LORENZO LAPORTA: IKKOS DI TARANTO, L’ATLETA CHE A OLIMPIA DIVENNE LEGGENDA E INVENTÒ LA MEDICINA SPORTIVA

DI PINO APRILE

Lorenzo Laporta ha scritto un romanzo storico sulla vicenda di “Ikkos. L’atleta di Taranto” che divenne leggenda: trionfatore della 77ma Olimpiade, nel 472 avanti Cristo. Della sua incredibile impresa (vinse tutte e cinque le gare del pentathlon) parlò tutto il mondo di allora, anche se a noi ne sono giunte poche tracce, grazie a Platone, Claudio Eliano, Pausania, Eustachio di Epifane, Stefano Bizantino. 

Il libro è molto gradevole e ben scritto, e la crescita culturale, sportiva, umana di Ikkos, figlio di Nicolaide, scivola sullo sfondo di un terribile scontro di potere cittadino fra i poteri che mirano all’integrazione della colonia e capitale spartana in Magna Grecia, con le popolazioni preesistenti in Puglia e chi mira solo a schiavizzarle e imporre il proprio dominio. Sino al sacrilegio compiuto nel tempio della città espugnata, con il massacro dei sacerdoti e lo stupro e l’assassinio, dinanzi ai loro uomini, delle donne che si erano rifugiate lì. Il che porterà alla rivolta, con l’aiuto dei messapi e alla vendetta contro Taranto e a una strage uguale e contraria.
In un momento così convulso e incerto, Ikkos si prepara all’Olimpiade, per emulare le gesta del suo mito e maestro, Anoco di Taranto, che aveva onorato il nome della sua città contro i tre più grandi atleti della Grecia, alle Olimpiadi: Spiridione di Rodi, Niceforo di Sparta, Cassandro di Crotone.
Ma Ikkos non si limitò a superare il maestro: era anche medico e fu il primo a capire il collegamento fra alimentazione e risultati sportivi e, persino, fra stili di vita e resa atletica (alla vigilia delle gare praticava concentrazione e astinenza sessuale). Non solo, comprese il valore terapeutico dell’esercizio fisico: lo sport come cura. E, per la forza di volontà, fu una sorta di Pietro Mennea dell’antichità.
Tutto questo lo portò al più grande trionfo di sempre a Olimpia e il suo nome divenne leggenda, al punto che nella città dei giochi gli eressero una sua statua, nel tempio di Era. Al ritorno a Taranto, divenne rettore del Ginnasio e trasmise ai suoi allievi la sua scienza.
Come dire: fu l’inventore della medicina sportiva e dei vantaggi della dieta… mediterranea. Ci si chiede cosa si aspetti a rifondare, a Taranto, il Ginnasio di Ikkos, con annesso istituto di medicina sportiva, collegato a quello della dieta mediterranea?
Nel romanzo, Laporta fa morire Ikkos avvelenato, perché in tempi moderni a Taranto è stata scoperta una tomba, probabilmente di un atleta, nei cui resti sono state trovate percentuali alte di arsenico. Ma solo per suggestione lo si è identificato in Ikkos.
Sapendo che per qualcuno (pochi…) apprendere di Ikkos sarà una sorpresa (io ero favorito perché, a Taranto, la prima casa in cui abitammo, era a tre traverse da via Icco, pur se da ragazzino la cosa non è che mi impressionasse tanto: vabbuo’, cose vecchie), vi giro un’informazione fornitami da Lorenzo Laporta e che ignoravo: negli Stati Uniti esiste the Order of Ikkos, che accoglie atleti delle Olimpiadi e delle Paraolimpiadi. Chi ne fa parte, quando vince una medaglia, consegna quella dell’Ordine di Icco al suo allenatore, a testimoniare che è a lui, ai suoi insegnamenti, che deve il risultato.
Non aggiungo altro, mi limito a ripeterlo: L’Ordine di Icco lo hanno fatto negli Stati Uniti.
Meno male che c’è un Lorenzo Laporta che almeno ci ricorda chi era il campione che divenne leggenda.