L’EQUIVOCO RENZI

DI FERNANDO CANCEDDA

“Notte tra urla e pianti in cui si è sfiorata la scissione: nasce il PdR di Renzi”. Questo, stamani, il titolo de La Stampa. In fondo non mi dispiace che l’equivoco di Matteo Renzi leader di sinistra, equivoco in cui non sono mai caduto fin dagli inizi della sua resistibile ascesa (cfr Dossier Renzi), si vada dissipando anche per i più moderati commentatori.  “Posti sicuri soltanto ai fedelissimi” (Repubblica). “Spazio ai fedelissimi (scommettendo sulle larghe intese”(Corsera). “Renzi impone i suoi nelle liste Pd” (Il Fatto Quotidiano). C’è chi soltanto oggi si arrende all’evidenza. In realtà l’obbiettivo principale dell’ex sindaco di Firenze, ex premier, segretario del Pd  è stato fin dagli inizi quello di rottamare la sinistra all’interno del suo partito.

Ci è riuscito sfruttando abilmente il consenso del ceto medio cattolico moderato, le simpatie dei “poteri forti” e di gran parte del sistema mediatico, ma soprattutto le primarie “aperte” imposte agli iscritti, che, al modico prezzo di due euro + un’autodichiarazione, permettevano anche ad elettori di centrodestra di facilitargli la scalata al potere. Poi, con l’aiuto di uno statuto verticistico e ultramaggioritario introdotto da Veltroni, ha gradualmente ma inesorabilmente operato una trasfusione di sangue a tutto il partito. E mentre scappavano, senza destare preoccupazione, iscritti ed elettori delusi da una politica ostile ai sindacati e molto apprezzata da Confindustria, Matteo cercava di compensare le perdite con i simpatizzanti di Alfano, di Verdini e di Berlusconi, sperando di sostituire questi ultimi nel consenso elettorale.  

L’esito del referendum sulla “deforma” costituzionale e una serie di sconfitte alle parziali amministrative ha fatto capire che non sarebbe andata così.  E che volendo rottamare la sinistra, Renzi avrebbe finito col rottamare l’intero Pd, magari illudendosi di sostituirlo, sull’esempio francese di Macron, con un partito personale. Lo ha fatto capire a tutti meno che alla minoranza interna che, con le eccezioni di Civati e Fassina e dei rispettivi sostenitori , ha resistito fino all’estremo nella speranza di indurre Renzi a modificare, almeno in parte, la linea del partito e la politica di governo. Di convincerlo insomma ad abbandonare un ostinato atteggiamento di irrisione e di chiusura nei loro confronti. La scissione di Articolo 1 MdP è arrivata. Purtroppo in ritardo per riuscire a recuperare, prima delle prossime elezioni politiche, la fiducia dei milioni di lavoratori che votavano un tempo a sinistra. Sappiamo che molti di loro continuano a riporre fiducia nelle promesse dei Cinque Stelle. Personalmente non credo che prima del 5 marzo sarà possibile cambiare idea per chi, come me, giudica incerto e inadeguato  il loro contributo dato in questi anni alle istituzioni.

“Liberi/e e Uguali” è, per il programma (che allego) e la serietà dei suoi candidati, la sola formazione che può offrire una speranza di riscatto a chi intende ancora lottare per un superamento delle gravi disuguaglianze cresciute con le politiche di questi anni.

www.nandocan.it/lequivoco-renzi/