TRUMP PUBBLICA IL DOSSIER CHE RIVELEREBBE LA MALAFEDE DELL’FBI

DI GIORGIO DELL’ARTI

Trump ha deciso di andare alla guerra aperta con l’Fbi, l’ente investigativo federale. Uno scontro tra poteri istituzionali che ha pochi precedenti.

Proprio ieri abbiamo letto che Trump si è trasformato in un leader moderato e conciliatore…
Qui c’è di mezzo il Russiagate. Il presidente, per difendersi, ha deciso di andare all’attacco. La vicenda non è semplicissima.

Sentiamo.
Trump ha dato il via libera alla pubblicazione integrale del dossier segreto di quattro pagine chiamato “Nunes Nemo” stilato dalla commissione della Camera che controlla le agenzie di intelligence. Il testo è stato messo online ieri sera sul sito della Camera, che è andato subito in crash per le troppe richieste di accesso. A scrivere materialmente questo dossier è stato Devin Nunes, un deputato repubblicano vicinissimo a Trump e presidente della commissione in questione, non nuovo a scontri con l’agenzia d’intelligence. Nelle intenzioni del partito repubblicano, il documento dovrebbe dimostrare che l’Fbi e il dipartimento di Giustizia hanno abusato della loro autorità nell’inchiesta sulle presunte interferenze russe nelle ultime elezioni e sulle possibili collusioni tra il Cremlino e lo staff di Trump. Si tratterebbe quindi di un’inchiesta viziata sin dal principio da un pregiudizio contro il presidente, un’inchiesta cioè che non puntava a stabilire una verità, ma a favorire i democratici.

Quali prove ci sono di questo?
La principale è che il mandato per spiare Carter Page, un consigliere della campagna elettorale di Trump, sarebbe stato ottenuto dall’Fbi soprattutto grazie alle accuse contenute nel controverso dossier stilato da Christopher Steele, un’ex spia britannica, pagato 160 mila dollari dal partito democratico attraverso lo studio legale Perkins Coie. Questo Steele era l’autore del testo che rivelava presunte collusioni con funzionari di Mosca e che parlava dell’esistenza di un filmato girato dall’Fsb, i servizi segreti russi, in cui Trump, nel 2013, si sarebbe intrattenuto con una prostituta in una stanza del Ritz-Carlton della capitale russa. Filmato con cui Mosca era pronta a ricattare Trump una volta che fosse stato eletto. Secondo il “Nunes Nemo” di ieri i vertici del dipartimento di Giustizia e l’Fbi sapevano benissimo che l’ex 007 Steele aveva ricevuto soldi dai democratici, ma non lo scrissero nella richiesta al tribunale segreto con cui avrebbero ottenuto l’autorizzazione a spiare Carter Page, capo consigliere in politica estera della campagna elettorale di Trump. Questo Page è un tipo bizzarro, grande ammiratore di Putin, aveva lavorato come banchiere d’investimento in Russia e, prima di affiancare Trump, non aveva avuto alcuna esperienza in politica. Era sorvegliato dall’Fbi perché aveva fatto numerosi viaggi in Russia nel 2016. Forse è l’uomo di collegamento tra il Cremlino e il tycoon americano, pensarono quelli del Federal Bureau. Nel rapporto reso noto ieri si dice poi che l’ex numero 2 dell’Fbi Andrew McCabe (che si è dimesso pochi giorni fa in polemica col capo della Casa Bianca) davanti alla commissione Intelligence della Camera nel dicembre del 2017 affermò che «non sarebbe stata ottenuta alcuna autorizzazione all’intercettazione senza il dossier raccolto da Steele».

Dall’Fbi cosa dicono?
L’Fbi aveva  chiesto espressamente a Nunes di non rendere pubblico il documento, per evitare che si diffondessero informazioni sensibili sui metodi usati dall’agenzia. Lo stesso direttore Christopher Wray era andato a parlare di persona con Trump per dissuaderlo dal suo intento. In ogni caso l’agenzia di intelligence afferma che la richiesta di sorvegliare Page si basava su diverse altre fonti e che, più in generale, il dossier messo insieme dai repubblicani omette dei fatti molto rilevanti per capire il contesto dell’indagine. Insomma, l’Fbi sostiene che l’inchiesta Russiagate è solida e fondata. Per la leader democratica alla Camera Nancy Pelosi «Trump ha rinunciato alla sua responsabilità costituzionale come Commander-in-Chief. La decisione mina la nostra sicurezza nazionale ed è un bouquet al suo amico Putin». «Molte persone dovrebbero vergognarsi» ha detto Trump, «i vertici e gli investigatori dell’Fbi e il dipartimento di Giustizia hanno politicizzato il sacro processo investigativo a favore dei Democratici e contro i Repubblicani»

• Ora cosa può succedere?
Ci sono buone possibilità che si dimetta il numero 1 dell’Fbi, questo Wray che Trump ha nominato ad agosto al posto di James Comey. Comey era stato silurato proprio per la gestione dell’inchiesta sul Russiagate. C’è poi la possibilità che Trump decida di licenziare il procuratore speciale dell’inchiesta sul Russiagate, Robert Mueller, cosa che ha già provato a fare alcuni mesi fa. L’ex capo della Cia, Leo Panetta, ha dichiarato: «Quando l’equilibrio tra potere giudiziario ed esecutivo si rompe e il presidente decide di pubblicare il rapporto indipendentemente da quello che dice l’Fbi e da quello che dice il dipartimento di Giustizia, allora si crea quella che io considero una crisi costituzionale».