ARRESTATI COL LORO LEADER, IN RUSSIA, I GIOVANI PRO NAVALNY

DI ALBERTO TAROZZI

Ieri faceva freddo a Mosca. Non proprio una novità, da quelle parti e di questi tempi. I media riportano le immagini di una manifestazione anti Putin con protagonisti  Navalny, amici e simpatizzanti.

“Diverse” migliaia secondo gli amici suoi. “Poche” migliaia per gli altri. Le cifre ufficiali, per Mosca, oscillano tra i 2 e i 5mila. Più qualche altro migliaio di persone, in giro per la Russia, dalla meno gelida San Pietroburgo alla polare  Vladivostok, passando per Chaborsky e Ufa, dove si sono registrati, anche lì, alcuni arresti.  Arresti soprattutto a Mosca, oltre 200, e imprigionato anche Navalny che rischia fino a 30 giorni di prigione.

Ma Navalny ha le idee chiare e sa come raggiungere con efficacia i suoi obiettivi. Visto che i suoi supporter non abbondano, ha stabilito una strategia dei piccoli passi.

  1. Chiedere dove (strade e piazze) la polizia di Putin ha vietato di manifestare;
  2. Dirigersi, coi propri adepti, proprio lì;
  3. Farsi inesorabilmente arrestare con qualcuno, meglio se parecchi, dei suoi, visto che la polizia da quelle parti persegue questa usanza con una certa tenacia:
  4. Riportare dunque, egli stesso, un arresto con condanna di qualche giorno, in base alla quale gli sia impedito di partecipare alle elezioni;
  5. Dopo avere così evitato che i suoi vengano “contati” in sede elettorale, dove è improbabile che possa riportare risultati lusinghieri, denunciare la censura subìta;
  6. FONDAMENTALE: Invitare per protesta all’astensione, per poter successivamente dichiarare che, in quanto astenuti, stanno dalla sua parte anche i vecchi moribondi e i non vaccinati in malattia.

Una sceneggiatura, da dare ormai per scontata, ma di cui va comunque tenuto conto, cui magari la polizia stessa fornisce un aiutino andando a interrompere in diretta una rete televisiva che sta dando la notizia degli arresti. Più interessante, secondo noi, vedere in positivo la composizione dei manifestanti e gli obiettivi delle manifestazioni che, nel loro piccolo, esprimono comunque una fetta di dissenso che va analizzata per quello che è.

Giovani soprattutto, infagottati in abiti che non permettono di definirne con precisione il ceto sociale. Lascia intendere Navalny, riferendosi alla loro giovane età che lui investe nel futuro, ignaro del fatto che il passare degli anni potrebbe annacquarne il piglio conflittuale.

Rivendicazioni che si articolano in due capitoli. Quelle relative al disagio economico, vale a dire nella rivendicazione di salari e pensioni che rendano possibile la sopravvivenza. Quelle contro la corruzione, che si materializzano nel grido di “Putin ladro” e nella contestazione del suo immarcescibile potere. Le seconde continuano a prevalere nettamente sulle prime, anche se non pare che slogan assimilabili al pentastellare “Onestà, onestà” ricevano in Russia le stesse condivisioni che da noi.

A manifestazione conclusa qualcuno, tra i fermati, aspetta i tempi della sua incarcerazione, altri se ne tornano a casa con la certezza di avere fatto qualcosa di importante. I media occidentali se ne accorgono e danno loro spazio, forse più che ad altri oppositori di Vladimir che magari avrebbero da dire qualcosa più.

A conclusione della giornata di lotta, il dubbio che, tutto sommato, anche a Putin non dispiaccia la visibilità di un’opposizione di sua maestà più apparente che sostanziale, passa per la testa di qualcuno e magari anche per i nostri pensieri. Ma lo dobbiamo riconoscere, in fondo al nostro cervello covano, irriducibili, i germi di una subdola dietrologia.

 

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