C’ERA UNA VOLTA LA GITA SCOLASTICA

DI CHIARA FARIGU

Potrebbe iniziare così la morte annunciata di uno degli eventi più attesi in assoluto dagli studenti delle generazioni passate. Quando le vacanze con le famiglie erano appannaggio di quelle benestanti e la gita scolastica rappresentava l’occasione, per la maggior parte di loro, forse unica, di conoscere posti nuovi e di allontanarsi, per qualche giorno dal guscio familiare. Si consolidavano amicizie, sbocciavano i primi amori, anche il prof appariva più simpatico e amichevole.

Da qualche anno a questa parte la gita ha perso il suo appeal e forse ha i giorni contati. Quali i motivi? Diversi, ma principalmente due: 1) non si trovano prof accompagnatori; 2) molti studenti non vogliono stare insieme ai propri compagni.

Abbastanza, pertanto, per decretarne la morte, o quasi. E’ semplice intuire il perché ci siano sempre meno docenti accompagnatori: troppi i rischi a fronte di nessun (o quasi) riconoscimento economico. E già questo basterebbe. Se per i più è diventato impossibile o quasi tenere a bada 25 studenti all’interno di quattro mura, figuriamoci in totale libertà. La cronaca, giornalmente, ci fornisce resoconti che definirli bollettini di guerra non sembra affatto esagerato. Da un’indagine del portale Skuola.net emerge un quadro davvero preoccupante: molti, troppi gli studenti che dichiarano di far uso di alcool e di sperimentare droghe vecchie e nuove. Gli atti di bullismo poi sempre più in crescendo, così come la voglia di esporsi a situazioni rischiose per vedere l’effetto che fa o per pura noia.
Insomma ce n’è abbastanza per far dire anche all’irriducibile prof “non se ne fa niente”.

Ma, stando sempre all’indagine di Skuola.net, sarebbero proprio loro gli studenti a non voler partire. Quest’anno soltanto il 42%, quindi meno della metà, avrebbe voglia di aderire alla gita scolastica. Sintomatiche le motivazioni di una generazione sempre più allo sbando: “Non mi va di stare con i miei compagni di classe”, la spiegazione fornita dal 30% al portale. Nessun feeling, nessuna voglia di socializzare. E qui si aprirebbe un altro scenario, abbastanza devastante dei giovani di oggi. Pronti a relazionarsi col mondo intero purché sia virtuale. Meno complicato, meno invasivo, meno dispendioso. L’unico vero “amico” lo smartphone, a disposizione sempre, giorno e notte, sette giorni su sette. Con un clic trovi un amico, con un altro te ne disfi senza rimpianti e patimenti d’animo. La condivisione di pensieri, immagini e video, il pane quotidiano. Isolarsi nel proprio mondo, la parola d’ordine.
Immagini di studenti in visita ai musei con mani e occhi puntati sul cellulare anziché sulle opere d’arte sono diventate virali. Alla stregua di quei turisti in gondola ma connessi sui social.
Forse, decretarne il de profundis sarebbe cosa giusta e buona

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