I 90 ANNI DI CIRIACO DE MITA

DI MARINA POMANTE

Uno dei pochi politici ancora in attivo che hanno fatto la Storia, nel bene e nel male, del nostro Paese, con i suoi circa 60 anni di impegno politico, molti dei quali trascorsi nella Democrazia Cristiana, ha attraversato la Prima e la Seconda Repubblica, ha retto agli scossoni degli avversari politici e anche a quelli da lui stesso provocati. Salito alle cronache dei giornali per Tangentopoli, per lo scandalo del terremoto dell’Irpinia, per la Parmalat, per corruzione e perfino per aver favorito assunzioni e “sistemazioni” di persone a lui vicine.
De Mita è uno degli ultimi politici che ha vissuto tutte le vicende italiane dalla seconda metà degli anni ’50 e sicuramente quando smetterà di occuparsi di Politica, porterà con se un patrimonio di conoscenza che pochi possono vantare.

Luigi Ciriaco De Mita nasce il 2 febbraio del 1928 a Nusco (AV), figlio di una casalinga e di un sarto. Ottenuto il diploma di maturità al liceo a Sant’Angelo dei Lombardi, si iscrive all’Università Cattolica del Sacro Cuore a Milano dopo avere conquistato una borsa di studio nel Collegio Augustinianum. Si laurea, in Giurisprudenza, e successivamente viene assunto dall’ufficio legale Eni di Enrico Mattei, dove lavora in qualità di consulente.
Avvicinatosi alla politica, nel 1956 in occasione del congresso di Trento della Democrazia Cristiana, viene eletto non ancora trentenne, consigliere nazionale del partito; durante quell’evento, De Mita si fa notare per le sue critiche ai criteri organizzativi della Dc e ad Amintore Fanfani.

INIZIO DELLA CARRIERA PARLAMENTARE
Nel 1963 è eletto in Parlamento per il collegio di Salerno, Avellino e Benevento, è la prima esperienza di De Mita in ambito parlamentare e tre anni dopo, alla Camera, ipotizza la possibilità di un accordo con il PCI per l’attuazione dell’ordinamento regionale.
E’ nel 1968 che entra a far parte del Governo, con la nomina a sottosegretario all’Interno.
Ciriaco De Mita contando sul supporto di Nicola Mancino e Gerardo Bianco è stato uno dei fondatori della “Sinistra di base” anche detta semplicemente “la Base”, la corrente più a sinistra della Dc.

LE RESPONSABILITA’ DI PARTITO
Viene nominato vicesegretario della DC durante la segreteria di Arnaldo Forlani, ma lascia la carica nel febbraio del 1973 dopo il patto di palazzo Giustiniani.
Dal 1973 al 1982 ricopre diverse cariche ministeriali.
Nel 1982 De Mita riesce ad imporre la propria linea nel partito e prevalendo sulle altre correnti, arriva alla segreteria della DC. Grazie alla carica di Segretario nazionale della DC, riesce a far nominare Romano Prodi (suo consigliere economico) ai vertici dell’IRI, dove resterà fino al 1989.

Seppure la Democrazia Cristiana alle elezioni nel 1983 registrò un calo dei consensi, De Mita venne confermato alla guida del partito. Nel 1985 il settimanale “Il Mondo” lo indica nella graduatoria degli uomini più potenti d’Italia, dopo Gianni Agnelli e Bettino Craxi.

De Mita successivamente sarà parzialmente responsabile (o fautore) della caduta del secondo Governo Craxi e dopo un breve periodo di Giovanni Goria, riceverà ad aprile 1988, l’incarico di formare un nuovo Governo dal presidente della Repubblica Francesco Cossiga. Al Governo guiderà una coalizione pentapartito con socialisti, socialdemocratici, repubblicani e liberali.
Un grave episodio contrassegnò i primi giorni della presidenza al Governo di De Mita, il suo consulente per le riforme istituzionali, il senatore democristiano Roberto Ruffili, venne assassinato dalle B.R. perchè ritenuto “vero e proprio cervello politico del progetto demitiano”, come riportato nel volantino della rivendicazione delle Brigate Rosse.

Nell’89 a febbraio, Ciriaco De Mita lascia la segreteria DC (e ritorna Arnaldo Forlani) e un mese dopo il Consiglio Nazionale lo nomina presidente del partito.
A maggio dello stesso anno, De Mita rassegna le dimissioni dal Governo.

Il GOVERNO DE MITA II
Il mandato esplorativo viene assegnato a Giovanni Spadolini (PRI) ma non si arriva a formare un Governo, ci riprova così Ciriaco De Mita ma rinuncerà ufficialmente il 22 luglio, data della fine del Governo.

VERSO L’USCITA DALLA DC
La presidenza della DC sarà l’impegno che manterrà fino al 1992, anno in cui verrà nominato presidente della Commissione bicamerale per le riforme istituzionali. L’anno successivo si dimette dall’incarico (il suo posto viene preso da Nilde Iotti) e lascia la Dc per entrare nel Partito Popolare Italiano.
De Mita poi si chiera con la corrente di sinistra del partito (Popolari di Gerardo Bianco) in opposizione a Rocco Buttiglione, alleato con Forza Italia.
Nel 1996 De Mita sostiene la nascita dell’Ulivo, la nuova coalizione di centro-sinistra.

IL NUOVO MILLENNIO
Nel 2002 partecipa alla fusione del PP (Partito Popolare) e la Margherita. E’ invece contrario alla formazione Uniti nell’Ulivo, una lista unitaria che comprende i DS, lo SDI e i Repubblicani Europei.
Con la nascita del Partito Democratico, De Mita aderisce al nuovo soggetto politico e viene nominato membro della Commissione Statuto del Pd; in qualità di ex Presidente del Consiglio, poi viene nominato di diritto, componente del Coordinamento Nazionale.
A febbraio 2008, in polemica con lo statuto, annuncia il ritiro dal Pd perché si oppone al tetto massimo di tre legislature complete, in conseguenza del quale, non potrebbe candidarsi alle elezioni politiche dell’aprile di quell’anno. Decide, allora, di fondare i Popolari per la Costituente di Centro, unendoli con il nucleo campano dell’Udeur per creare il Coordinamento Popolari – Margherita per la Costituente di Centro, grazie al quale entra a far parte della Costituente di Centro.

Nel maggio del 2014, Ciriaco De Mita, viene eletto sindaco di Nusco.

OMBRE SULLA CARRIERA POLITICA
L’inchiesta “Mani sul Terremoto” portò scompiglio nella famiglia De Mita. In seguito al tragico terremoto del 1980, la ricostruzione dell’Irpinia fu interessata da una eccezionale mobilitazione, anche finanziaria (60 mila miliardi di lire). Ma la destinazione dei fondi stanziati per la ricostruzione fu oggetto di innumerevoli inchieste; essendo l’Irpinia la terra di origine di De Mita, dove egli ha sempre goduto di grande influenza, il suo nome ricorse spesso in queste inchieste.
Nel 1987 la Stampa rivelò che la Banca popolare dell’Irpinia aveva visto aumentare considerevolmente di valore le sue azioni grazie al flusso di fondi per la ricostruzione.
Tra i soci che ne traevano beneficio da questa situazione c’era la famiglia di De Mita, con Ciriaco proprietario di un considerevole pacchetto di azioni, mentre altri titoli erano posseduti da suoi parenti.
Il 3 dicembre 1988 l’Unità, il quotidiano del Partito Comunista Italiano, diretto da Massimo D’Alema, pubblicò un articolo in prima pagina dal titolo: “De Mita si è arricchito con il terremoto”. De Mita rispose con una querela che però non ebbe seguito poiché venne accettata la spiegazione di D’Alema che sostenne che la mancanza del punto interrogativo finale alla frase, era dovuto a un errore tipografico. Nel 2008 De Mita dichiarò che Massimo D’Alema si era scusato con lui ammettendo che i suoi sospetti erano sbagliati.

L’inchiesta denominata “Tangentopoli” vide De Mita accusato dei finanziamenti illeciti confessati dal tesoriere del partito, Severino Citaristi.
Ciriaco De Mita, però grazie all’amnistia del 1990, avendo lasciato la segreteria DC nel 1989, non dovette subire le conseguenze penali del processo e fu tra i pochi politici italiani di spicco a uscire senza condanne dall’inchiesta. Ad essere condannato per la maxitangente Enimont furono Forlani e Citaristi per il periodo non coperto dall’amnistia.
Nel 1993 le inchieste giudiziarie connesse a Tangentopoli coinvolsero il fratello Michele ed il cognato Francesco Scarinzi. In seguito a questa nuova scia di scandalo, De Mita si dimise dalla Presidenza della Commissione Bicamerale per le Riforme Elettorali.

Il Clientelismo e le raccomandazioni (altra cattiva abitudine della politica italiana) hanno costituito per il “politico di Nusco” un altro cruccio nella sua carriera politica, da più voci venne accusato di aver operato raccomandazioni e clientelismo, favorendo assunzioni di amici in aziende pubbliche.
Su stessa ammissione di Clemente Mastella, la sua assunzione alla Rai fu agevolata da una raccomandazione di De Mita.
Sempre in seguito di segnalazione di De Mita, entra in Rai nel 1983 Francesco Pionati, oggi deputato. Nel maggio 2011 Antonia De Mita, figlia di Ciriaco, racconta sulla sua pagina facebook a proposito del deputato Francesco Pionati: “entrò in Rai con una pedata nel sedere atomica di mio padre, dal quale era sempre in coda a chiedere favori”.
Ancora una segnalazione di De Mita consente l’ingresso in Rai di Gigi Marzullo.
Quando nel 1988 Pippo Baudo restò fuori dalla Rai per la scadenza del contratto, fu De Mita, legato al conduttore da amicizia, ad assicurargli il ritorno in Rai nonostante la contrarietà dell’allora direttore Biagio Agnes. Come lo stesso De Mita ha dichiarato, fu lui a chiedere a Biagio Agnes che Beppe Grillo rimanesse in Rai dopo il pezzo che il comico genovese aveva portato al Festival di Sanremo contro i vertici del Partito Socialista Italiano.
De Mita fu anche accusato di nepotismo dopo la nomina del nipote Giuseppe De Mita a Vice Presidente della Giunta Regionale della Campania. Il nipote Giuseppe, poi candidato alle elezioni politiche italiane del 2013 con la lista UDC, fu eletto alla Camera.

Accusato di corruzione in un filone dell’inchiesta dello scandalo Parmalat, insieme con Calisto Tanzi, il presidente della regione Liguria Claudio Burlando e l’ex presidente delle Fs Lorenzo Necci, gli venne contestato un presunto giro di tangenti pagate a politici, dal “gruppo di Collecchio” per un progetto finalizzato alla costituzione di una joint venture fra la Cit Viaggi delle Ferrovie dello Stato e la Parmatour. L’ipotesi degli investigatori fu che si tentò di scaricare sul partner pubblico i debiti del gruppo turistico della Parmalat.
De Mita, che si proclamò innocente, venne chiamato in causa da Calisto Tanzi, legato a lui da una stretta amicizia.

Alla fine degli anni novanta venne rinviato a giudizio dal Tribunale dei ministri con l’accusa di avere utilizzato fondi neri del Sisde per ristrutturare l’appartamento in cui viveva in un palazzo settecentesco in via in Arcione a Roma, con vista sul giardino del Quirinale, ottenuto a equo canone dall’Inpdai quando era ancora segretario della Democrazia Cristiana e presidente del Consiglio.
Nel 2010 esplose la polemica relativa all’acquisto dell’appartamento in via in Arcione a un prezzo molto inferiore a quello di mercato, da parte di Ciriaco De Mita, con la moglie e i figli Giuseppe e Antonia.
De Mita acquistò il superattico su due piani di circa 550 metri quadrati più 200 metri quadrati di terrazzo per poco meno di 3,5 milioni dall’Inps, proprietaria dell’immobile in cui De Mita viveva in affitto dagli anni ’80.
Il Giornale stimò che in quella zona il prezzo al metro quadro delle abitazioni fosse di circa 15 mila euro, per cui l’ex Presidente del Consiglio avrebbe pagato l’appartamento un terzo del suo reale valore.

De Mita, compie 90 anni e non si può certo dire che non sia stato attivo in tutti i sensi. I suoi detrattori lo indicano demonizzando i suoi presunti intrallazzi politici e fanno di lui una losca figura che ha attraversato la DC dei tempi peggiori ed è riuscito a lucrare anche su una disgrazia come il terremoto.
Come riferito dal Messaggero, l’avvocato Agnelli lo definì “un intellettuale della Magna Grecia”. Poi durante una partita di calcio De Mita rispose ad Agnelli dicendo che l’avvocato si intendeva di mercati e non di cultura. I due in seguito si riappacificarono.
Non è possibile negare che De Mita abbia speso gran parte della sua vita politica proponendo alternative e cercando innovazioni a progetti esistenti e quando questi erano in procinto di collassare, li abbandonava per fondare nuove realtà. Le implicazioni delle accuse sui fatti a lui contestati, lo hanno sicuramente indebolito sul piano politico ma non lo hanno mai evidentemente minato nel carattere e nella determinazione, ne è prova la sua nomina a sindaco che probabilmente sarà l’ultimo atto del suo percorso nelle istituzioni, non fosse altro per ragioni di età.
De Mita per sua stessa ammissione, ha favorito e promosso elementi di spicco nei vari settori, politici, televisivi, economici, ecc… Contribuendo giocoforza all’arricchimento sociale, anche se il modo con cui queste promozioni avvenivano, sempre secondo alcuni, non può definirsi lecito e corretto.
Un personaggio controverso quindi ma che malgrado tutto è riuscito a restare in sella, a differenza di altri, per lungo tempo e con ruoli diversi e questo gli va riconosciuto, indipendentemente dall’idea che ognuno possa essersi fatto nel tempo, di questo uomo politico.