4 FEBBRAIO: L’ ITALIA RICEVE ERDOGAN CHE HA LE MANI GRONDANTI DI SANGUE

DI MARISA CORAZZOL

(nostra corrispondente da Parigi)

Domenica 4 febbraio, Erdogan arriverà a Roma. Una visita che dovrebbe essere contestata sia per la sua politica interna, sia per la sua velleità di occupazione della Siria.

Invece,no. Il neo sultano di Ankara, che ha imprigionato tutta l’opposizione, insieme con giornalisti, intellettuali e docenti contrari alla sua politica dittatoriale, sarà ricevuto perfino da Papa Francesco.

Ma vi sembra normale che mentre il satrapo turco continua a violare impunemente la democrazia nel suo stesso Paese e mentre riaccende la miccia della guerra in Siria, venga accolto con tanto di dispositivo di sicurezza per la sua “esimia” persona, allorquando dovrebbe essere boicottato da tutta la comunità internazionale ed in primis dall’Europa occidentale di cui l’Italia vanta l’ “Unione”?

Che cosa verrà a fare a Roma? Che cos’ha da vendere o da comprare  uno dei sostenitori del cosiddetto “ISIS”, composto da mercenari anche e soprattutto da lui sostenuti e finanziati?

 

Vadano, quei “signori” della cosiddetta “Italia civile”, a vedere da vicino che cosa sta accadendo ad Afrin, per esempio e poi si chiedano a che titolo assicureranno un buon soggiorno a Roma a quel satrapo imbevuto di imperialismo a qualunque costo e si preparino ad un’ampia manifestazione di dissenso più che legittima.

Intanto, l’Unità di Protezione delle Donne (YPJ), da 11 giorni impegnata a resistere contro l’attacco turco ad Afrin, ha diramato un comunicato in cui annuncia il martirio di Avrin Masoum, una giornalista che si era unita ai combattenti per raccontare al mondo la barbarie dell’attacco turco contro i curdo-siriani.

Come si legge nel comunicato, “per seguire e raccontare la resistenza di Afrin, liberi giornalisti hanno raggiunto il campo di battaglia per documentare l’attacco in ogni momento. Il 27 gennaio, dei terroristi appartenenti alle forze di occupazione turca hanno attaccato il distretto di Rajo, ad Afrin. I combattenti del YPG (Unità di Protezione Popolare) e dell’ YPJ hanno contrattaccato e sono stati in grado di recuperare molti dei territori controllati dalle forze di occupazione. Avrin è rimasta uccisa in questa battaglia, mentre restituiva al mondo la brutalità dei turchi attraverso la lente della sua camera”.

“Avrin era colma dello spirito rivoluzionario e dei suoi valori militari” si legge ancora nel comunicato, “era sempre dalla parte dei combattenti e non aveva esitazione in battaglia. Ha resistito e combattuto al nostro fianco per proteggere le donne e non ha mai smesso di diffondere la verità. Ha partecipato a molte campagne, quali Tal Refa’at, Minag, al-Qumiya e al-Shabba, fino alla resistenza di Afrin”

“A nome di tutte le giornaliste del YPJ, onoriamo il martirio di Avrin Massoum e di tutti i martiri della rivoluzione che continuano la loro battaglia per portare la verità all’opinione pubblica”.