A TU PER TU CON DANIELA AIROLDI, INTERPRETE DELLA PELLICOLA DI LUCA MINIERO

DI COSTANZA OGNIBENI

Febbraio è il mese che ha finalmente portato in sala “Sono tornato”, la reinterpretazione, in chiave italiana, di “Lui è tornato”, la pellicola di David Wnendt che, non più di un paio di anni fa, ci ha deliziati della vicenda che vedeva un disorientato Adolf Hitler risvegliarsi nella Berlino del 2014, e divenire, nel giro di poco tempo, un influente show man applaudito da orde di fan.
Con “Sono tornato”, è Mussolini al centro della scena; un duce con il volto di Massimo Popolizio che si materializza letteralmente nella Roma dei giorni nostri, nel bel mezzo di Piazza Vittorio Emanuele II, esattamente 72 anni dopo il giorno della sua morte.
Una pellicola che ha fatto sorridere, riflettere ma anche parlare parecchio, soprattutto in questo caldo periodo di campagna elettorale. Uno schiaffo a un popolo italiano sornione e indifferente al dibattito culturale, alla storia e alla politica, ben incarnato da Laura, la bionda donna di mezza età legata in modo viscerale al proprio cagnolino e innamorata del duce.
Abbiamo voluto conoscerne personalmente l’interprete, e in un’assolata mattinata di Febbraio ci siamo fermati a farle qualche domanda.

Come già detto, “Sono tornato” è un remake del film tedesco. Quali sono le analogie e quali le differenze rispetto all’opera di Wnendt?

Come Sono tornato, anche la pellicola tedesca fa pensare, solo che la versione italiana lo fa con leggerezza, ti fa fare una risata e poi ti fa soffermare su quanto appena visto. In questo modo si arriva al finale senza nemmeno rendersene conto perché ci si diverte. È questa la forza del film.

Per te come è stato partecipare a un film del genere?

Premetto che io non faccio molto cinema, perciò sono rimasta piacevolmente sorpresa quando sono stata scelta: finalmente mi trovavo di fronte a un regista che non sceglie sempre i “soliti noti” che gravitano intorno al mondo dello spettacolo! Ho fatto il provino direttamente con lui, cosa non consueta quando si interpreta un personaggio secondario. È stata un’esperienza interessantissima. Poi ero molto tesa, anche perché avevo a che fare con attore del calibro Massimo Popolizio, che invece è stato il primo a mettermi a mio agio! Inoltre Luca Miniero è un regista che lavora moltissimo sugli attori ed è in grado di tirare fuori il meglio da ognuno. Coerente con questa politica, e questa è una cosa che hanno notato anche i critici, ha preso le giovani attrici direttamente dal Centro Sperimentale di Cinematografia e non dai reality, e questo vorrei che fosse un messaggio ottimista per tutte le giovani donne che intraprendono questa strada: studiare serve! Non basta fare un reality e avere un po’ di fortuna. A distanza di tempo, la differenza di spessore si nota inevitabilmente.

Parliamo del tuo personaggio: pensi che Laura possa rappresentare l’identikit dell’italiano medio? 

Purtroppo sì. Pensa che sono stata anche offesa sui social network per il mio personaggio! Per certi versi, quando queste critiche derivano dal pubblico, mi consolo pensando che ho fatto bene il mio lavoro. Ma quando vengono dagli addetti ai lavori non riesco ad accettarlo! Persone come Laura ci sono, esistono, anche se devo riconoscere che, nella loro ingenuità, nella loro ignoranza, non hanno quella cattiveria che si riscontra in altri. È una sempliciotta, facilmente manipolabile, non ha la scientificità di chi la cultura la fa, anche attraverso i programmi di intrattenimento che esistono sulle nostre reti. E che creano mostri: ormai la gente vuole essere protagonista e si trova in un mondo dove la TV offre questa opportunità.

Gente che vuole essere protagonista e sposa la filosofia del successo facile. In questo calderone sono finiti soprattutto i giovani. Nel film compaiono spezzoni di interviste ai giovani d’oggi: non leggono, non guardano notiziari, non si fanno domande. Una volta non era così. 

Credo che Internet abbia giocato un ruolo fondamentale in questo cambiamento. Oggi i giovani pensano di poter ottenere tutto facilmente, senza sforzo; vanno via di casa tardi, complice anche la crisi, ma questo comporta che abbiano sempre tutto pronto, cotto, stirato. Io oggi ringrazio i miei genitori per i “no” che mi hanno detto: credo che anche quelli servano. Sono andata via di casa presto; a 23 anni ho lasciato il mio lavoro sicuro per provare a fare l’attrice. E ti assicuro che di momenti duri ne ho visti: ho sbagliato e rimediato, sono caduta e mi sono rialzata, tutto contando sulle mie forze. Ma sentivo di avere una solidità, un’identità, dovuta anche ai “no” dei miei genitori per cui sapevo che ce l’avrei fatta.
Credo che l’educazione sia alla base di tutto. I giovani non sanno cosa sia il fascismo: se lo sapessero davvero, non potrebbero mai riproporlo. Purtroppo con il passare del tempo sono i valori ad essere andati perduti. Per diversi motivi l’Italia è un paese devastato sotto questo punto di vista.

Anche quando il Fascismo si è sedimentato l’Italia era devastata. Pensi che in un’Italia come quella di oggi sarebbe possibile un ritorno al Fascismo? 

Direi di sì. C’è tanta ignoranza che dilaga: non sapere, non conoscere, andare per luoghi comuni, per stereotipi è terreno fertile per l’instaurarsi di un fenomeno del genere. La mancanza di coscienza critica è il primo elemento che spiana la strada alla presa di potere dei Mussolini di turno. Ovviamente spero di sbagliarmi, ma purtroppo, al di là dei singoli episodi su cui si sta dibattendo, è questo ritratto generale della società che non mi fa escludere del tutto la possibilità di ritorno di un nuovo fascismo.

Tornando al film, è una caricatura della realtà odierna o uno specchio?

Di caricaturale non c’è proprio niente. È molto realistico, a partire dall’interpretazione straordinaria di Popolizio, che ha fatto tutto tranne che una macchietta. Essendo lui così credibile, va da sé che anche tutto il resto segua questa direzione. Il film è costellato di riprese con gente reale e di iperbolico c’è ben poco. Il regista ci ha tenuto molto che fosse una interpretazione veritiera, non sopra le righe o macchiettistica. Poi è ovvio che c’è una parte di fiction: un po’ di paradosso, anche per farti pensare, ci deve essere.

Un film del genere secondo te va visto come intrattenimento o come mezzo di riflessione?

Ti rispondo con un dato: questo film è consigliato da Agis Scuola insieme a “Chiamami con il tuo nome”, che tratta il tema dell’omosessualità. Ciò significa che Agis Scuola ha pensato che a scuola di Fascismo non se ne parli abbastanza e che questo sia un ottimo mezzo per raccontarlo o per aprire un dibattito su di esso.
Purtroppo non tutti ne parlano bene, e ciò che più mi meraviglia è che siano le persone di sinistra ad averlo criticato. E se la sinistra critica un film del genere, direi che siamo in un momento storico in cui la sinistra non c’è più.