GERMANIA: QUESTO MATRIMONIO SI HA DA FARE, ALTRO PASSO AVANTI VERSO LA GRANDE COALIZIONE

DI ALBERTO TAROZZI

Altra maratona notturna in Germania, ad assegnare Ministeri e a perfezionare qualche punto programmatico, e un altro passo verso la Cdu di Angela Merkel, con allegato bavarese, e Spd di Martin Schulz, è stato fatto.

A dispetto di quelli che “non è l’ultima parola, che però, regolamenti Spd alla mano, non demordono dal loro punto di vista.

Un passo in più rispetto al Congresso socialdemocratico che aveva dato mandato di procedere nei lavori, col poco meno del 60% dei delegati. Un passo che ancora manca, l’ultimo: il parere dei 450mila iscritti al Partito, che presumibilmente verrà raccolto nelle tre prime settimane di marzo.

La novità: diversi importanti Ministeri alla Spd, come Esteri (probabile Schulz in persona), Finanza (dicono Scholz, Sindaco di Amburgo) e sanità.

I punti programmatici partoriti più di recente: meno contratti a tempo determinato, più soldi ai medici impiegati nella sanità pubblica.

Basteranno a contenere le dimensioni del dissenso a sinistra? Una cosa potrebbe integrare l’altra: non ti  concedo tutto in sede di formulazione del programma ma, mettendo personale politico Spd nei Ministeri chiave o oggetto di contenzioso ti garantisco che saranno loro ad occuparsi dei momenti attuativi delle leggi in vigore. E’ come venissero ipotecate relazioni internazionali meno arroganti, una Germania che non sia votata al risparmio proprio e all’austerità altrui e una sanità meno votata al libero mercato e ai contributi maggioritari dei lavoratori.

Come che sia la ragione di Stato e la congiuntura internazionale impongono l’accordo: il matrimonio si ha da fare.

Lo vuole la Ue che vede nell’instabilità tedesca una fonte della propria instabilità. Lo vuole il Presidente della Repubblica, un socialdemocratico le cui pressioni sono apparse decisive nei confronti di uno Schulz che pareva votato al no. Lo vuole la Merkel, disposta a qualche concessione perché sa che dal fallimento dei propri tentativi di costituire il governo uscirebbe intaccata la sua immagine di politica di professione e si vedrebbe costretta a un corrosivo governo di minoranza se non a malaugurabili nuove elezioni. Lo vuole Schulz medesimo, che già quasi ci ha rimesso la faccia con il suo primo dietrofront e che, oltre a rimettercela definitivamente, sa che perderebbe di certo molti consensi in elezioni qui e subito, mentre tra qualche anno forse sì, ma, si vedrà.

Ma allora, chi non lo vuole? L’osso duro, al momento di fare la conta con gli iscritti, rimangono gli Jusos, i giovani socialisti.

Vogliono più garanzie in termini di lavoro, pensioni, sanità. Si riterranno soddisfatti?

Schulz agli Esteri: un incarico di prestigio, coerente col suo ruolo nella Ue, magari un po’ appannato dall’accondiscendenza verso gli Usa nella questione Ucraina, ma l’immagine è salva. Oltre immagine qualche incognita resta.

Olaf Scholz in predicato per il Ministero delle Finanze: il Sindaco di Amburgo, alla fine, potrebbe rivestire un ruolo ancora più importante. Quello di ribaltare il famigerato modello Schaeuble, il più odiato nel Sud Europa. Esperto di rapporti franco-tedeschi, riuscirà nell’intento? Come se la potrà intendere con Macron? Male, bene, fin troppo bene? Come italiani la cosa ci interessa.

Comunque sia, una cosa alla volta: la parola agli iscritti Spd che si sentono osservati. La Merkel li guarda, Martin Schulz li guarda, l’Europa li guarda. Loro sono davanti a una scelta, ma c’è da stare sicuri che, da qui a marzo, riceveranno molti e pressanti messaggi perché capiscano che si tratta di una scelta obbligata