PEPPINO IMPASTATO VIVE IN NOI

DI LARA CARDELLA

Quando Peppino fu ammazzato ero piccola, ma ricordo che si parlava solo dell’omicidio Moro, mai di lui. Negli anni a seguire, soprattutto alle superiori, guardavamo tantissimi film sulla mafia e partecipavamo a dibattiti sulle vittime: ancora una volta, il suo nome non venne mai pronunciato. Non era colpa mia, ma ho vissuto sempre con la vergogna di non sapere niente su Peppino Impastato. I miei ragazzi, oggi, sanno quello che ho potuto raccontare loro, ma non basta.Come non basta la visione di un film. Dopo aver letto tutta la documentazione sul processo, sui depistaggi, i libri di suo fratello Giovanni, quelli di Umberto Santino, il 7 Febbraio i miei ragazzi (e noi docenti) avranno la possibilità di conoscerlo come è doveroso che sia. Attraverso le parole di chi con lui ha vissuto; gli studi di chi ha lottato perché la verità venisse riconosciuta anche in Tribunale, per anni; il senso della vicinanza che Bergamo ha con quest’uomo, mentre a pochi chilometri si rimuoveva una targa a lui dedicata; il ruolo della stampa in questi quarant’anni, i suoi silenzi. Ci mancherà Felicia, sua madre, ma un po’ di quel debito verso Peppino spero di pagarlo. Se, poi, il Comune di Bergamo (che sarà presente con Marzia Marchesi) decidesse d’intitolare una strada al nostro Peppino, penso che sarebbe una grande lezione per i nostri ragazzi. E per chi si ostina a negare che le mafie siano presenti anche al Nord.