PATRIZIA COSSO HA SCELTO DI MORIRE E GRAZIE AL BIOTESTAMENTO ADESSO E’ LIBERA

DI RENATA BUONAIUTO

Era stanca Patrizia, della sua non vita. Nel 2012 a soli 44 anni, le avevano diagnosticato la sclerosi laterale amiotrofica, una condanna che conosceva fin troppo bene avendo perso due zii paterni, per colpa della SLA.
Con la mamma si erano promessi però una cosa, che quando sarebbe arrivato il momento si sarebbero salutate con un sorriso e, così è stato. La malattia con Patrizia si è accanita con rabbia, in breve tempo le sue mani non riuscivano a reggere nemmeno un bicchiere, poi la difficoltà a parlare, a respirare. La necessità di subire una tracheotomia, per continuare ad “esserci”, mentre il corpo diventava sempre più un “involucro” vuoto. Mentre lei, Patrizia era già fuori, con la mente, i pensieri e con un solo desiderio, staccare quella spina che le impediva di volare finalmente via.
Ha atteso con fiducia la legge sul biotestamento, sapeva che la decisione sarebbe stata imminente e, quando il 14 gennaio 2017, il Senato ha approvato la legge con 180 voti a favore, Patrizia grazie al puntatore oculare, unico mezzo che le era rimasto per restare in contatto con i suoi cari, ha chiesto al cugino avvocato di attivarsi.
E così Patrizia entrerà nella storia, come la prima persona ad aver sfruttato la possibilità di usufruire di questa legge.Un primato che non avrebbe voluto, ma che rappresenta una conquista per tutti. Un diritto cui si è giunti dopo anni di sterili discussioni e indicibili sofferenze.
Ma cosa è cambiato con questa legge? In primo luogo adesso i medici possono non praticare trattamenti sanitari sebbene questa astensione possa provocarne la morte. La volontà del paziente deve essere rispettata ed ecco che anche un’alimentazione artificiale, quella per comprendere meglio, prodotta con un sondino gastrico o per via venosa, può essere interrotta. Se c’è un’esplicita richiesta può essere anche interrotta la rianimazione cardio polmonare, la respirazione meccanica.
La DAT, Disposizione Anticipata di Trattamento,potrà essere comunicata ad un soggetto fiduciario, da non intendersi necessariamente con un familiare, ed indicata nei modi più consoni. Per iscritto, come già suggerito dall’ Associazione Luca Coscioni, anche agli esordi di una patologia o preventivamente con l’indicazione dei casi cui interrompere le terapie. Saranno a breve predisposti dei registri comunali dove sarà possibile depositare le “disposizioni”, mentre in futuro si prevederà anche l’automatico inserimento nel libretto sanitario e nel fascicolo del medico elettronico.

Insomma non occorre più “fuggire” in Svizzera, per raggiungere la “dolce morte”, ma si può decidere di restare nella propria casa, fra i propri cari per dirsi “addio” o chissà forse solo  “arrivederci”.
Anche un malato di Alzheimer, prima che la sua mente prenda il “largo”, può chiedere di affidarsi al DAT, ed ottenere un fine vita dignitoso, come è giusto che sia.
Patrizia, l’ha fatto circondata dai suoi affetti più cari, amici arrivati da più parti d’Italia, parenti, medici e la sua mamma che stringendole forte, forte la mano le ha detto “Adesso vai, Amore mio”.
Una frase che a molti apparirà terribile ma, che se ascoltata bene è l’atto d’amore più grande che una madre possa dire… vai Amore Mio.