CARO BERLUSCONI, COME PENSI DI GESTIRE I RIMPATRI? E CON QUALI SOLDI?

DI GERARDO D’AMICO

Lo scrivo da tanto, che la questione immigrazione avrebbe condizionato anche la nostra campagna elettorale, come è successo in Francia e in Germania e prima nei Paesi del nord Europa, rovesciando i governi e le maggioranze giudicate troppo arrendevoli verso “l’invasione”.

Secondo un sondaggio, il partito che più sta strumentalizzando la quasi strage fascista di Macerata starebbe guadagnando consensi. Evidentemente c’è in Italia una consistente parte di connazionali che approva che qualcuno da un finestrino di una macchina in movimento spari a caso cercando di ammazzare degli esseri umani: ma solo se sono neri, si intende.

Il fatto è che dopo il 4 marzo verrá il 5. E bisognerà farlo un governo, se quella coalizione dovesse ottenere la maggioranza nei due rami del parlamento.

I cosiddetti “moderati” di quella coalizione, come pensano di gestire, dopo, chi vuole chiudere le frontiere, usare le navi per un blocco navale, riportare immediatamente in patria 600 mila immigrati che non avrebbero diritto a restare, solo per fermarci al tema immigrazione?

Perché se davvero qualcuno in quella coalizione poi non si renderà conto che la campagna elettorale è finita e bisogna confrontarsi coi problemi reali del governo, le difficoltà saranno grosse e reali: non come la bufala della invasione.

Per inteso: già due anni fa scrivevo che questa massa di persone accolte senza assistenza qualcosa per sopravvivere avrebbero dovuto pur fare, e chi non si è piegato a fare lo schiavo nei campi o nei cantieri si è arrangiato a spazzare marciapiedi o a vendere prodotti taroccati. O a prostituirsi o a spacciare. E che questo avrebbe creato allarme sociale, portando alla esasperazione gruppi di persone che già vivono la crisi da un decennio, e quando restano le briciole da spartirsi di solito ci si incarognisce attorno al tavolo.

In questi decenni governi di tutti i colori hanno impiegato importanti risorse pubbliche che si sono perse nel sottobosco di cooperative di ogni colore, finte associazioni umanitarie, personaggi equivoci che sono i soli ad essere stati veramente assistiti, ad averci guadagnato, a centinaia di milioni di euro. Bisognava e ancor più occorrerà impiantare una vera accoglienza, gestita da una istituzione che renda conto dei soldi spesi e soprattutto dei risultati ottenuti.

Ma torniamo al 5 Marzo: come farebbe, il nuovo governo, a chiudere lo spazio marittimo con le navi? Il Mediterraneo è piccolo, ma non esattamente Bolsena. La NATO o l’Europa ci accompagnerebbero, in questa decisione?
E se si presenta un barcone, che si fa: si cannoneggia?

Riportare a casa un immigrato vuol dire metterlo fisicamente su un aereo, accompagnato da due pubblici ufficiali. Ci vorrebbero 1 milione e duecentomila addetti, quindi pagare 1 milione e ottocentomila biglietti aerei, per questo viaggio di ritorno.

Ammesso che si riesca a stabilire esattamente la nazionalità, che questa sia riconosciuta dal Paese d’origine, che questo poi abbia voglia di riprenderselo, l’immigrato illegale. Ah, la Tunisia chiede dei soldi, per ripigliarsi i suoi. Che poi si rimettono su un barcone, ed il ciclo riprende.

E se nel Paese di rimpatrio la pena prevista per chi fugge è il carcere o la morte? Quale tribunale italiano, quale Corte di Giustizia Europea acconsentirebbero alla deportazione?

Confesso che oggi mi sono emozionato, a vedere il Presidente Mattarella premiare alcuni italiani che si sono distinti per altruismo e generosità verso il prossimo.
Come confesso un profondo disgusto, ma anche pietá, per quei concittadini che approvano le maniere spicce, contro “i neri”: penso sempre a quegli italiani di neppure tanto tempo fa che hanno patito pregiudizi ed ostracismo, in Belgio, negli Usa o in Australia, dove pure erano andati a fare lavori umili che quei popoli non volevano fare.
Puzzano, sono sporchi, rubano, dicevano allora di quegli italiani.

Con le emozioni, in un Paese che ragiona con la pancia, si possono vincere delle elezioni.
Ma poi la realtà subito bussa, con i suoi dilemmi che la pancia non capisce, e soprattutto non è in grado di risolvere.