MACERATA: GIOVANE FASCIO-LEGHISTA SPARA CONTRO UOMINI E DONNE DI COLORE

DI GIORGIO DELL’ARTI

Una mattinata di terrore a Macerata ha tenuto con il fiato sospeso tutta l’Italia, intrecciandosi a un altro tremendo caso di cronaca nera e scatenando violente reazioni politiche.

Raccontiamo i fatti?
Poco dopo le 11 di ieri mattina un Luca Traini, 28 anni, capelli rasati a zero, pizzetto, sguardo ricercatamente truce, gira a bordo di un’Alfa 147 nera e si mette a sparare per le strade di Macerata. Prende di mira la gente di colore. I primi colpi in corso Cairoli, contro due giovani immigrati. Un terzo giovane resta ferito in via dei Velini. Il quarto bersaglio è una donna africana, raggiunta dai proiettili nella zona della stazione. Si sentono colpi di pistola anche dalle parti di Innocent Oseghale, lo spacciatore nigeriano arrestato con l’accusa di aver ucciso e fatto a pezzi la diciottenne romana Pamela Mastropietro. Nella sua furia Traini spara anche contro la sede del Pd. Il bilancio finale è di sei feriti, due in prognosi riservata, tutti originari dell’Africa subsahariana. La faccenda è andata avanti un paio d’ore. Il sindaco di Macerata, Romano Carancini (Pd), ha fatto in tempo a lanciare appelli: i cittadini restino chiusi in casa casa, i ragazzi non escano da scuola. Intanto in tutta la città si organizzavano posti di blocco. Le sparatorie sono finite alle 13, in piazza della Vittoria. Traini è sceso dalla macchina, s’è tolto il giubbotto, s’è messo sulle spalle una bandiera tricolore, ha salito i gradini del monumento ai caduti, s’è girato verso la piazza, ha levato la mano nel saluto fascista, ha gridato: «Viva l’Italia». Non so che cosa credeva di fare. Sono arrivati i carabinieri e s’è lasciato prendere senza opporre resistenza e, con estrema lucidità, ha ammesso di essere il responsabile della sparatoria. A bordo dell’auto sono state trovate la pistola con due caricatori vuoti e una tuta mimetica, poi appunti a penna e bottiglie d’acqua.

Chi è questo Luca Traini?
Vive nella provincia, a Corridonia, dove l’anno scorso s’è fatto candidare dalla Lega per le comunali. Incensurato, un metro e ottanta, culturista, un tatuaggio con la forma stilizzata di una svastica sulla fronte. Frequenta la palestra Robbys di Macerata, il cui proprietario Francesco Clerico ha raccontato: «Lo conosco da dieci anni. Aveva una situazione familiare disastrosa: il padre se n’era andato quando era piccolo e la madre, anche lei con grossi problemi, lo aveva cacciato di recente. Viveva con la nonna. Frequentava gli ambienti di estrema destra. È stato trascinato, per lui questi di destra erano come una famiglia, quella che non ha mai avuto. È peggiorato molto dopo che l’ha lasciato la fidanzata. Credo fosse in cura, da uno psichiatra o da uno psicologo. Diceva che lo avevano definito “borderline”. Di questo “borderline” si vantava». Ieri mattina, prendendo un caffè sulla superstrada, avrebbe detto alla barista: «Ora vado a Macerata e faccio una strage». L’idea doveva girargli nel cervello da un po’. Aveva detto la stessa cosa agli amici l’altra sera. Vicino a Forza Nuova e a Casapound. Alle comunali aveva preso zero voti. Nel suo programma era previsto il «controllo degli extracomunitari». Corridonia, 15mila abitanti, è lo stesso paese che ospita la comunità di recupero Pars, quella da dove è fuggita lo scorso 29 gennaio Pamela Mastropietro, la romana di 18 anni ammazzata e tagliata in dieci pezzi, quella con i pezzi di corpo ritrovati poi in due trolley.

Quindi ci sarebbe un collegamento con l’omicidio di Pamela?
La segretaria provinciale della Lega, Maria Letizia Marino, ha detto che proprio Traini «era innamorato di una ragazza romana diciottenne tossicodipendente», descrizione che potrebbe andare con il profilo di Pamela. Ma gli investigatori negano che tra i due ci sia un collegamento. Dagli accertamenti è risultato che non si conoscevano. Anche lo zio di Pamela, Valerio Verni, ha negato che la ragazza conoscesse Traini: «Era impossibile per lei avere rapporti con gente esterna alla struttura dove si trovava in cura e in ogni caso la madre non ha mai sentito nominare questo Traini». Intanto su Facebook è comparsa una pagina che inneggia a “Luca Traini Presidente”. Tra i molti messaggi, diversi esaltano al gesto dell’uomo in quanto vendetta per l’uccisione di Pamela Mastropietro.

Reazioni politiche?
Il ministro dell’Interno Minniti, fresco di ritorno dagli Stati Uniti, è corso a Macerata per presiedere il comitato straordinario per l’ordine e la sicurezza pubblica. Gentiloni: «Odio e violenza non riusciranno a dividerci». Matteo Salvini, imbarazzato: «Chiunque spari è un delinquente, a prescindere dal colore della pelle. Poi, è evidente che un’immigrazione fuori controllo, un’invasione come quella organizzata, voluta e finanziata in questi anni, porta allo scontro sociale. Non vedo l’ora di andare al governo per riportare sicurezza in tutt’Italia». Un modo per giustificare la caccia all’immigrato, a cui ha replicato la presidente della Camera Laura Boldrini: «Quanto accaduto a Macerata dimostra che incitare all’odio e sdoganare il fascismo, come fa Salvini, ha delle conseguenze: può provocare azioni violente e trasforma le nostre città in un far west seminando panico tra i cittadini. Basta odio, Salvini chieda scusa per tutto quello che sta accadendo». Badi che hanno torto tutti: scervellati così c’erano anche quando la Lega non esisteva, gli uomini politici s’illudono di avere sul mondo una qualche influenza.   • A proposito della Boldrini…
Nelle stese ore della sparatoria, su Facebook è comparso un terribile fotomontaggio. La testa insanguinata della Boldrini con la scritta «Sgozzata da un nigeriano inferocito, questa è la fine che deve fare per apprezzare le usanze dei suoi amici». Il post, segnalato dai Sentinelli di Milano con nome e cognome di chi lo ha pubblicato, poi è stato rimosso.