FABRIZIO MORO, DA FACCHINO A CANTAUTORE DI SUCCESSO

DI CHIARA FARIGU

Occhi infossati ma penetranti come spilli, sguardo languido di chi la sa lunga. Barba accennata su un viso che racconta le sue origini calabresi, braccia e mani tatuate messe bene in vista dalla maglietta perennemente arrotolata, è lui, Fabrizio Moro, al secolo Fabrizio Mobrici, che ha sbancato questo #Sanremo2018, in coppia con Ermal Meta.
Fisico prestante, mascella volitiva, grinta da vendere. Autore e compositore per sé e per molti suoi colleghi, e una voce graffiante come pochi: queste le caratteristiche che colpiscono da subito del cantante romano, ormai un veterano del Festival.
Romano di nascita ma originario di Vibo Valentia, per il 42enne Fabrizio quest’ultima kermesse è la sua sesta volta. La 1^ diciotto anni orsono con “Un giorno senza fine” che gli spianerà la strada, sette dopo, per aggiudicarsi la vittoria, nella categoria giovani, con “Pensa”, brano contro la mafia diventato il suo cavallo di battaglia. Ancora sul podio in terza posizione nel 2008, un quarto posto lo scorso anno con “Portami via”. Vincitore assoluto quest’anno con Meta. Un duo inedito, per certi versi anomalo ma di grande presa sul pubblico. Una canzone giusta al momento giusto viste le vicissitudini dei nostri tempi. Contrassegnati da violenze di ogni genere e su cui incombe la paura degli attentati terroristici. Che volenti o nolenti stanno cambiando e limitando le nostre abitudini, i nostri spostamenti, la nostra quotidianità. Un grido di dolore e un invito a vivere la vita che nessuna guerra potrà mai fermare né soffocare. Un testo impegnato per due voci diverse ma capaci di emozionare.


Autore compositore cantante, lo scorso anno è stato uno dei coach nel cast di “Amici” il talent di Canale 5 di Maria de Filippi, dove dispensava consigli musicali e formava le giovani leve.
Un diploma in cinematografia e televisione presso l’istituto Roberto Rossellini, Fabrizio, felicemente fidanzato con Giada, la madre dei suoi due figli Libero e Anita, non ha mai nascosto il suo passato quando il successo musicale non rientrava neppure tra i suoi sogni più belli. “Un facchino di successo”, è così che ama definirsi quando ripensa a quegli anni in cui faceva appunto il facchino presso un prestigioso hotel della capitale. Un lavoro che ha forgiato il suo carattere, così come vivere in periferia gli ha insegnato a conoscere la gente, i suoi bisogni, le sofferenze. Che trasporta nelle sue canzoni rendendole uniche.

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