GRAMSCI IL PENSATORE DEI NOSTRI TEMPI E CORBYN IL MIGLIOR INTERPRETE

DI CARLO PATRIGNANI

Antonio Gramsci non è soltanto un pensatore marxista per i nostri tempi, ma è il pensatore. Con il concetto di egemonia culturale sorprendemente preveggente si estese, oltre il controllo di uno stato o di un parlamento, nel regno della cultura e delle idee.

E oggi Jeremy Corbyn è il suo migliore interprete perchè con il progetto culturale e politico del Socialismo del XXI°  secolo, la nuova sinistra non aspira semplicemente a sconfiggere alle elezioni gli avversari ma a rovesciare i loro ideali più cari.

Lo scrive George Eaton in un articolo Perchè Gramsci è il pensatore marxista per i nostri tempi (Why Antonio Gramsci is the Marxist thinker for our times) sul prestigioso magazine New Statesman a riprova di quanto il pensiero di Gramsci sia tuttora oggetto di studio, analisi e apprezzamento nel mondo, e invece è stato, è poco considerato in Italia dove l’egemonia culturale è stata declassata dal vecchio Pci a consociativismo e poi ridotta a compromesso storico.

Il merito di Corbyn è aver imposto ai conservatori la prima sfida al loro dominio intellettuale, aggiunge Eaton e precisa quando Corbyn e i suoi alleati si definiscono il nuovo mainstream politico, mirano, in termini Gramsciani, a ridefinire il senso comune, a cambiare la cultura del Paese.

Non a caso, alle ultime elezioni politiche di giugno 2017, il vegliardo leader laburista ha rivisitato e modificato il terreno su cui la sinistra ha perso con il thatcherismo, mettendo al bando il mantra la società non esiste, esiste l’individuo e la terza via neoliberista blairiana.

Gramsci avrebbe ammirato – conclude Eatonil gruppo attivista Momentum e il suo festival The World Transformed che includeva sessioni su temi Gramsciani come educazione permanente e teatro politico. Come richiesto dai Quaderni del carcere, Momentum cerca il dominio dello spettro completo e si impegna a livello della società civile e della cultura popolare.

E quel che diceva l’intellettuale sardo, icona del ‘900, rispetto alla Grande Crisi degli anni Trenta: la crisi consiste proprio nel fatto che il vecchio sta morendo e il nuovo non è ancora nato; in questo interregno appare una grande varietà di sintomi morbosi è ben attinente e attuale ancora oggi.