QUANDO UN LIBRO E’ BELLO LO SI SOTTOLINEA DALL’INIZIO ALLA FINE

DI LARA CARDELLA

Non so se lo facciate anche voi, ma quando leggo un libro, mi armo di matita per sottolineare tutti i passaggi che mi colpiscono. Dopo aver letto “Entro a volte nel tuo sonno” di Sergio Claudio Perroni (edito da “La Nave di Teseo”), mi sono accorta che l’avevo praticamente sottolineato tutto. Avrei iniziato, in realtà, dal titolo: non so se l’abbia scelto l’autore, ma è fulminante. Di una bellezza assoluta, quella che, talora, basta a giustificare un intero libro. Immaginavo fosse un romanzo, non lo è. Difficile definirlo, e questo è il segno caratteristico dell’opera: il coraggio. Sembrerebbe uno “Zibaldone”, poi pensi che forse è più una sorta di “Vita nova”, infine ti rendi conto che è un diario. Che non ha forma di diario, ma che ha tutta l’autenticità e il coraggio di mettersi a nudo.

Frammenti di pensieri crudeli (“crudele è la vita”), la ricerca incessante del senso, la disperazione non urlata di chi, cercandosi, trova vuoti cui non sa rassegnarsi, il racconto mai compiaciuto degli abissi e le vette, improvvise, la sincerità di chi si sa ancora stupire, come in una delle tante infanzie vissute. Un diario che diventa universale perché ognuna di queste sensazioni è stata, è, sarà vissuta da chiunque la legga. E, tra le pagine di quel diario, a immettere speranza, a dar respiro dall’affanno di una lettura spietata, il corsivo del madrigale. Ed è in queste oasi che il coraggio dell’autore si manifesta appieno: parlare d’amore, offrire amore, magnificare amore è un esercizio difficilissimo, si rischia di essere stucchevoli, ripetitivi, ridicoli.

Non so quanto Perroni sia stato consapevole della sua scelta, non so se abbia deliberatamente deciso di sfidare lettori e critica, ma è in questi corsivi che ha dato prova dell’altezza raggiunta con la sua lirica, giacché si perde qui ogni distinzione tra prosa e poesia, semplicemente non c’è più il limite. L’amore cantato ha la magnificenza della luce, la levità delle tanto citate (e ci sarà un perché) nuvole, la spudoratezza dell’incanto da non tenere per sé, da condividere con tutti. Sapendo quanto conti ogni parola per lui,ci si chiede dove siano finite le frasi cancellate, gli aggettivi eliminati, i vocaboli non ammessi. E verrebbe da chiedergliene conto. Perché dovrebbe esistere, di sicuro esisterà, un luogo in cui si accumulano i pensieri cestinati e le parole che non hanno avuto diritto di essere lette.