UN MANIFESTO CHE E’ UN CAMPO DA BATTAGLIA

DI LARA CARDELLA

Più di cento attrici italiane hanno firmato un manifesto contro le molestie subite da altre attrici. Ti aspetti di trovare tra le firmatarie Asia Argento in cima alla lista: non c’è. Non solo, accusa quel manifesto di essere una sorta di lavaggio della coscienza e indirizza parole forti contro una delle firmatarie, Cristiana Capotondi, che aveva preso le difese di Brizzi, dichiarandogli la sua solidarietà in quanto sua amica. Comprendo la rabbia di Asia (che è condivisa da Miriana Trevisan): quando si sono esposte, sono state vittime di un gioco al massacro, accusate di cercare notorietà, isolate da moltissime colleghe che si sono prodigate a raccontare che no, no, queste cose a loro non sono mai successe, le molestie sono state, se ci sono state, piacevoli avance o piccoli incidenti di percorso. E’ difficile per chi ha trovato la forza di denunciare sentirsi attaccare ben sapendo che il sistema cinema (ma non solo quello) funziona su un arcinoto do ut des. E’ difficile leggere un manifesto che, con le migliori intenzioni del mondo, sembra limitarsi a dire che si offre tanta solidarietà alle vittime, ma a noi firmatarie non è successo. Però. Asia sbaglia quando afferma che “il garantismo è roba ottocentesca”, perché è, invece, la base della civiltà; accusare qualcuno può essere atto di grandissimo coraggio, specie se quel qualcuno è potente, ma può anche portare a un linciaggio mediatico che è il gradino più basso della nostra società. Spiace vedere che un manifesto che avrebbe dovuto vedere unite le donne vittime di molestie sia diventato un campo di battaglia in cui se firmi sei contro Asia, se non firmi sei a favore delle molestie. Intanto, cento giornaliste si sono unite a questo appello, che riguarda tutte noi. A mio modo di vedere, ciò che dovrebbe interessarci di più è la mancanza assoluta, seppure più volte richiesta, di una sola firma da parte di uomini. Scagliarsi contro chi quel manifesto, moderato e senza nomi, l’ha firmato mi sembra un ulteriore modo per dividere chi sta provando a cambiare un sistema insano. E questo non fa bene alla causa, che non è se si appoggia Asia, Miriana o le altre (il manifesto dichiara esplicitamente di essere accanto a tutte le vittime che hanno denunciato), è se si vuole o no sovvertire uno stato di cose malato. E, a questo proposito, dire di no non aiuta chi sta cercando il coraggio per apporre la propria firma.