M5S: I SOLDI DALL’EUROPA PER FAR POLITICA IN ITALIA

DI LUCA SOLDI

 

 

Sono giorni di scintille fra la stampa ed il M5S per una inchiesta che apre uno squarcio quantomeno sulla trasparenza dei cinquestelle.
In particolare siamo quasi agli avvocati tra La Repubblica e il gruppo del movimento al Parlamento europeo. La querelle nasce da una inchiesta del quotidiano dove si denunciano le irregolarità a proposito di presunti rimborsi spese pagati dalla Ue a favore Cristina Belotti, responsabile della comunicazione del M5s a Strasburgo.
La colpa sarebbe quella di aver destinato fondi per missioni europee verso la campagna elettorale per il referendum del 4 dicembre e per le regionali siciliane dello scorso ottobre.
Un’ipotesi di violazione delle regole dell’Europarlamento, che prevedono che le trasferte dei funzionari dei gruppi siano spesate solo se legate alla politica Ue. In mattinata, il gruppo M5s, minacciando querela, ha fatto sapere la sua versione dei fatti, sostenendo che “non c’è stata nessuna irregolarità nelle missioni in Italia di Belotti” e invitando il giornale a pubblicare i documenti a supporto di quanto scritto.
Immediata la richiesta del Movimento 5 Stelle nei confronti del quotidiano di pubblicare i documenti in merito che probabilmente non aspettava altro per rendere palese l’atto d’accusa. Lo ha fatto la stessa Belotti: “Non c’è stata nessuna irregolarità nelle missioni in Italia di Belotti, infatti Repubblica non mostra alcun documento in supporto a quanto sostiene. Se li ha li pubblichi, altrimenti chieda subito scusa”, mentre allo stesso tempo emergeva che la stessa Belotti era stata costretta a rimborsare i soldi di una missione pagata dalle casse Ue quando invece si trovava in Italia non per attività legate alle politiche europee.
E mentre la stessa rinunciava anche al rimborso di altre missioni, tutte legate alla campagna elettorale per referendum costituzionale e le amministrative di Luigi Di Maio.
Il tentativo di coprire la “mancanza” però non poteva passare inosservato al gruppo di appartenenza al Parlamento.
Scelte e passaggi che hanno evidenziato un problema all’interno dell’Efdd, la famiglia politica al Parlamento europeo formata appunto dai pentastellati e dallo Ukip come del resto lo dimostrano i carteggi resi pubblici dal quotidiano.
C’è una segnalazione del 9 novembre 2017, dell’Efdd in cui si riscontrato le irregolarità nelle missioni di Belotti, il riferimento della Casaleggio e di Di Maio all’Europarlamento, e una funzionaria del gruppo, Magali Trodet-Morrisens, le scrive una mail conservata nel dossier aperto dall’amministrazione.
La stessa inchiesta sottopone poi un’altro caso, quello dell’assunzione presso il gruppo Efdd di un funzionario e di uno stagista, successivamente distaccati all’ufficio del Parlamento Ue a Roma, dove però, aggiunge Repubblica citando fonti qualificate del Parlamento europeo in Italia, si sarebbero visti “molto raramente”. Anche su questo l’ufficio stampa M5s ha dovuto giustificare dicendo che una delle due persone chiamate in causa, “da febbraio 2018 è distaccato presso Roma e si è occupato in particolare del restyling del sito della delegazione del Movimento 5 Stelle in Europa e degli eventi degli europarlamentari sul territorio nazionale”, accompagnato dalla seconda persona citata da Repubblica, che svolge funzioni di tutor. Quest’ultimo, precisa il Movimento Cinque Stelle, “è stato scelto anche perché residente a Roma in modo da non rappresentare dei costi di missione per il gruppo”.
Giustificazioni poco convincenti su accuse ben precise alle quali il movimento non potrebbe fare altro che far mettere mano la parola ai propri avvocati.