ALFIERO GRANDI: “ABOLIREMO GLI EFFETTI DI QUESTA LEGGE ELETTORALE”

DI CLAUDIA SABA

Alfiero Grandi, vicepresidente del Comitato per la democrazia costituente, ha presentato nei giorni scorsi in Cassazione, un’istanza per sostenere una legge di iniziativa popolare atta a promuovere la riforma del Rosatellum.
Intervistato qualche giorno fa, Alfiero Grandi analizza alcune delle falle più profonde contenute nella nuova legge elettorale.
Approvata quasi a fine legislatura oggi, a poco più di 30 giorni dalla tornata elettorale, le stesse forze politiche che l’hanno votata, esprimono criticità sugli effetti che porterà, primo fra tutti, l’impossibilità di ottenere una maggioranza tale, da permettere a qualsiasi partito di governare.
Un altro punto debole, sarebbe rappresentato dalle liste dei candidati.
“Le liste dei candidati scelti in base alla fedeltà al capo non sono un caso, derivano dal potere dato ai segretari di partito e alle consorterie, come i famosi “paracadutati” nei collegi: conseguenza inevitabile della legge, perché ha reso impossibile un rapporto dei candidati e futuri eletti con il territorio.
Si è moltiplicato l’ampiezza dei collegi in modo tale da disinnescare il meccanismo di rappresentanza.
Oggi il rapporto è di uno ogni 250 mila alla Camera e il doppio per il Senato: l’elezione quindi dipende da chi ti ha messo lì, si vota la lista non la persona.
Con questa nuova legge elettorale, ci aspetta sicuramente un Governo fatto di persone che poco hanno a che fare con il territorio, ecco perché abbiamo deciso di forzare la mano con una legge di iniziativa popolare e, se servirà, con la convocazione l’anno prossimo di un referendum abrogativo presenteremo ricorsi, anche alla Corte costituzionale.
Il nuovo regolamento del Senato prevede che una legge di iniziativa popolare debba essere discussa entro 3 mesi dalla presentazione delle firme. Partiremo con la raccolta nella prima decade di febbraio e entro 5 mesi la completeremo. Per stare tranquilli servono almeno 55 mila firme”.
La legge elettorale vigente prevede il voto unico congiunto per un collegio uninominale e un collegio plurinominale proporzionale con cui gli elettori, saranno chiamati a votare da tre a cinque candidati indicati dai partiti.
La proposta presentata da Alfiero Grandi intende trasformare il collegio uninominale da maggioritario in proporzionale, introducendo il voto disgiunto e le preferenze.
In caso di sentenza positiva, verremmo a trovarci in una situazione analoga a quella accaduta qualche anno fa, quando, dopo la clamorosa bocciatura del Porcellum, il Parlamento venne dichiarato illegittimo e la magistratura rinunciò alla sua indipendenza rispetto agli altri poteri dello Stato.
Anche in questo caso, potremmo quindi ritrovarci, con un secondo parlamento composto da illegittimi.
Un pasticcio immenso insomma, dove la cancellazione, anche se parziale di una legge, potrebbe provocare conseguenze paradossali.
Ma al grottesco, in Italia, siamo ormai abituati da tempo.