EREDITA’ GUCCI : VITALIZIO MILIONARIO ALLA REGGIANI, LA MADRE DI LEI SI OPPONE

DI ANNA LISA MINUTILLO

La vicenda è intricata e per comprenderla bisogna fare un salto indietro nel tempo, Il 27 marzo del 1995 l’erede di uno dei più famosi marchi di moda al mondo fu ucciso in centro a Milano; l’ex moglie fu poi condannata come mandante della sua uccisione. Al centro del dibattere vi è la questione eredità, somma ingente, particolare da non tralasciare , che sta scatenando una vera e propria “guerra” tra le donne di questa famiglia, di cui la protagonista è Patrizia Reggiani, per la quale sua madre chiede un amministratore di sostegno. Silvana Barbero convive infatti con la figlia Patrizia nella stessa casa dove ha avuto luogo la visita dall’ufficiale giudiziario. Ha novanta anni la madre di Patrizia e si è rivolta al tribunale civile di Milano richiedendo una forma di controllo della figlia sotto la forma dell’amministrazione di sostegno, per quando Patrizia sarà sola e si ritroverà per due volte ereditiera. Secondo la Barbero la figlia sarebbe “manipolabile”. La condanna della Reggiani risale al 1995: a San Vittore ha trascorso 17 anni di detenzione, ma ora è una donna libera che potrebbe incassare un milione di euro all’anno più 24 di arretrati ed anche, in prospettiva, la quota legittima dell’eredità di sua madre. La Barbero si oppone ritenendo che la Reggiani, operata nel 1992 per un tumore al cervello, potrebbe dissipare quell’enorme patrimonio. Parla di amiche poco affidabili e di conoscenze pericolose, anche se Daniele Pizzi, il difensore della vedova Gucci, sottolinea che “in due mesi di investigazioni non è emerso nulla” di quanto temuto dalla madre della sua assistita. Infatti oltre all’ l’eredità di mamma Silvana vi è il vitalizio a favore di Patrizia che Gucci le aveva riconosciuto meno di due anni prima di essere assassinato. Patrizia Reggiani ne ha diritto, questo ha stabilito la Corte d’appello di Milano, nonostante sia stata ritenuta colpevole del suo omicidio. Nell’attesa della sentenza definitiva da parte della Cassazione, le due figlie della coppia hanno impugnato l’accordo davanti alle autorità svizzere. Oltre all’opporsi della madre della Reggiani vi sono quindi anche le figlie a prendere posizione schierandosi contro essa ed impegnate a darle battaglia per questa eredità milionaria che va oltre l’aver architettato l’omicidio dello stesso Gucci. Una famiglia che discute, tre donne che si scontrano, Silvana Barbero teme che la figlia Patrizia possa essere vittima di “cattive compagnie” che le farebbero dilapidare la sua fortuna in breve tempo e le figlie Allegra e Alessandra Gucci hanno scelto di rivolgersi all’Organo di Conciliazione di Sankt Mortiz, per chiedere l’annullamento dell’accordo che i genitori, divorziati nel 1985, firmarono il 24 dicembre 1993 nella cittadina turistica dell’Engadina. In questo accordo, Gucci si impegnava a corrispondere alla ex moglie 1,1 milioni di franchi svizzeri l’anno, vita natural durante. Il 14 settembre 2016 la quarta sezione civile della Corte d’appello di Milano ha riconosciuto il diritto di Patrizia di ricevere i soldi dagli eredi di Maurizio (ossia le due figlie Allegra e Alessandra), nonostante la condanna: un assegno di un milione l’anno e 24 milioni di euro di arretrati. A dispetto dei tanti soldi che rappresentano poi il motivo del contendere all’interno di queste dinamiche familiari, la Reggiani è oggi nullatenente, stando a ciò che attesta il suo avvocato. “Viene chiesta una misura in previsione di un’eredità che al momento non esiste, di un patrimonio di cui non si conoscono né la tipologia né l’entità”. Figure femminili complicate e relazioni poco stabili che intercorrono tra esse, donne che si combattono a suon di cause, per le quali le motivazioni non appaiono chiare, amore di verità oppure amore per il denaro e tanto denaro? Ad avere il ruolo di “promotrice” della causa è Paola Franchi, compagna di Maurizio Gucci, che richiedeva alle figlie dell’imprenditore ucciso quel risarcimento che, come parte civile al processo, le sarebbe dovuto giungere da Patrizia Reggiani. Le due ragazze però, negli anni di detenzione della madre, iniziata nel 1997, si erano sempre rifiutate di versare alla Franchi i milioni del vitalizio. Dalla Cassazione e dalla giustizia elvetica giungeranno le nuove puntate di questa guerra per l’eredità Gucci. Intanto Patrizia Reggiani resta in attesa dei prossimi round giudiziari e torna a condurre la sua routine, si sveglia tardi la mattina, fa colazione, si concede un giro nel quadrilatero della moda e nel pomeriggio spesso si reca al cinema. Una donna che non si concede più vita mondana anche se stando a quanto dichiara ne sente la mancanza. Ma facciamo un salto indietro nel tempo e giungiamo a quel 27 marzo del ’95, siamo nell’atrio degli uffici della società Vierse in Via Palestro a Milano. Arriva il dottor Gucci, è elegantissimo come sempre. Sale sette gradini fino alla porta a vetri, dietro di lui entra un uomo, altrettanto elegante, abbronzato, indossa un giaccone di cammello. Sembrava un altro dottor Gucci, apre la giacca da cui spunta solo il silenziatore di una pistola. Vengono esplosi quattro colpi, di cui solo l’ultimo uccide Maurizio Gucci. Poi l’ uomo si gira e vede Giuseppe Onorato, il portinaio dello stabile, sgrana gli occhi, come se non se l’aspettasse, una presenza scomoda quella del portiere, che potrebbe rovinare tutto, così spara anche a lui. L’uomo alza un braccio istintivamente per proteggersi e sente qualcosa che lo raggiunge. A tutto questo seguono attimi di terrore a cui dopo essersi seduto sui gradini l’uomo attonito non può che pensare che lo stesso destino sarebbe potuto toccare anche a lui. Termina così la vita di Maurizio Gucci, nipote di Guccio Gucci ed erede di uno dei brand più famosi in fatto di moda. Maurizio Gucci era nato a Firenze il 26 settembre 1948, si sposò con Patrizia Reggiani nel 1973, da cui ebbe due figlie e da cui divorziò dopo 12 anni di matrimonio. Del suo omicidio venne accusata l’ex moglie Patrizia Reggiani, considerata mandante e condannata in seguito a 17 anni di carcere insieme agli esecutori materiali, oltre che a Pina Auriemma, considerata “maga”. All’epoca della tragedia, Maurizio Gucci aveva già ceduto le sue quote ad una società finanziaria anglo-araba, la Investcorp, ed aveva dato vita alla Vierse, la nuova azienda. Inizia così il lavoro degli inquirenti che scandagliarono tra varie ipotesi fra cui anche quella che li avrebbe condotti in direzione del cugino Paolo Gucci, con cui l’imprenditore aveva tensioni da diversi anni. Questa pista venne però scartata, gli investigatori si concentrarono su Patrizia Reggiani, che venne incastrata dopo due anni di ricerche. A dare l’imbeccata utile per proseguire le indagini nella giusta direzione fu Ivano Savioni, un portiere d’albergo che si era vantato di essere collegato con l’omicidio. Ivano Savioni aveva molti legami con una donna che lavorava come “maga”, Pina Auriemma, e che era amica e confidente dell’ex moglie di Gucci. Grazie alle intercettazioni telefoniche emersero i dettagli dell’omicidio e della sua pianificazione: secondo questa ricostruzione, la mandante era Patrizia Reggiani, consigliata da Pina Auriemma, mentre l’esecutore era Benedetto Ceraulo. Il 30 gennaio 1997 vennero arrestati insieme a Ivano Savioni e Orazio Cicala, accusato di guidare la Renault Clio usata per giungere sul luogo del delitto. Il processo iniziò l’11 maggio 1998, dopo 16 mesi di carcere per gli imputati: il 20 ottobre 1998 il pubblico ministero chiese l’ergastolo per tutte e cinque le persone coinvolte. Il 3 novembre i giudici decisero per una pena di 29 anni di carcere per Reggiani, mentre diedero l’ergastolo a Ceraulo e Cicala. Nel 2013, la Reggiani ottiene il rilascio, ed inizia il suo lavoro presso Bozart, una casa di moda nota nel milanese. La donna ha sempre dichiarato di essere stata ricattata da tutte le altre persone chiamate in causa e ad un anno dall’ accaduto sottolineò come avesse amato alla follia Maurizio Gucci, non tralasciando però di aggiungere che in quel particolare periodo era convinta che un essere come lui non fosse degno di vivere, rifiutandosi di aggiungere il perché, e forse dimenticando che non spetta ad altri esseri umani decidere per la vita altrui.

Una personalità fragile quella di Patrizia Reggiani, oppure solo una donna alla ricerca di una vendetta personale, qualcosa che è scattata nella sua mente mostrandole una visione distorta della realtà? Incapacità di amare o non accettazione del fatto che il suo ex marito stesse soltanto cercando di ricostruirsi un’esistenza dando una svolta alla sua vita privata e lavorativa? Il desiderio di indipendenza e l’incapacità di doverla poi gestire? Oppure solo un “diabolico” piano per appropriarsi di denaro che senza il minimo sforzo le avrebbe assicurato una vita da benestante ? L’incapacità di valutare il costo e le ripercussioni che tutto ciò avrebbe avuto non solo sulla sua figura ma anche e soprattutto su quella della vita delle due figlie, che molto giovani si sono ritrovate a dover crescere senza la presenza del padre, private di dialogo e di interazioni personali con lo stesso, private dell’affetto e del conforto che la figura del padre avrebbe potuto dare loro. Cosa resta dopo tutto questo? Ancora voglia di riscatto, acredine, cause e lotte per possedere qualcosa che ha a che fare con tutto tranne che con la morte comunque provocata di un marito e padre che magari come tutti possedeva limiti e difetti ed al quale è stata negata la possibilità di migliorare migliorandosi. Ancora oggi questa vicenda porta con sé qualcosa di inspiegabile, qualcosa che non è accaduta ai margini della società ma in un contesto sociale ed economico dove nulla mancava per essere considerato perfetto o dove forse mancava tutto per garantire lo svolgersi della vita in modo armonico e realista.

Fanno riflettere le dichiarazioni della Reggiani risalenti al Novembre del 2014 : “Credo di aver imparato ben poco in carcere, dove avevo senz’altro meno problemi che nel mondo esterno e mi sentivo in un certo senso protetta. In compenso ho insegnato parecchio, ho portato là dentro il mio mondo, non mi sono fatta sopraffare da quello che ci ho trovato. E adesso neanche mia madre, nonostante la sua tempra da 88enne d’acciaio, mi sgrida più: non osa”. Forse la vita di questa donna trascina con sé conflitti interiori i mai risolti, forse dietro a tanta pienezza di sé alberga invece una voce mai ascoltata come avrebbe dovuto, forse questa donna non si sentiva all’altezza dell’uomo che aveva sposato o forse lo stesso Gucci non si sentiva di scendere alla “bassezza” della sua consorte. Una vedova che potrebbe apprestarsi a diventare ricca insomma, intanto che sulla “Milano bene” l’eco di questa vicenda non si è ancora spento e torna a far parlare ogni volta che queste menti forse poco “lucide” attraverso le loro azioni la fanno tornare alla ribalta. Una morte che si sarebbe potuta evitare perché ha portato e porta con sé ancora dubbi da sedare e domande a cui forse solo il tempo potrà portare ad avere le giuste risposte, quelle che non hanno il “profumo” del denaro, ma l’ ” odore della verità”.