LA MATTINA DEL 5 MARZO

DI ALBERTO BENZONI

La mattina del 5 marzo nessuno era in grado di sapere chi avesse vinto. E, al limite, nemmeno di capire chi avesse perso.
Stando al loro piano A avevano perso tutti. De Maio perchè il M5S non si era avvicinato alla maggioranza, in termini di voti ma soprattutto di seggi. Il centro-destra, perchè aveva accroccato moderati e protofascisti, nella prospettiva di diventare, da solo, forza di governo ma non ci era riuscito; nè poteva contare su ascari compiacenti o sulla collaborazione del Pd per diventarlo. ll Pd perchè, lungi dal superare il dato, da considerare disastroso, del 2013, era andato ulteriormente indietro, con una perdita tutta a carico di Renzi. In quanto alla sinistra di opposizione, Leu era rimasta ferma su percentuali che non le consentivano di posare a nuovo Pd mentre Pap si sarebbe confrontata tra l’ampiezza delle sue ambizioni alternative e l’inadeguatezza dei risultati raggiunti.
Si dirà che esisteva per tutti un piano B; suscettibile di far credere a tutti che, in realtà, avessero vinto. Berlusconi in posizione di garante del nuovo patto nazionale, Renzi padrone assoluto del nuovo gruppo parlamentare, De Maio con i suoi voti, Gentiloni in veste di “riserva della repubblica”, la sinistra ritornata, bene o male, sulla scena. E, a inquadrare il tutto il grande accordo, voluto dall’Europa e dagli immancabili “partiti forti”tra Berlusconi e Renzi che avrebbe risistemato le pedine del gioco politico.
Ma ci si sarebbe accorti ben presto che i piani B non esistevano. Perchè basati su di un presupposto, la Grande intesa, che si sarebbe, da subito, rivelato irrealizzabile. Per il semplice fatto che si sarebbe tradotto non solo nel crollo della segreteria di Renzi ( evento che molti piani B erano pronti a prendere in considerazione) ma nella liquidazione, prima politica poi elettorale, dello stesso Pd. Si dirà che lo stesso pd, assieme al suo segretario aveva manifestato ( a partire da una legge elettorale politicamente criminogena) una certa qual vocazione al suicidio; ma tra il dichiararsi stressati e stanchi della vita e buttarsi dalla finestra ce ne corre.
Questo per dire che lo scenario di gran lunga più probabile aperto dal 5 marzo è quello della impossibilità, numerica e politica, di costruire una maggioranza di governo. Anche nella forma ingannevole dei governi tecnici o del presidente.
E allora, l’unica prospettiva possibile è quella del ritorno alle elezioni nel più breve tempo possibile. Previa eliminazione del Rosatellum con una legge elettorale più rispettosa dei diritti degli elettori ( l’ideale sarebbe il proporzionale con le preferenze; ma dato che il semplice fatto di parlarne è oggi considerato peccaminoso, andrebbero bene anche il consultellum e il doppio turno di collegio andrebbero bene). E quelle saranno elezioni vere. Nel senso di rendere assai più difficili e penalizzanti gli imbrogli; dopo ma anche prima del voto.