CHI E’ IL DIRETTORE DEL MUSEO EGIZIO CHE LA MELONI VUOLE LICENZIARE

DI MONICA TRIGLIA

Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, lo ha accusato di essere “razzista nei confronti degli italiani”. E ha detto che se il centrodestra vincerà le elezioni verrà licenziato.

Christian Greco, 43 anni, direttore del Museo Egizio di Torino, l’ha presa con filosofia. Anche perché quella della Meloni è una minaccia campata per aria. Non spetta infatti al governo decidere sul ruolo del direttore ma alla Fondazione Museo delle antichità egizie di Torino, ente a cui, dal 6 ottobre 2004, il Ministero per i beni e le attività culturali ha conferito in uso per trent’anni i beni dell’esposizione.

Piccolo riassunto della puntata precedente: venerdì 9 febbraio Giorgia Meloni, in tour elettorale in Piemonte, davanti all’ingresso dell’Egizio contesta l’iniziativa “Fortunato chi parla arabo” che permette ai cittadini di lingua araba di entrare in due al museo pagando un solo biglietto.

Christian Greco scende in strada e le spiega, con pacatezza, le ragioni dell’iniziativa. Ricorda che il primo obiettivo dei musei è farsi visitare, e che le promozioni servono proprio a questo: due ingressi al costo di uno per gli arabi ma anche per le coppie a san Valentino, oppure il biglietto gratuito a chi compie gli anni.

La discussione tra Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, e il direttore del Museo Egizio di Torino Christian Greco

Meloni ribatte: sostiene che “Fortunato chi parla arabo” discrimina su base religiosa. Greco le spiega che essere di origini arabe non significa necessariamente essere musulmani: in Egitto, per esempio, ci sono milioni di cristiani copti che parlano arabo.

Uno scambio di idee, quello tra la politica in campagna elettorale e il direttore dell’Egizio, che viene filmato da qualcuno dei presenti, messo in Rete e riproposto dai quotidiani online.

Per Greco è un successo: raccoglie solidarietà e consensi da ogni dove. E forse è anche per la non brillante figura rimediata dall’esponente della destra che parte una reazione discutibile: la minaccia di licenziamento dello studioso.

Ma chi è Christian Greco?

La sua storia è affascinante.

Nato a Arzignano, in provincia di Vicenza, a 12 anni fa il classico viaggio sul Nilo con i genitori, si incanta di fronte alla tomba di Ramses e al tempio di Abu Simbel e capisce qual è la sua strada. Studia, si laurea in lettere classiche con una tesi in Archeologia del vicino Oriente antico nel 1999 a Pavia e nel 2007 ottiene un master in egittologia all’università di Leida, Olanda. Per mantenersi fa di tutto: dalle pulizie nei bagni dell’università al guardiano di notte in un hotel. Racconta al Corriere della Sera: «Ho imparato la dignità del lavoro, qualunque esso sia. Ho imparato che è importante chi sei, non cosa fai. Io sarò sempre un egittologo, anche se dovessi tornare a servire birra in un bar, e non certo perché oggi ho un ruolo».

Dopo il master la sua carriera decolla: Greco diventa docente all’università di Leiden, primo centro di egittologia dei Paesi Bassi. Cura esposizioni in Olanda, Giappone, Finlandia e Spagna e sviluppa importanti collaborazioni internazionali, anche con i Musei Vaticani e il Louvre di Parigi. Diventa membro della missione epigrafica americana a Luxor ed è co-direttore della missione archeologica olandese a Saqqara. Scrive numerosissime pubblicazioni scientifiche e divulgative.

Il 28 aprile 2014, a 39 anni, vince il concorso e diventa direttore del Museo Egizio di Torino.

«Io credo ai musei come centri di ricerca, come agorà aperta, capaci di programmare e di crearsi nuove possibilità di crescita» spiega a chi resta a bocca aperta di fronte ai risultati positivi del Museo che dirige.

Aperto nel 1824, l’Egizio è secondo solo a quello del Cairo per importanza, con i suoi 40 mila pezzi di grandissimo valore ammirati da 800 mila visitatori ogni anno. L’ultima ristrutturazione ha raddoppiato la sua superficie che oggi supera i 60mila metri quadrati.

Il lavoro di valore del direttore Greco è fuori discussione. Resta l’amarezza per una minaccia che ricorda quelle di una storia passata che speravamo di non vedere più.