IMT E MINISTRO MADIA, CHE CALVARIO

DI BARBARA PAVAROTTI

Paolo Pietrini, psichiatra, neuroscienziato, direttore dell’Imt di Lucca da novembre 2015, un curriculum nazionale e internazionale lungo vari metri, è l’umiltà fatta persona. Trovatene un altro che risponde al telefono a un numero sconosciuto alle nove di sera di domenica dall’estero e poi gli diamo il premio Nobel. Lui, con la questione della tesi discussa nel 2008 dal ministro uscente per la Semplificazione e Pubblica amministrazione Marianna Madia non c’entra nulla, ma in quanto direttore – con mandato in scadenza il 31 ottobre 2018 – si è dovuto sobbarcare tutti i problemi relativi alle accuse giornalistiche (Il Fatto quotidiano) di presunto plagio. E ora Il Fatto ha esaminato le conclusioni della perizia affidata dall’Imt alla società esterna Resis che, pur “assolvendo” la Madia, ha messo in evidenza alcune criticità. La frase più controversa della relazione di Resis, 51 pagine, è questa: “il settore disciplinare all’interno del quale la tesi si situa tollera comportamenti che altrove sarebbero definiti inaccettabili”. E sostanzialmente spiega che non citare la fonte è “uno standard diffuso nel settore”.

Apriti cielo. Scienziati e intellettuali sono sobbalzati: dire “così fan tutti” non è un buon motivo per avallare certe procedure. Marianna Madia, ancora una volta, annuncia querele: “Nonostante Imt di Lucca e Cambridge Journal of Economics abbiano accertato la totale regolarità formale e sostanziale della tesi e degli articoli scientifici, il Fatto Quotidiano insiste. A questo punto in settimana inizia l’azione legale di risarcimento danni”.

L’Imt, da parte sua, ha cercato in tutti i modi di arrivare al dunque. Ad aprile 2016 nominò una Commissione istruttoria interna. Dopo Pasqua istituì un Comitato di saggi, formato da vari docenti con il compito di proseguire gli accertamenti. Poi a settembre si è affidata a una società esterna, la Resis appunto, con competenze in materia di plagio, integrità della ricerca e condotta scientifica, che ha consegnato la propria relazione – quella ora esaminata da Il Fatto – a ottobre 2017. In tutti questi vari passaggi la tesi della Madia è sempre stata riconosciuta inappuntabile. Se non fosse per quelle frasi di Resis ora divenute pubbliche.

La stessa scelta di Resis, secondo Il Fatto, sarebbe contestabile, in quanto proprio questa società ha ottenuto il 29 settembre da Imt un appalto da 39.900 euro per occuparsi di frodi scientifiche e controlli antiplagio. Ma questo, francamente, è normale: la perizia sulla tesi della Madia non poteva certo essere chiesta gratis.

Insomma, ancora una volta un gran polverone, mentre i lucchesi sembrano assolutamente indifferenti alle questioni della loro scuola di eccellenza e alla stessa Madia, la quale, va ricordato, è candidata, oltre che a Roma, anche come capolista al plurinominale nel collegio Toscana 1, che comprende Lucca. Forse più che alla sua tesi, i cittadini sono interessati alle conseguenze della riforma della pubblica amministrazione da lei varata, che, fra le altre misure, ha soppresso il Corpo forestale, provocando molte polemiche e problemi. E forse nemmeno a questo. Perché ormai la politica è fatta dai “devoti”: persone che sono pro o contro a prescindere. Chi sostiene Renzi e il Pd, figuriamoci se verrà incrinato da una tesi. Esattamente come accade negli altri partiti, dove il leader può pure dire “l’asino vola” e nessuno lo mette in dubbio. Sarebbe bello però che i lucchesi difendessero il loro istituto di eccellenza e, Madia o non Madia, ne fossero orgogliosi.

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