IL FASCISMO NON E’ MORTO SE SI NEGA LA PATOLOGIA DELLA NORMALITA’ ASSASSINA

DI CARLO PATRIGNANI

Il fascismo è morto per sempre: contrariamente a quanto detto da Marco Minniti, il ministro di polizia, così lo chiama il politologo Marco Revelli, il fascismo non è morto per sempre.

Il fascismo – certamente non quello dell’orribile Ventennio, in gran parte traghettato nella Repubblica per la mancata epurazione – ci sarà finchè non si riconosce e si nega la patologia della normalità assassina, direttamente conseguente alla negazione della malattia mentale.

Il fascismo ci sarà ancora, finchè si continuerà a dire, parole del ministro di polizia: quella di Traini è una rappresaglia ingiustificata e ingiustificabile […] inaccettabile perché è di odio razziale, in Italia non c’è posto né per le rappresaglie né per l’odio razziale.

Non odio razziale, non basta, ma patologia della normalità assassina non iscritta nel patrimonio genetico, pertanto non organica, come ebbe a dire nel 1996 Rita Levi Montalcini, Premio Nobel per la Medicina: non esiste il gene dell’aggressività […] non c’è nulla nel patrimonio genetico umano che possa spingere un essere umano a uccidere un suo simile.

Il fascismo ci sarà, finchè non si riconosce e si nega che la parola razza non ha alcuna valenza scientifica. Lo studio dei genomi dimostra che ciascuno di noi condivide con qualunque sconosciuto, di qualunque continente, il 99,9% del suo Dna, ha chiarito  l’Associazione genetica italiana e questa non è un’opinione ma è il risultato di studi e ricerche di anni sul genoma umano fatto proprio dalla comunità scientifica.

Per cui non esiste la razza bianca, nera o gialla che sia, ma esiste la specia umana, gli esseri umani che sono tutti uguali per il naturale processo biologico: concepimento, gravidanza e nascita o, come si dice, per il venire alla luce, ma poi diversi per sesso, identità, religione e cultura. E come c’è con la nascita l’inizio della vita umana, c’è sempre per il naturale processo biologico, la morte quando il pensiero cessa di vivere.

Il fascismo non è morto per sempre, ci sarà finchè, di fronte all’efferato, inumano delitto della 18enne Pamela, come della 20enne Jessica, la sola risposta continuerà a essere quella del ministro di polizia: i responsabili della morte dovranno essere severamente puniti, come se la punizione al pari dell’educazione fossero l’antidoto della patologia della normalità assassina e insieme della cultura della droga.

Se la pacifica e nonviolenta manifestazione di Macerata che fa vergognare il leghista Matteo Salvini non vorrà presto finire nel dimenticatoio, nel dejà vù, e continuare a far vergognare Salvini, bisognerà alzare il tito.

E mettere all’ordine del giorno la questione culturale, politica e sociale della patologia della normalità assassina, dell’affermazione della specie umana, dell’evidenza scientifica: l’uguaglianza di tutti gli esseri umani per la nascita, a prescindere dal colore della pelle, degli occhi, della lingua parlata, e contestualmente la loro diversità per identità, sesso, religione e cultura.

Fino all’ambizioso obiettivo di chiudere i conti aperti con il vecchio e battere il nuovo fascismo: e per farlo c’è da appropriarsi e far propria l’eredità del rivoluzionario psichiatra delll’Analisi collettiva, Massimo Fagioli, autore della teoria della nascita, secondo cui la libertà è l’obbligo di essere esseri umani.