LIBRI. LE ASSAGGIATRICI DI HITLER

DI ELENA PINTORE

Il nuovo romanzo di Rosella Postorino edito dalla Feltrinelli si intitola “Le assaggiatrici”  ed è dedicato al gruppo di dieci donne che ad ogni pasto di Adolf Hitler rischiavano la loro vita per lui.

Uscito nelle librerie a Gennaio 2018, è ispirato dalla storia vera di Margot Wölk, diventata per caso e suo malgrado una assaggiatrice dei pasti destinati al Führer.

Il romanzo storico racconta la vita di Rosa Sauer, impiegata Berlinese, neo sposa di Gregor, il suo datore di lavoro.

Rimasta sola in seguito alla partenza del marito arruolatosi nell’esercito tedesco e dopo la morte dei genitori, si trasferisce nell’autunno del 1943, nel villaggio dei suoceri, a Gross-Partsch, situato a pochi chilometri dalla Tana del Lupo, il quartier generale di Hitler.

La mansione di assaggiatrice viene imposta, non esiste possibilità di ribellarsi.

Su segnalazione del Sindaco del villaggio, un fanatico nazista, vengono individuate le cavie umane che mangeranno ciò che verrà cucinato per il dittatore.

Il Führer ha bisogno di lei!”

Non mi aveva mai visto in faccia, il Führer. Aveva bisogno di me.”

Veniamo domani mattina alle otto, si faccia trovare pronta.”

In tempo di guerra non esistono alternative.

Mangiate!” è l’ordine che ad ogni pasto viene intimato alle donne.

In tempi di privazioni una imposizione di questo tipo parrebbe un’assurdità, se non fosse che fare da volontarie per la morte non consente alle assaggiatrici di godere dei piaceri del palato.

Subito dopo aver mangiato infatti subentra la paura di morire, accompagnata da attacchi di panico, urla e pianti.

Scene strazianti che si ripetono ad ogni pasto.

Le cavie umane devono essere monitorate dallo sguardo severo e imperturbabile delle SS per almeno un’ora, per verificare gli effetti di un eventuale avvelenamento e solo dopo aver constatato le conseguenze del pasto sugli esseri umani, il cuoco di fiducia può servire lo stesso cibo a Hitler.

In questo clima di angoscia e attesa, le vite delle assaggiatrici sono irrimediabilmente intrecciate.

Nascono amicizie ed alleanze ma anche gelosie e rivalità.

Si instaurano rapporti e sentimenti profondi che impediscono alle donne di perdere la loro umanità.

Nella stanza adibita a mensa in cui si aspetta la morte si lotta per la vita.

Come si fa a dare valore a una cosa che può finire in qualsiasi momento, una cosa così fragile? Si dà valore a ciò che ha forza, e la vita non ne ha; a ciò che è indistruttibile, e la vita non lo è. Tant’è vero che può arrivare qualcuno a chiederti di sacrificarla, la tua.”

Ogni donna si aggrappa a qualcosa per cui restare in vita.

Rosa lotta per attendere il rientro di Gregor, Heide per i suoi figli, Leni per il grande amore che sicuramente arriverà dopo la guerra, Elfriede perché è una sopravvissuta, Ulla perché è ambiziosa e vuole diventare un’attrice.

Seppur trovandosi ad una distanza talmente ravvicinata dal Führer che gli consente di ricevere i pasti i tempi celeri, le assaggiatrici non hanno la possibilità di incontrarlo o di vederlo.

Circondato dai suoi fedelissimi, protetto dalle fitte maglie della sicurezza personale del dittatore viene accordato l’accesso solamente a pochi eletti, nemmeno Eva Braun si può addentrare all’interno del bunker senza un preciso invito di Hitler.

La scrittrice riporta in maniera precisa gli eventi storici che si susseguono nei mesi della disfatta tedesca e dell’attentato da parte del colonnello von Stauffenberg.

Con la notifica dal fronte russo della scomparsa del marito Gregor il romanzo acquista una piega insolita, in cui gli eventi si susseguono velocemente e i rapporti personali cambiano direzione.

L’arrivo del nuovo tenente Ziegler al comando della caserma dove stanziano le assaggiatrici condizionerà irrimediabilmente il futuro del gruppo di donne.

L’atteggiamento di Rosa, ormai votata alla morte a seguito della scomparsa del marito non lascia indifferente il tenente e lei stessa, seppur consapevole che il soldato impersona la guerra che l’ha privata degli affetti più cari, non può sottrarsi dal provare dei sentimenti contrastanti e inspiegabili.

Del resto, l’amore accade proprio fra sconosciuti, fra estranei impazienti di forzare il confine. Accade fra persone che si fanno paura. Non è ai segreti, ma alla caduta del Terzo Reich, che l’amore non è sopravvissuto.”

La scrittrice basandosi sulla testimonianza di Margot Wölk, riesce a insinuare nel lettore l’annoso dilemma su cosa sia giusto e cosa è sbagliato.

L’amore può essere sbagliato? Esiste un comportamento corretto o che abbia perlomeno il minor numero di conseguenze negative?

La storia di Margot Wölk viene alla luce solamente nel 2012 quando rilascia un’intervista in occasione del compimento dei suoi 95 anni.

Tema dell’incontro con il giornalista è solo quello di ricordare la gioventù della donna negli anni della guerra, quel che ne viene fuori invece è una testimonianza dell’unica sopravvissuta delle assaggiatrici reclutate per i timori sempre più pressanti di un possibile attentato a Hitler.

Fino ad allora nessuno era a conoscenza dell’esistenza di queste donne e soprattutto del ruolo svolto.

Si definisce una “reduce” della guerra Margot, seppur donna e non avendo combattuto al fronte, ha pagato un tributo molto alto pertanto può fregiarsi del titolo.

La testimonianza della reduce ripercorre l’angoscia e la frustrazione nel sentirsi solo tubi digerenti al servizio di un uomo che ha sconvolto la sua vita e il suo Paese.

Ricorda le violenze psichiche e fisiche a cui veniva sottoposta nonostante fosse di origine tedesca seppur non militante nel partito Nazionalsocialista.

Racconta di come riuscì a mettersi in salvo grazie all’aiuto del tenente delle SS e come raggiunse Berlino e a nascondersi nella casa di un medico.

Successivamente andò a Schmargendorf, nella zona di Berlino dove vivevano i suoi genitori ma venne catturata dai soldati dell’Armata Rossa.

Tenuta prigioniera per settimane, subì stupri e sevizie con conseguenze devastanti per Margot impedendole in futuro di poter avere figli.

Solo nel 1946 la Wölk poté riabbracciare il marito che era stato per lungo tempo prigioniero di guerra.

La coppia tuttavia ha portato con sé i segni indelebili della guerra.

BIBLIOGRAFIA

Rosella Postorino, vive e lavora a Roma.

Il suo romanzo d’esordio è il racconto In una capsula, incluso nell’antologia Ragazze che dovresti conoscere (Einaudi Stile Libero, 2004).

Successivamente ha pubblicato La stanza di sopra (Neri Pozza, 2007; Premio Rapallo Carige Opera Prima), L’estate che perdemmo Dio (Einaudi Stile Libero, 2009; Premio Benedetto Croce e Premio speciale della giuria Cesare De Lollis) e Il corpo docile (Einaudi Stile Libero, 2013; Premio Penne), la pièce teatrale Tu (non) sei il tuo lavoro (in Working for Paradise, Bompiani, 2009), Il mare in salita (Laterza, 2011) e Le assaggiatrici (Feltrinelli, 2018). È fra gli autori di Undici per la Liguria (Einaudi, 2015).