MA NON AVEVAMO GIURATO MAI PIU’ AUSCHWITZ?

DI FRANCO BERARDI

 
Mai come oggi è importante il giorno della memoria.

Il 27 gennaio del 1945 le truppe sovietiche liberarono i sopravvissuti dello spaventoso luogo di sterminio nel quale avevano perso la vita un milione e centomila persone, tra cui un milione di ebrei.
Da quel giorno per settant’anni abbiamo detto “Mai più Auschwitz”.
Intendevamo mai più sterminio, mai più discriminazione razziale, ma più detenzione di massa su basi etniche. Invece oggi lungo tutta la costa del mediterraneo stiamo costruendo un gigantesco campo di concentramento e sterminio, stiamo creando le condizioni di un nuovo Olocausto, come ha detto, fra gli altri, Alex Zanotelli.
Quando la soluzione finale venne dichiarata politica ufficiale del Terzo Reich la popolazione tedesca continuò a occuparsi dei fatti suoi o a sostenere apertamente il regime di Hitler. Per anni gli ebrei i rom e i comunisti erano stati additati come i responsabili della miseria e dell’inflazione e soprattutto dell’umiliazione che i tedeschi avevano subito dopo la prima guerra mondiale.
Oggi sta succedendo esattamente la stessa cosa, anche se gli attori sono mutati. L’austerità finanziaria ha provocato l’umiliazione e l’impoverimento della popolazione europea. Da quel momento si è messa in moto una dinamica che segue passo dopo passo gli eventi che condussero alla soluzione finale.
Nel 1938 centomila ebrei tentarono di sbarcare sulle coste inglesi e americane, ma furono respinti con le stesse motivazioni con le quali oggi noi stiamo respingendo milioni di africani, arabi, afghani…
Il Ministro Minniti ha detto che il suo compito è semplicemente “gestire i flussi”. Forse non lo sa ma è esattamente la cosa che disse Adolf Eichmann ai giudici del Processo di Gerusalemme. Ci sarà un processo a Minniti? In quel caso, che auspico, il Ministro degli Interni italiano dovrà spiegare ai giudici perché ha impedito in tutti i modi di salvare vite umane nel mediterraneo, col risultato di affogare persone che avrebbero potuto essere salvate, perché ha consegnato centinaia di migliaia di africani ai torturatori libici, e perché si accinge a portare la guerra nel Niger per impedire a folle di donne e di uomini di fuggire le terre che il nostro sfruttamento ha reso inabitabili e la nostra guerra ha reso pericolose.
Per affrontare la migrazione in modo pacifico e che si sta svolgendo è un processo che richiederebbe prima di tutto il coraggio intellettuale di fare i conti con il passato del colonialismo, in secondo luogo la ragionevolezza di investire per l’accoglimento i fondi che vengono investiti per la sicurezza, col risultato di incrementare la paura e l’odio.
Quel coraggio intellettuale manca completamente al ceto politico più ignorante di tutti i tempi. E la ragionevolezza è scomparsa da quando la popolazione europea, inebetita dall’impotenza e dalla depressione, spinta da un ben comprensibile desiderio di vendetta brancola alla ricerca di capri espiatori da respingere o se necessario sterminare (purché in luoghi distanti dalla vista dei bambini, per esempio in mezzo al mare dopo aver allontanato i testimoni delle ONG).
E’ tardi per fermare questa marcia di zombie nella notte razzista?

“Possiamo aspettarci che gli orrori del Reich a venire eclisseranno gli orrori del Reich del passato. Certamente quando un giorno i nostri figli o nipoti, orgogliosi della loro perfetta co-meccanizzazione, guarderanno dalle altezze del loro impero dei mille anni verso il Reich di ieri, gli apparirà come un esperimento minore e provinciale.” (Gunther Anders, 1962).