PIERFRANCESCO FAVINO. DAI MIGLIORI SET ALL’ARISTON, UNA CARRIERA IN ASCESA

DI COSTANZA OGNIBENI

«Sanremo è sicuramente lo specchio del paese. Lo è ancora, ed è qualcosa con cui bisogna sempre misurarsi». Parla dai microfoni del TG3 Pierfrancesco Favino, presentatore della sessantottesima edizione del festival di Sanremo, a fianco a Michelle Hunzicker e Claudio Baglioni.
Classe 1969, romano di origini pugliesi, fondatore dell’Actor’s Center di Roma, direttore e insegnante di una nota scuola di formazione per attori di Firenze, il banderas italiano – per dirla con le parole di Angelo Teodoli – vanta un curriculum di tutto rispetto. Presentatore neofita, attore con una carriera quasi trentennale alle spalle – era il 1991 quando lo vedemmo per la prima volta sullo schermo nei panni di Ivan, il compagno di Milton in Una Questione Privata – dichiara di aver deciso di accettare la proposta perché vuole sperimentare qualcosa di diverso; qualcosa che non sa ancora fare. E prende l’Ariston come il posto dove poter dire: «Io sono questo, anche questo». È del 30 Gennaio l’intervista comparsa su Vanity Fair dove racconta il suo approccio al Festival. E che è stato Baglioni stesso a dargli la spinta finale ad accettare: «Nemmeno io l’ho mai fatto. Proviamo!».
Sanremo per Favino è una specie di istituzione, ricorda meglio le canzoni dei nomi dei calciatori, e prende posizione nei confronti egli pseudo-intellettuali che lo guardano ma non lo dicono. Del resto, lui stesso non si dichiara un personaggio colto, si ritiene «pop». Di quelli che alle cene fanno ridere.
Pop ma serio e determinato, tornando al suo curriculum: dopo essersi diplomato all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico, ha cominciato la gavetta con il teatro di Gigi Proietti, per poi passare alla televisione. Ma è stato il cinema a consacrarlo, quando nel 2001 ha recitato accanto a Stefano Accorsi ne L’ultimo Bacio, il film di Gabriele Muccino che all’epoca si aggiudicò ben 5 David di Donatello. Sul piccolo schermo, invece, l’occasione d’oro è arrivata nel 2006, quando è stato chiamato a vestire il ruolo di protagonista nella mini serie Gino Bartali – L’intramontabile. E per la serie la fortuna ama gli audaci, per rivestire al meglio il ruolo del celebre ciclista, durante la preparazione era arrivato a percorrere 5.000 km in bicicletta, con un atto di ossequio verso Stanislavskij e il suo radicale metodo.
Ha recitato nelle pellicole hollywoodiane, nei film di Spike Lee, Ron Howard, e accanto ad attori del calibro di Tom Hanks e Ewan Mc Gregor, per poi tornare nuovamente in Italia e proseguire una carriera ormai in ascesa.
Legato sentimentalmente ad Anna Ferzetti dal 2003 da cui ha avuto le due figlie Greta e Lea, amante dell’arte, dei viaggi, della letteratura e delle serie tv, nonostante un atteggiamento affabile e disponibile nelle interviste, mantiene un savoir faire tutto suo con cui lascia trapelare poco o nulla sulla sua vita privata. Ma, tutto sommato, con una carriera contrassegnata dalle migliori stelle del firmamento italiano e hollywoodiano, per dirla con le parole di Saramago “Le informazioni (di questo tipo) non sono utili ai fini della narrazione”.