso, si è detto disponibile a guidare la lista di Liberi e uguali ho tirato un sospiro di sollievo. Ho visto con simpatia il nascere di questo schieramento. Ma c’è sempre un ma e in questo momento i dubbi aumentano perché sta sempre di più diventando la somma di tre formazioni politiche che deve garantire la rielezione almeno di una parte (i sondaggisti prevedono per Leu un risultato a una cifra) dei loro gruppi dirigenti.

E noi che non abbiamo mai fatto parte di queste formazioni? Noi “elettori attivi”, impegnati in associazioni e movimenti della società civile? Certo, il nome di Bartolo, il medico di Lampedusa sarebbe stato un bel nome (perché ha rinunciato?) come quello di Anna Falcone, due mosche, anzi moscerini in un mare di vecchi e giovani parlamentari uscenti, anche loro responsabili, in altre epoche, del suicidio della sinistra nel nostro Paese. Portavoce che “devono entrare” in parlamento, ex sindacalisti, leader che sono stati coautori della disfatta attuale della sinistra italiana. Nessuno di costoro ci sta motivando, nessuno ci parla di sogni e di valori, di proposte e di obiettivi, di alternativa, nessuno ci indica la strada per battere gli indifferenti. E i militanti di queste formazioni sparsi sui territori si sentono espropriati. Si a Stumpo no a Bassolino, e che fine fanno gli Orlandiani e i fan di Emiliano?

Ma vi pare accettabile una tale discussione? E la lotta alla corruzione e alle mafie? E il diritto alla salute? All’Ambiente? E come contrastare la fuga dei cervelli, la disoccupazione giovanile? E il Mezzogiorno? E lo strozzamento dei bilanci dei Comuni? Il Welfare? Insomma, i pesci in faccia tra i vecchi Scalfari e De Benedetti e la temuta vittoria dell’ossidato Berlusconi e del razzista Salvini fotografano bene la situazione. Che fare? Alle stelle preferirei il sol dell’avvenir. Chest’e’.