CAMPIONATO CON GARBO. TEMPO VAR-IABILE A NAPOLI, MENTRE IL MILAN ALZA IL GOMITO

Napoli e Juventus continuano a faticare, ma anche a vincere. Inter e Roma sono sempre più in crisi. Il Milan alza il gomito (di Cutrone) e batte la Lazio. Poi ci sarebbe da segnalare la giornata no del signor VAR, che ne combina di cotte e di crude, togliendo ad esempio un gol regolarissimo al Crotone.

Al netto di tutto bisogna anche sottolineare che la moviola in campo sta rendendo giustizia alla Juventus, accusata da sempre di godere di un certo “rispetto” da parte della classe arbitrale. Con l’avvento della VAR i bianconeri sono invece la squadra che ha avuto sicuramente meno vantaggi e nel saldo complessivo è forse addirittura in credito.

Non può lamentarsi il Napoli, che contro il Bologna vince una volta tanto alla maniera della Juve, cioè non giocando il solito calcio brillante, ma anzi raccogliendo forse più di quanto meriti. Nel conto vanno messi il clamoroso autogol di Mbaye dell’1 a 1 e il rigore che porta al 2 a 1, concesso per un tocco lieve di Masina sulla spalla di Callejon. Magari il Napoli avrebbe vinto ugualmente, ma questo episodio è sicuramente decisivo. Il solito Sarri, anziché ringraziare la buona sorte, si presenta in sala stampa con la solita barba di tre giorni (secondo il VAR potrebbero essere addirittura 4) per ribadire che la Juventus è più forte e ha un fatturato superiore al Napoli, notizia clamorosa e mai smentita. E soprattutto che la Vecchia Signora ha una forza comunicativa superiore. Bella scoperta: forse Sarri sarà più bravo di Allegri come tecnico, ma per come si presenta davanti ai microfoni l’allenatore livornese gli è davanti anni luce. Magari il Napoli potrebbe ingaggiare qualcuno che insegni a Sarri a comunicare meglio, a togliersi la tuta per infilarsi una giacca e una cravatta, a radersi almeno la domenica pomeriggio dopo la partita. L’abito, si dice, non fa il monaco, ma può aiutare a essere più presentabili in un’epoca in cui l’immagine è anche sostanza, oltre che forma.

La Juventus (ci piacerebbe sapere chi è il genio che ha disegnato quelle orrende magliette verdi col risultato di far apparire i giocatori 11 cetrioli) passa al Bentegodi contro il Chievo, giocando al piccolo trottto e senza cambi di ritmo. Allegri spiega – esattamente come il suo collega Sarri – che in questo momento la squadra è un po’ appesantita per via di un richiamo atletico in vista della ripresa della Champions League. Resta il fatto che per mettere in atto il vecchio adagio di Giampiero Boniperti secondo cui vincere non è importante, ma è l’unica cosa che conta, la Juve ha bisogno di trovarsi in 11 contro 9 per le espulsioni (sacrosante) di due giocatori di Maran.

La Lazio, meno brillante del solito per la verità, cade a San Siro contro il miglior Milan della stagione, mostrando le solite qualità in certi giocatori che valgono da soli il prezzo del biglietto, ma anche qualche distrazione di troppo. Al netto degli errori della squadra di Simone Inzaghi, l’errore più clamoroso avviene in occasione del gol del primo vantaggio rossonero: Cutrone si avventa su un calcio di punizione di Calhanoglu scaricando il pallone alle spalle di Strakosha. Sembra un bellissimo colpo di testa, nessun giocatore della Lazio protesta, il VAR non vede nulla di irregolare, ma dopo un’ora salta fuori un’immagine impietosa che dimostra come Cutrone abbia deviato il pallone in porta con un colpo di gomito che potrebbe costargli una squalifica con la prova tv per comportamento antisportivo. Lazio furibonda, ancora una volta vittima della moviola in campo: i biancocelesti sono di gran lunga la squadra più danneggiata dall’avvento del VAR. Che poi il presidente Lotito si senta vittima di un complotto è materia piuttosto scivolosa, dato che il suo desiderio di conquistare la Federcalcio sembra destinato a fallire.

Continua la crisi dell’Inter, che non vince da quasi due mesi, esattamente dal 3 dicembre quando inflisse un pesante 5 a 0 al Chievo. Paradossalmente nella giornata successiva, la sedicesima, i nerazzurri riuscirono a fermare la Juventus allo Stadium in quello che venne quasi unanimemente definito un esame di maturità. Invece quello 0 a 0 fu l’inizio della fine, perchè da allora in poi sono emersi tutti i limiti della squadra che Spalletti sembrava avere plasmato a propria immagine e somiglianza. Contro la Spal l’Inter ha incassato il pareggio all’ultimo minuto, ma non bisogna dimenticare che era passata in vantaggio con un acrobatico autogol di Vicari, che aveva mascherato la solitudine di Icardi, sempre più immalinconito come unico esponente di un reparto d’attacco in via di estinzione.

La Roma vive un momento analogo in cui non le riesce più niente, neppure realizzare un calcio di rigore che avrebbe potuto cambiare la partita. Per mezz’ora la Sampdoria strapazza di giallorossi, salvati soltanto da alcuni interventi decisivi di Alisson, ormai l’unico punto fermo della formazione di Di Francesco. In attesa di sapere entro mercoledì se Dzeko volerà a Londra dal Chelsea di Conte o se la società rimarrà col cerino in mano e un bilancio ancora da risanare, sarebbe interessante capire come il tecnico pensi di uscire da una situazione molto compromessa. Col presidente Pallotta lontano 6586 chilometri (tanta è la distanza che separa Roma da Boston), forse preoccupato che qualche altro intoppo burocratico gli impedisca di coronare il vero sognno per cui è sbarcato nella capitale, lo stadio di proprietà (sua, non della Roma) e magari propenso a mollare tutto cedendo i pezzi migliori, è evidente che l’aspetto tecnico è l’ultimo dei problemi.

In una situazione così confusa in cui non si capisce quale sia e soprattutto se esista un progetto, è chiaro che anche gli errori di Di Francesco (inspiegabili i suoi cambi con la Samp) contribuiscono ad allungare il lungo tunnel buio nel quale si è infilata la Roma.

Da segnalare il crollo casalingo della Fiorentina contro il Verona, che fa precipitare ai minimi storici il gradimento presso la tifoseria viola della famiglia Della Valle, la netta vittoria dell’Aatalanta sul campo del Sassuolo e il nulla di fatto nello spareggio salvezza tra Crotone e Cagliari. Per la verità i calabresi avrebbero segnato con Ceccherini il gol partita al novantesimo, ma Tagliavento, dopo aver consultato il VAR, lo annulla per un fuorigioco inesistente. E quello del fuorigioco sì/fuorigioco no è l’unico caso in cui il parere del VAR dovrebbe essere oggettivo. Cos’abbia visto Tagliavento non si sa. Speriamo lo sappia almeno lui.