POTERE AL POPOLO NASCE DALLA RABBIA DEL BRANCACCIO

DI CLAUDIA BALDINI

IO non so proprio come la neonata lista che voterò il 4 marzo proseguirà un cammino autonomo, sulle premesse di un programma di cui condivido gran parte delle indicazioni e soprattutto il metodo perseguito.
Potere al popolo, dal nome pretenzioso, perche’ spesso il popolo non sa gestire il potere, è partito come reazione rabbiosa al Brancaccio annullato per convenienza di bottega. Come tale è un insieme eterogeneo di aspirazioni e speranze che nascono da una ideologia comune di antiliberismo, e si sviluppano secondo le esperienze sociali di questi anni, dei suoi militanti più attivi.

C’è un salto di qualità politico che potere al popolo deve fare, secondo me, per rappresentare davvero la sinistra non oggi rappresentata in Italia. Il salto dovrebbe, a mio avviso, delineare un obiettivo unificante che sappia uscire dagli slogan e concretizzarsi in proposte volte, non solo al miglioramento diffuso della situazione economica per coloro che oggi subiscono i maggiori danni dell’ordo- liberismo, ma ristabilendo nuovi parametri che definiscano la qualità della vita.
Quindi il lavoro e lo studio sono enormi. Il Pil, ad esempio, è un parametro, quello che rappresenta un numero per la produzione, ma non dice nulla su come quel numero è formato. Nulla sullo sfruttamento delle persone, nulla sul rispetto dell’ambiente, nulla sui diritti e nulla sui limiti dei profitti. Perché necessariamente si dovrà anche porre limiti ai profitti, tramite una riforma fiscale progressiva.

Sottrarre al privato la gestione dei beni imprescindibili per tutti, implica un cammino inverso per tornare ad uno Stato-Welfare che ha motivazioni culturali rivoluzionarie. Sicuramente mediate e graduate nell’esecuzione, ma irrinunciabili. Certo, le anime di sinistra sono abituate a dei distinguo sulle ideologie, c’è sempre chi si riferisce a Marx, padre comune, a Lenin, altri a Stalin, altri a Fidel…io sono Gramsci a al midollo…
Ecco, poi sento poca conoscenza della nostra via al socialismo e al comunismo e strali giungono anche sul PCI di Berlinguer che, se solo fosse letto e studiato prima di giudicare, si saprebbe di che cosa si parla.
Però io vedo in questo partito nascente un sicuro insieme di persone volto a sinistra, con tanti elementi di Socialismo e di Comunismo a comporre un quadro di società antiliberista, con tappe intermedie di socialdemocrazia. Mentre non vedo più questi elementi vitali negli altri partiti che si dicono di Sinistra.

Sembra finalmente che questo partito capisca l’importanza di realizzare i contenuti rivoluzionari mediante la condivisione, la discussione, la partecipazione del popolo. L’esperienza delle sezioni è assolutamente da riprendere senza mollare. È il legame col territorio, con i cittadini lavoratori e non, con le donne, con il popolo.

Liberi e Uguali si muove in un contesto scontato capitalista, non lo mette in discussione, non prevede forme di Socialismo e il metodo sta sotto i nostri occhi. Tutto è calato dall’alto, la base serve ad approvare, su un collaudato sistema che parla di un leader e tutti seguono in modo più o meno acritico e partecipazione ininfluente il leader e il suo contorno.
Quindi né contenuti socialisti, né metodi democratici.
Basti pensare a che scempio ha fatto della sua storia Sinistra Italiana. Moves io lo ritengo un partito personalistico, legato a qualche personaggio che ho ben conosciuto, dalla verità in tasca, non pluralista e non unificante.
Siamo di fronte a un bivio : o si torna alla partecipazione capillare o ci attende un lungo periodo di lega e 5 stelle.
Liberi e Uguali, tutto è legittimo per carità, ma significa mdp, significa toppe e correzioni sul modello capitalista, come Bersani dice con sincerità.

Significa ripristinare il suo Pd. Non so se coloro che hanno aderito al partito di Grasso si immaginavano quello che hanno visto in questi giorni e non credo sia così consolatorio vedere quello che succede nel Pd.