AFERPI PIOMBINO. ASSAI CURIOSO PER NON DIRE DI PEGGIO

DI FABIO BALDASSARRI

Da quello che si legge e si sente, parrebbe che l’acquisto delle acciaierie di Piombino da parte di Rebrab/Cevital (che ovviamente ne trasse legittimità per assumerne la guida e persino per cambiarne il nome in Aferpi), possa essere avvenuta senza un contratto di compra-vendita e senza il retroterra dell’accordo di programma firmato dalle controparti che patrocinarono e sottoscrissero il “tutto” laddove, naturalmente, ciascuna ne aveva titolo. Le firme, invece, ci sono. Allora sorge spontanea una domanda: qual’è la responsabiltà del commissario straordinario Nardi nominato dal governo che coordinò e indirizzò questo “tutto”? e cosa ne pensa il governo che l’anno scorso ne ha pure prorogato la nomina?

 In ogni contratto di compravendita inefficace o svantaggioso, è difatti giuridicamente noto che si devono rilevare le responsabilità sia del rilevante sia del cedente, a meno che non si pensi che, nel nostro caso, ci si trovasse di fronte a un atto unilaterale di beneficenza ma, se così fosse, concorderete che saremmo davvero fuori dal mondo. Dunque, almeno l’on. sottosegretaria Silvia Velo (deputata finora del nostro territorio), se volesse individuare una colpa, dovrebbe domandarsi quanto chi di dovere, nel governo o per il governo, ha operato bilateralmente (nei rapporti diplomatici tra Italia e Algeria per sbloccare i finanziamenti del gruppo Rebrab/Cevital, oppure sollecitando il sostegno del credito nazionale o della CC.DD.PP. come avvenne per Taranto, e tante altre cose ancora).

O non sia mai che chi ne aveva il dovere abbia adottato, per troppo e lungo tempo, il titolo del celebre romanzo di A. J. Cronin: “E le stelle stanno a guardare”? E già che c’è si domandi, l’on. Silvia Velo, con quale logica questo sia potuto avvenire, visto che la siderurgia piombinese è considerata di “interesse strategico nazionale” e che, con la reintroduzione dei dazi nel settore a livello europeo, è tornato conveniente produrre più acciaio entro i confini dei Paesi Ue come il nostro. Tante altre domande mi verrebbero in mente, ma sono altre le teste che dovrebbero porsi queste domande per provare a darsi (e darci) risposte ragionevoli.