MISTER IKEA PUO’ ESSERE CONSIDERATO UN EROE DEL NOSTRO TEMPO?

DI GIORGIO DELL’ARTI

Adesso che è morto, la questione è: può Ingvar Kamprad essere considerato un eroe del nostro tempo?

Chi diavolo è?
Quello che ha fondato Ikea.

I mobili che ti vendono in forma di assi e che poi ti devi montare a casa?
Già.

• E perché non dovrebbe essere considerato un eroe del nostro tempo?
Un tipo avarissimo. E da giovane era nazista. Non lo so.

Però Ikea mi pare una grande invenzione, una cosa molto importante.
Lo è. 175 negozi in 31 paesi, 190 mila dipendenti sparsi in tutto il mondo (6.500 in Italia). Volume d’affari di oltre 38 miliardi di euro, tendenzialmente in crescita, con utili nel 2016 di 4,2 miliardi. Il tutto basandosi su un’idea in fondo semplice… Kamprad, con qualche problema per via della dislessia, aveva cominciato a vendere cose fin da ragazzino. Girava con la bicicletta di casa in casa, nel paese natale di Älmhult, fabbricando fiammiferi e vendendoli ai vicini. Poi scoprì che a Stoccolma c’era un tizio che produceva zolfanelli a un prezzo ridicolo. Prese a rifornirsi da lui e a metter da parte i soldi. Qui si vede un primo segno di quello che accadrà poi: abbassò il prezzo dei fiammiferi, continuando a lucrare un profitto più alto. Intanto aveva esteso la sua attività: oltre ai fiammiferi, vendeva pesce, decorazioni per alberi di Natale, semenze da giardino e più tardi penne a sfera e matite. Arrivato a 17 anni, poiché a scuola era andato molto bene, il padre contadino gli regalò una bella somma per premio. Kamprad ci costruì uno stabilimento, e prese a trafficare, oltre che in fiammiferi, in penne, orologi, cornici, calze di nylon. Regola numero uno: la roba doveva costare poco. I mobili arrivarono nel 1950. E poiché non la smetteva di scervellarsi sul sistema per abbassare sempre di più prezzi, nel 1956 finalmente inventò la cosa per cui è famoso: vendere tavoli, sedie, cassettiere e quant’altro mediante semplici assi che poi il compratore si sarebbe montato da sé a casa. Prezzi ridicoli, in un’epoca – la metà degli anni Cinquanta – in cui il mondo era ancora povero. Successo enorme e rapida espansione mondiale. Nel 1977, per evitare il fisco svedese, se ne andò a vivere a Epalinges, un villaggio svizzero di settemila abitanti, circondato dalle foreste. Intanto aveva sposato Margaretha e generato tre figli (Peter, Jonas e Matthias che adesso hanno 44, 41 e 39 anni), ed era anche diventato uno degli uomini più ricchi del mondo, sempre presente nelle prime dieci posizioni delle classifiche di Forbes, da ultimo accreditato di un patrimonio personale di 53 miliardi di dollari (stima del provider tedesco T-Online). Nel 1994, però, vennero fuori certe lettere dell’attivista fascista Per Engdahl, appena morto, da cui si venne a sapere che dal 1942 al 1945 il signor Ikea era stato un giovane nazista, regolarmente iscritto alla formazione hitleriana del suo paese. Non solo iscritto, ma attivo: reclutava, parlava. Scandalo enorme in Svezia (la Svezia, in quegli stessi anni, i tedeschi li combatteva) e sua ammissione pubblica della colpa, con la scusa che all’epoca era un ragazzo e la cosa andava inscritta negli «errori di gioventù». Bah, in effetti aveva 19 anni, l’uomo è nato nel 1926. I maligni dissero subito che s’era precipitato a scusarsi per via di un deposito di legname che aveva in Israele. In ogni caso, se la cavò e ne usci senza danno. In seguito, rimasto vedovo, passò l’azienda ai figli e se ne tornò in Svezia, dicendo «le tasse non sono tutto». Andò a vivere in una villetta modesta sempre ad Älmhult, il villaggio in cui era stato ragazzo e versò regolarmente ogni anno 650 mila euro all’agenzia svedese delle entrate. Villetta modesta, vita modesta. Guidava una Volvo vecchia di quindici anni, si vestiva con roba di seconda mano. Quando andavano a intervistarlo (rare interviste e in genere di poche parole e mai sulla sua vita personale), diceva frasi come: «Ho sempre desiderato fare economie», «Che male c’è confrontare i prezzi sulle bancarelle e scegliere le cose più convenienti? O andare al mercato prima della chiusura, quando fanno gli sconti? Penso sia meglio passare per tirchi che buttare i soldi dalla finestra». Avarizia leggendaria: in un telefilm norvegese si finge che dei terroristi lo rapiscano e quando si tratta di incassare il riscatto impazziscono…

Che significa Ikea?
Acronimo di «Ingvar Kamprad Elmtaryd Agunnaryd». Le ultime due parole si riferiscono alla fattoria e al paese di 200 abitanti della Svezia meridionale dove aveva trascorso l’infanzia. Sì, alla fine è stato un grand’uomo, un eroe del nostro tempo. Di chi scrive sinfonie o grandi romanzi alla fine non ci domandiamo se fosse o no un mascalzone, e gli riconosciamo in ogni caso una grandezza. stessa cosa per Ingvar: per trasformare quattro assi con i buchi in altrettante pepite d’oro bisogna essere uomini fuori del comune.