ROMA. ERDOGAN ALLA RICERCA DI CONSENSI E ALLEATI

DI CECILIA CHIAVISTELLI

È arrivato in una capitale blindata. La visita di Recep Tayyip Erdogan nel cuore dell’Europa della prim’ora è un messaggio chiaro e facilmente “leggibile”. Negli incontri pianificati, Governo, Stato e Chiesa c’è una richiesta di consenso e tanta voglia di approvazione. Una scalata pianificata, che parte da Roma, per poi arrivare alle soglie di Bruxelles, avendo buone relazioni. Uno dei lasciapassare. L’obiettivo di Erdogan resta sempre l’adesione all’Unione europea.

Il presidente turco sa che stringe nelle sue mani i fili tattici di paesi tra Oriente e Occidente. Il suo giorno romano si è svolto tra grandi misure di sicurezza. 3500 agenti dei reparti speciali e zone chiuse al traffico dovevano evitare attentati e allontanare assembramenti lungo il percorso, tenuto segreto, della visita di Erdogan. Le manifestazioni, annunciate sono state puntualmente messe in atto con sit in che poi si sono trasformati in scontri con la polizia. Come è successo a Castel Sant’Angelo. Alcuni partecipanti alla protesta che prevedeva un sit in della rete Kurdistan Italia, esponenti dei Movimenti e della comunità curda, si sono staccati dal gruppo, che aveva uno striscione “Erdogan boia”, e hanno tentato di andare verso San Pietro con un corteo non autorizzato. Le forze dell’ordine in tenuta antisommossa sono partite all’attacco ferendo un manifestante. Al coro di “vergogna, vergogna” le persone hanno cercato di formare un corteo, mentre l’uomo ferito era a terra con il volto tumefatto e insanguinato. Gli investigatori stanno cercando di ricostruire le dinamiche dei disordini per capire l’identità dei manifestanti. Due persone sono in stato di fermo. Una donna curda grida: “Ecco la vostra democrazia noi siamo qui a difendere le nostre madri e i nostri figli. Oggi avete perso voi e anche il Papa. Il popolo curdo è qui a chiedere la pace. Avete perso l’umanità”.

Ma gli appuntamenti di Erdogan proseguono con il ritmo scandito dalla diplomazia: papa Francesco, Sergio Mattarella e Paolo Gentiloni.
L’udienza con Papa Francesco è lunga cinquanta minuti. L’argomento principale riguarda lo status di Gerusalemme. Tra ringraziamenti e sorrisi hanno parlato della situazione mediorientale. In clima cordiale hanno evidenziato come solo il dialogo e il negoziato possono far rispettare i diritti umani, portare pace e avere stabilità nella regione. Lo scopo primario del presidente turco è tornare in patria con il sostegno di Francesco, per quello che riguarda Gerusalemme come capitale d’Israele. Il Papa ha salutato il capo di Stato con un medaglione: “Questo è un angelo della pace che strangola il demone della guerra. E’ simbolo di un mondo basato sulla pace e la giustizia”. Poi il Vaticano ha riportato: “Sono state evocate le relazioni bilaterali tra la Santa Sede e la Turchia e si è parlato della situazione del Paese, della condizione della Comunità cattolica, dell’impegno di accoglienza dei numerosi profughi e delle sfide ad esso collegate”. Anche Ankara elogia l’accoglienza e il clima amichevole dell’incontro.

Il rafforzamento delle relazioni bilaterali è stato alla base degli incontri con Mattarella e Gentiloni. Erdogan ha la necessità di dimostrare che le relazioni bilaterali sono eccellenti per l’ingresso nella Ue. E sul piatto c’è la questione sempre aperta dei migranti.
Ma come si può dimenticare la sua gestione autoritaria del potere, i dissidenti spariti o imprigionati, i giornalisti ridotti al silenzio, i diritti umani violati quotidianamente?