ADDIO A VICINI, CT AZZURRO. LO RICORDIAMO CON UNA DELLE SUE ULTIME INTERVISTE

DI VANNI  ZAGNOLI 

Per ricordare Azeglio Vicini, scomparso ieri a 84 anni, riproponiamo l’intervista uscita durante gli Europei

Vanni Zagnoli

A 83 anni, l’ex ct Vicini si divide fra Brescia, dove lo rintracciamo al telefono, e Cesena. A Vicenza e in Lombardia ha presentato la biografia ”Azeglio Vicini, una vita in azzurro”, scritta dal figlio Gianluca. E’ seguito dalla moglie Ines Crosara, berica sposata 60 anni fa, quando giocò in biancorosso. “Parleremo del libro anche al mare – racconta -, in estate, a Cesenatico. Mi scusi per la voce, ho problemi alla gola e devo risparmiare fiato”.

Già, la raucedine nel tempo si è acuita e la concentrazione è scesa, rispetto alle notti magiche di Italia 90. E’ terminata la seconda giornata di tutti i gironi. Ma Vicini segue l’Europeo?

“Sì, non però tutte le gare. Da quando ho lasciato la presidenza degli allenatori a Renzo Ulivieri ho diminuito l’attenzione. Questo campionato mi colpisce per l’equilibrio, le squadre deboli affrontano le grandi preparando ogni dettaglio e soprattutto nella prima fase possono centrare risultati prestigiosi, la competizione è davvero incerta”.

Lo dimostra l’Albania di Gianni De Biasi, ancora però senza gol…

“Meritava di più, almeno due pareggi. Conosco il ct, ma non benissimo, del resto abbiamo 20 e passa anni di differenza. Speriamo che rimedi all’ultimo turno, con la Romania, e che possa qualificarsi agli ottavi, lo meriterebbe per il puntiglio del lavoro svolto e anche per la qualità del gioco”.

Conte è mai stato suo giocatore?

“No, perché ogni volta che si rivelava io non ero più ct. Nell’86 lasciai l’under 21 che Antonio aveva 17 anni, nel ’91 venni esonerato dal presidente Matarrese mentre lui ne aveva 22. Avrebbe giocato il mondiale del ’94, in Usa, portando a casa l’argento”.

Come giudica questo suo biennio azzurro?

“In panchina mostra idee e buona personalità”.

Anche troppa. Nelle esternazioni ricorda il guru Mourinho, va subito oltre la grinta di Capello e Lippi…

“Sono atteggiamenti che offre quando le cose vanno al meglio. Nelle mancate vittorie l’ho visto triste, anziché così battagliero, sul piano dialettico. E’ tipico della maturità di un tecnico, ciascuno tira l’acqua al proprio mulino, credo che convengano certi toni alti e che a suo modo diano frutti”.

Da cesenate, che sapore ha questa Italia di ex romagnoli?

“In effetti Eder e Candreva sono stati bianconeri con Giampaolo, Giaccherini e Parolo conquistarono la serie A con Bisoli e la salvezza con Ficcadenti. Al Manuzzi non vado più, però li apprezzo dalla tv. A Giac fece bene la gavetta, nel Forlì e al Bellaria, sino al Pavia. Segna bei gol, dalla Juve all’Inghilterra, dal Bologna alla nazionale. Anche gli altri tre sono molto validi, hanno solo bisogno di fiducia. Penso a Candreva, che in carriera non sempre l’ha avuta, mentre Eder all’Inter è discusso”.

Quali legami ha Vicini con gli azzurri e lo staff?

“Nessuno, perché sono troppi anni di differenza. Rammento solo di avere visto Buffon allo stadio Tardini, quando debuttò in serie A. Aveva 17 anni, era il ’95, giustamente punterà al mondiale del 2018, a 40 anni”.

E’ il capitano di una difesa fra le migliori al mondo.

“Con Barzagli, Bonucci e Chiellini: un anno fa portarono la Juve in finale di Champions. Gigi e Barzagli vinsero il mondiale del 2006. La saldezza della retroguardia caratterizza sempre la nazionale arrivata almeno in semifinale nelle grandi manifestazioni: anche all’europeo di 4 anni fa, con Prandelli, escluso il 4-0 in finale con la Spagna”.

E in fondo anche i successi dei club sono fissati da grandi difensori.

“Già. Penso all’Inter del triplete, con Mourinho, a quell’impresa a Barcellona; al ciclo del Milan in coppa dei Campioni, con Tassotti, Costacurta o Galli, Baresi e Maldini”.

Non è altrettanto solida la Croazia, possibile avversaria dell’Italia, negli ottavi…

“Venerdì pomeriggio l’ho seguita, nella rimonta subita dalla Repubblica Ceca. Nel finale non è stata molto convincente, si è fatta recuperare due gol e l’interruzione per i fumogeni non basta, come giustificazione. Credo che le grandi tradizionali faranno sicuramente un pizzico di strada in più”.

Chi vede, dunque, favorita?

“Penso che tre semifinaliste su 4 usciranno dal lotto delle favorite. Non ho studiato il tabellone, ma punterei sulla Germania, al di là del pari con la Polonia e dei balbettii con l’Ucraina, sulla Spagna e sull’Inghilterra, convincente sul piano del gioco. Al massimo vedo una sorpresa, ma non dimentico Francia e Italia. Molto dipenderà dagli accoppiamenti di ottavi e quarti, comunque le grandi miglioreranno, dopo i gironi”.

Si alza anche di notte, per la Copa America?

“No, ma riflettevo che il livello delle europee è notevole, in fondo rispetto ai mondiali mancano solo 3-4 sudamericane…”.

E da anziano, come giudica Tavecchio, presidente federale a 73 anni, e Ventura, prossimo ct, a 68?

“Non conta l’età, servono energia fisica e intellettuale. Qualcuno regge al passare degli anni, certamente i passaggi a vuoto sono più rituali e io ne so qualcosa. Peraltro non faccio più il professionista del calcio e allora non divento matto per le partite”.

Al contrario del suo ex vice, Sergio Brighenti, 83 anni, presidente onorario del Modena.

“Vive a Milano, è spesso ospite in tv e dà ancora consigli a Caliendo, presidente gialloblù”.

Per il dopo Conte, Tavecchio aveva scelto Donadoni, ma il presidente Saputo lo trattiene a Bologna.

“E credo avrebbe fatto meglio rispetto a 10 anni fa. Come giocatore era timido, mi diede molto con l’under 21 e anche in nazionale. E’ un bravo tecnico e nel tempo l’ha dimostrato, perché i risultati gli danno ragione. Oggi fra l’altro i giovani allenatori bruciano le tappe…” GDS