PAMELA MASTROPIETRO: E’ COSA ‘E NIENTE

DI ANTONIO NAZZARO

E’ vero, i fatti di Macerata sono i segnali di una bomba sociale che non è esplosa ieri ma percorre la società italiana da almeno quaranta anni: il consumo della droga. Abilmente nascosto dalla politica tutta e dall’uso politico-elettorale dell’immigrazione. Una ragazza di 18 anni dopo mesi di comunità, fugge da chissà quale mostro vede allo specchiarsi e che fa scappare dalla vita, mai e poi mai facile, e si ritrova in una farmacia a comprare una siringa che è già un perdere la vita. Ma questa non è una bomba sociale è cosa ‘e niente.
Le rilevazioni sull’abuso di droga hanno avuto inizio in Italia a partire dal 1973 con il primo morto di overdose in quell’anno e nei successivi 42 anni: complessivamente i morti sono stati 24.507 e nel conto non entrano i morti di aids. Ma l’emergenza, e i dati del Viminale parlano chiaro, è la sicurezza: in un anno i delitti sono scesi del 9,2%, passando dai 2.457.764 del 2016 ai 2.232.552 del 2017. Gli omicidi sono calati dell’11,8%, passati da 389 a 343. Di questi 46 attribuibili alla criminalità e 128 consumati in ambito familiare/affettivo.
Non è bomba sociale che una ragazzina fosse forse disposta a vendersi per avere una dose e, dramma nel dramma, come fa trasparire la detenzione per vilipendio di cadavere e non per omicidio del presunto colpevole, che la giovane dopo mesi senza fare uso di sostanze sia stata vittima di una overdose. Ma questa non è una bomba sociale è cosa ‘e niente.
La bomba sociale sono gli immigrati, non generazioni di giovani italiani che uno Stato votato al proibizionismo e alla negazione del problema tanto che alla fine si è creato un sistema di “Comunitá di recupero” spesso al di fuori del controllo della legge, le catene di San Patrignano ad esempio ( da Repubblica del 28 novembre del 1986 (…) “Marco Marcello Costi, uno dei ragazzi trovati incatenati e liberati quella mattina del 29 ottobre” .
Chi conosce come chi scrive molto bene questi paradisi del recupero dove le vessazioni e i soprusi fanno parte di molte concezioni terapeutiche, dove alla fine il tossico è un vizioso e non un disagio sociale che urla tutta la sua impotenza. Ma questa non è una bomba sociale, anche questa è cosa ‘e niente.
La scomparsa del tossico dalla quotidianità delle cronache ha creato come l’idea che la droga fosse sconfitta. In verità fu l’immagine del tossico violento, pericoloso untore dell’aids, ad allontanare i consumatori dall’eroina, anche perché il mercato offriva altre droghe a prezzi più convenienti e soprattutto socialmente accettate come l’alcol, la cocaina e, dall’extasy in poi, tutti i tipi di pastiglie e affini ad esse.
La scomparsa della Ketamina droga usata per far “scendere” gli effetti “up” di altre droghe ha dato nuovo spazio all’eroina.
Se comunque all’eroina si è potuto rispondere con il sistema della “comunità di recupero” la poli-tossicodipendenza attuale, dipendenza legata al consumo di differenti tipi di droghe, compresi gli psicofarmaci, trova risposte più nelle strutture psichiatriche che nei Sert o nei centri di recupero. Ma questa non è una bomba sociale: è cosa ‘e niente.
La morte di Pamela, come quella di Cucchi non è una bomba sociale è solo la morte di un tossico.
E’ cosa ‘e niente.

Ho camminato sugli aghi
con le braccia come fachiro
sanguinante dalle sorde urla
a scacciare fantasmi che dicono pensieri
per nacondere nella cesta il serpente
mai domato dal flauto del vivere come si deve
ballando la danza di una vita che spegnesse il fulmine
e accendesse la luce degli occhi ma sono rimasto in piedi
nel gioco dell’equilibrio tra la fortuna e il destino
e sono qui vita
a scoparti ancora un poco

 

Nella foto l’artista cileno Pedro Lemebel in un performance