“CARI RAGAZZI NOI ASSUMIAMO OPERAI”: LA LETTERA DI CONFINDUSTRIA AGLI STUDENTI DI CUNEO

DI CHIARA FARIGU

Cosa farò da grande? E’ la domanda delle domande per migliaia di studenti in procinto di iscriversi alla scuola secondaria di 2° grado. Una scelta non facile visto che da questa dipenderà gran parte della loro vita futura. Una lotta continua tra cuore e ragione: seguire le proprie inclinazioni o le esigenze del mercato del lavoro? Gli istituti scolastici si attrezzano con progetti di Orientamento Formativo (con attività intersciplinari atte ad indirizzare lo studente sulla conoscenza di sé e delle proprie inclinazioni) e di Orientamento Informativo teso a far riflettere lo stesso sulla vita che lo attende a breve e a lungo termine. In quest’ultimo rientrano a pieno titolo le informazioni sugli istituti superiori presenti nel territorio e Comuni limitrofi, suggerimenti e consigli sul quale indirizzare la scelta con un occhio attento agli sbocchi lavorativi futuri.

Il compito della scuola si esaurisce qui. Sarà poi l’alunno e ancor più la famiglia a optare per quella che ritiene più adatta alle sue inclinazioni ed esigenze. Non sempre risulterà essere la migliore. Spesso ci si perde per strada, ma questa è un’altra storia.

In tutto questo bailamme di “Open Day” messo in atto in questo periodo dagli istituti scolastici per informare, orientare e consigliare, a Cuneo scende in campo direttamente il presidente di Confindustria, Mauro Gola con un appello lanciato ai genitori dei giovanissimi studenti.Operai specializzati, tecnici specializzati nei servizi alle aziende, addetti agli impianti e ai macchinari: sono queste le persone che troveranno subito lavoro“, scrive nella lettera indirizzata ai genitori degli alunni in procinto di ultimare la terza media. “E’ dalla scelta della scuola superiore che dipenderà gran parte del futuro lavorativo di un giovane. Scelta che spesso viene fatta dando più importanza ad aspetti emotivi e ideali piuttosto che all’esame obiettivo della realtà. Realtà che è nostro dovere evidenziarvi”, ha concluso Gola nella missiva.

Immediate le reazioni su questa entrata a gamba tesa del presidente di Confindustria che si è sentito in dovere di chiarire il suo pensiero. “Mai detto che i ragazzi non debbano andare al liceo e poi all’università. Il punto è che Confindustria ha responsabilità sociali e morali, prima che economiche. La cosa più giusta, è far capire alle famiglie quali figure le nostre aziende hanno intenzione di assumere nei prossimi anni: operai e tecnici specializzati, addetti agli impianti e ai macchinari”.

Per la serie, noi ve l’avevamo detto… se poi i vostri figli dovessero restare al palo per aver seguito esclusivamente le ragioni del cuore.

Per avvalorare la sua tesi, Confindustria Cuneo ha stilato una serie di profili professionali di cui c’è carenza: ingegneri industriali, architetti, chimici e informatici ma il bisogno più grande rimangono loro, gli operai specializzati. Che nel settore industriale cuneese, vista la forte richiesta, potranno contare su tutele e garanzie, come contratti a tempo indeterminato e stipendi niente male.

Insomma, ragazzi, fate gli operai e il futuro a voi non riserverà sorprese, sembra promettere, mano sul cuore, il presidente Gora.
Un suggerimento dato alle famiglie affinché iscrivano i loro figli negli istituti professionali e diventino quel personale qualificato che faticano a trovare per mandare avanti le loro industrie e aziende. Raccoglierlo? Perché no se l’Università già non rientra nel piano studi da portare avanti. Perché no se non si è tagliati per gli studi umanistici. E perché no se si pensa che fare l’operaio specializzato sia il massimo che la vita possa offrire.

Ma una comunità non è solo industria. Per quanto essa possa essere preponderante in un vasto territorio come lo è il cuneese. Anche lì, come nel resto del Belpaese avranno sempre bisogno di formatori, insegnanti, medici, psicologi, infermieri, ricercatori, manager, agronomi, commercianti, contadini, artigiani. E tanto altro ancora. Per fortuna. Che fare allora? Ascoltare il proprio cuore senza disdegnare la ragione ricordando che è il lavoro che dà dignità all’uomo e che se si ha la fortuna di fare quello che si ama, allora sì, che si è padroni della propria vita.

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