IL TEOREMA DEL CATTIVO IMMIGRATO? PRIVO DI SENSO

DI CARLO PATRIGNANI

E’ privo di qualsiasi fondamento il teorema del ‘cattivo e violento immigrato’ contrapposto al ‘buono e pacifico italiano’.

Così come del tutto falso si è rivelato lo slogan in voga negli anni ’30 e ’40 del ‘cattivo tedesco’ e del ‘bravo italiano’ che servì unicamente a mettere una pietra sopra a stragi, stermini e crimini di guerra compiuti dal Regime fascista nella sciagurata campagna d’Africa.

Merito questo dello storico Filippo Focardi che nel suo saggio “Il bravo italiano e il cattivo tedesco – La rimozione delle colpe della seconda guerra mondiale” ha svelato la drammatica realtà dell’epoca fascista con cui purtroppo l’Italia, diversamente dalla Germania dove almeno c’è stata ben nota Norimberga, non ha mai fatto i conti.

L’Italia, al contrario della Germania, ha provveduto con l’amnistia del ’46 del Guardasigilli Palmiro Togliatti non solo a lasciar liberi ras, gerarchi, magistrati e collaborazionisti del Regime, ma a reinserirli nelle Istituzioni della neonata Repubblica.

Una storia, dunque, che si ripete? Il rischio, anche senza cambiare i protagonisti c’è, eccome: basta vedere quel che in queste ore è accaduto a Macerata dove un 28enne, italiano, testa rasata, tricolore al collo, saluto romano, ha fatto fuoco all’impazzata dalla sua auto per le vie della cittadina marchigiana contro negozi, vetrine, e chiunque gli capitasse a tiro: sei feriti, tutti africani, di cui cinque uomini e una donna.

Il 28enne tempo addietro si era candidato con la Lega Nord per il Comune di Corridonia, dove si è consumato l’orrendo inumano omicidio della bella 18enne Pamela Mastropiero, in cura per tossicodipenza presso la comunità terapeutica Pars: è in stato di fermo un nigeriano, probabilmente il pusher.

Tuonare a caldo, quando le indagini erano e sono tuttora aperte e in corso contro l’immigrato, clandestino o meno, cattivo e violento, senza spendere una parola sul tragico fenomeno della droga, è quanto meno fuori luogo: come se la violenza efferata, orrenda e inumana, fosse legata al colore della pelle e non riguardasse, invece, ogni essere umano, a prescindere dal colore della pelle.

Anche perchè per l’evidenza scientifica e non per opinione, il termine ‘razza’ è del tutto inappropriato per la specie umana: vale solo per la specie animale, come di recente si è espressa la comunità scientifica, a conclusione di studi e ricerche condotte negli ultimi dieci anni da genetisti, neuroscienzati, biologi, antropologi sul genoma umano.

E ancora, come ebbe a dire il Premio Nobel per la Medicina Rita Levi Montalcini: “non c’è nulla nel genoma umano che possa portare un essere umano a uccidere un altro essere umano, il gene dell’aggressività non esiste”.

C’è da chiedersi perchè queste non difficili affermazioni di chi ha dedicato e dedica con passione e dedizione la propria vita allo studio e alla ricerca sulla realtà umana debbano essere continuamente calpestate e annerite, dagli sproloqui in totale libertà di politici ignoranti, nel senso che ignorano o fingono di ignorare, che non capiscono o fingono di non capire, le evidenze scientifiche, il sapere scientifico.

E’ questa una deriva pericolosissima, da rifiutare e respingere ‘senza se e senza ma’, che lentamente riporta le lancette dell’orologio indietro nel tempo: al terribile nazismo dei forni crematori, delle camere a gas o del Medioevo oscurantista e antiscientifico, quando imperversavano la caccia alle streghe e agli indemoniati con relativi roghi per bruciare il corpo e salvare l’anima.