NARDELLA: ONORA LA SCOMMESSA. PAGA LA CENA

DI CECILIA CHIAVISTELLI

Dal nostro corrispondente a Firenze

Nardella gioca con il fuoco. Da politico, amico di politici, conosce il sistema delle scommesse. Elettorali.
Si fanno promesse, i cittadini ci credono, votano e finito. Si archivia tutto, semplicemente, casomai rispolverando qualche tema alle elezioni successive.
Solo che una scommessa è un gioco da cui può derivare dipendenza, senza soppesare bene l’impatto, come è accaduto al Sindaco di Firenze.
Nardella nel maggio 2016 aveva rilasciato un’intervista al giornale Reporter dove scommetteva una città senza cantieri della tramvia entro il 14 febbraio. Pena una cena.
Ormai c’è la certezza che le linee 2 e 3 non saranno pronte, neanche in primavera.
Nata come una leggerezza, per fare due risate, è presto diventata un goliardico gruppo su Facebook grazie a Gianluca Bertelli. Ma piano piano cambiano i toni e ora si chiede al sindaco di pagare una penalità destinata a chi ha la pensione “minima”, quindi senza molte prospettive economiche.

L’evento “Cena di Nardella” ha già una data: il 15 febbraio. Tutto è dedicato al giglio magico. Così è scritto sulla pagina: “Come promesso il Sindaco Nardella, ha perso la scommessa e quindi essendo un uomo di Parola come il suo “Capo” offre la cena a tutti i Fiorentini…

Menù: Antipasti del Sud Tirol alla Bosken

Primo Piatto: Inciuci alla Rignanese

Secondo Piatto: Fritturina alla De Luca

Dolci: Torta divisa alla Etruria“.

E se all’inizio era un divertissement ora forse sta cambiando il tono. 3.700 persone sono già pronte per partecipare alla cena, al Mandela Forum. Certo la cena non ci sarà, ma si fa strada la richiesta di dare una mano ai più deboli con lo slogan “100 pacchi spesa a 100 pensionati minimi“.

Il sindaco inciampando su una scommessa simile alla fine del suo mandato, non offre una bella immagine, ma poco importa, lui è ben protetto, e il fatto di lasciare presto la poltrona di Palazzo Vecchio lo solleva da ogni responsabilità. Ma per i fiorentini è l’ennesima leggerezza, di un uomo più incline a circondarsi di persone che hanno fatto della culla del Rinascimento nel mondo, una vetrina a cielo aperto per lanciare imprese, sedicenti artistiche con risvolti lucrativi.
Durante gli anni del suo incarico i cittadini di Firenze hanno dovuto accettare tante decisioni, rivolte più a una facile visibilità e un ritorno economico, solo per pochi, piuttosto che fare delle scelte per migliorare la qualità della vita del popolo fiorentino, ottimizzare le potenzialità, incrementare i servizi, affinare e correggere, tutto quello lasciato in sospeso il suo “Capo”.