28 ORE DI LAVORO NEL BADEN WUERTTENBERG. ACCORDO PER I METALMECCANICI TEDESCHI

DI FABIO BALDASSARRI

Per parlare di qualcuno o qualcosa che in Tv colpisca lo spettatore, si usa dire che buca il video. Secondo questa definizione può bucare il video un artista, un personaggio, oppure la rappresentazione di un atto, di una notizia o quant’altro ancora.

Ebbene: ci sarà una notizia che vedremo proprio domani come e se bucherà il video secondo il modo in cui la presenteranno gli organi d’informazione e la narrazione che ne farà la politica, in particolare la sinistra, visto quant’è balorda questa campagna elettorale.

Qui non bucherà la propaganda pensata dagli spin doctor. Qui si dovrà discutere di un cambiamento di rotta che riguarda centinaia di migliaia di lavoratori (in futuro milioni) e giovani in attesa di lavoro. Parte dalla Germania il messaggio che si può lavorare tutti ma meno.

La notizia, detta in poche parole, è questa: un aumento salariale e il ricorso alla settimana di 28 ore – vedremo sotto in quali termini – è l’inedita conquista ottenuta dal sindacato tedesco Ig Metall che raggiunge un accordo pilota nel land del Baden Wuerttenberg per circa 900 mila dipendenti.

Facile immaginare di quale rilievo sia questa notizia se ci poniamo dal punto di vista di un metalmeccanico italiano che da anni naviga fra cassa integrazione e contratti di solidarietà (es.: ex Ilva di Taranto e Piombino, imprese dell’indotto e/o aziende affini) e quanto costituisca un fatto nuovo e degno di attenzione per tutti.

C’è, nell’accordo, un’inversione di tendenza che dimostra come nel settore della metalmeccanica vi sia una redditività che restituisce dignità al lavoro sia pure alle condizioni e nei modi concertati. L’accordo riguarda il Baden Wuerttenberg, per il momento, ma la prospettiva è che si estenda a tutti gli altri land della Germania.

È previsto un aumento annuale dei salari del 3,5% spalmato su 27 mesi ma, soprattutto, che ogni dipendente possa chiedere la riduzione dell’orario di lavoro a 28 ore per un periodo di tempo da un minimo di 6 mesi a un massimo di 24 onde coprire esigenze di assistenza a parenti, bambini e anche per lavori usuranti.

Le imprese ottengono, in cambio, che il compenso dei dipendenti che riducono l’orario di lavoro, anziché di un conguaglio disponga di un bonus di 8 giorni di ferie, cioè di un orario settimanale di 35 ore, ma con la possibilità di tornare dalle 35 alle 40 se il dipendente lo richiede.

Cos’è che significa, nell’insieme, quest’accordo? Che davanti all’ipotesi di uno sciopero generale, l’intesa fra sindacati e imprese si è trovata in un grande land, e che i sindacati possono ora ragionevolmente puntare ad estenderla ai 3,9 milioni di metalmeccanici della federazione tedesca.

Significa anche che in Italia – con una disoccupazione al 10,8% di cui quella giovanile al 32,2% e un tasso di inattività al 34,8%, con il jobs act che non da i risultati previsti dal governo per i contratti a tempo indeterminato – accordi di questo tipo potrebbero risolvere importanti problemi.

Faccia proprie queste battaglie, la sinistra italiana, vista la balorda campagna elettorale cui assistiamo, se vuole che si resti e si progredisca nell’Europa come l’aveva immaginata Altiero Spinelli, e contrasti chi impugna, anche subdolamente, la bandiera del nazionalismo e della xenofobia.