“SONO TORNATO”. UN J’ACCUSE AI NUOVI ANALFABETI ITALIANI

DI COSTANZA OGNIBENI


«Vi ho lasciati che eravate un popolo di analfabeti. Dopo ottanta anni torno. E vi ritrovo un popolo di analfabeti».
Da sola, questa frase potrebbe sintetizzare l’intero messaggio racchiuso nella nuova commedia di Luca Miniero. Sulla falsariga di “Lui è tornato”, la divertente pellicola che vedeva un incerto Adolf Hitler catapultato nella Berlino dei giorni nostri, “Sono tornato” racconta di un Benito Mussolini che, per uno strano incantesimo, si ritrova nella Roma dei giorni nostri, in un quartiere multietnico e in un’assolata giornata di Aprile, per la precisione lo stesso giorno in cui è stato ucciso.
Volendo andare oltre il giudizio di una commedia di per sé divertente e di una ricostruzione del personaggio da parte di Massimo Popolizio assai riuscita, quello che interessa analizzare in questa sede è proprio il famoso messaggio sintetizzato nella frase pronunciata dal Duce sul palcoscenico di un programma di intrattenimento, di fronte a una platea in visibilio.
Cosa vuol dire in questo frangente essere analfabeti? L’Italia in cui egli prese il potere nel lontano 1922 era effettivamente composta da un’alta percentuale di analfabeti, ma oggi? Secondo i dati dell’Istat, oggi gli analfabeti non sono più del 5%: un bel risultato rispetto al 36% di quando Mussolini compì la Marcia su Roma, preceduto da punte che andavano oltre il 50% di appena due decenni prima. E allora, qual è l’analfabetismo di cui parla questo duce in versione 2.0? Prima di rispondere alla domanda, torna utile menzionare l’ultima copertina de “L’Internazionale”, che a sua volta cita una nota comparsa sul “The Guardian”:

Più di settant’anni dopo la morte di Benito Mussolini, migliaia di italiani stanno aderendo a gruppi che si definiscono fascisti. Tra i motivi ci sono il modo in cui viene raccontata la crisi dei migranti, l’aumento di notizie false e l’incapacità del paese di fare i conti con il passato.

Ed è proprio a questo che si riferisce quello che potremmo chiamare “l’analfabetismo dei laureati”, ben più invasivo del più sincero analfabetismo dell’anteguerra, e decisamente più subdolo. Con una percentuale che sfiora l’80% degli italiani, l’analfabetismo funzionale, contrapposto a quello strutturale, che riguarda la capacità di decifrare una qualsivoglia lettera o cifra, è tipico di quelle persone che si trovano al di sotto della soglia minima di comprensione nella lettura o nell’ascolto di un testo. Ciò significa che oltre tre quarti dei cittadini della nostra nazione non va oltre l’analisi basilare di un discorso. In altre parole, pur conoscendo gli elementi di base di grammatica e di lettura, l’80% dei cittadini non è in grado di sintetizzare e di analizzare in modo critico un paragrafo o un racconto appena letto. Se a questo si aggiunge che il 19%
nel corso dell’anno tende a non aprire neanche un libro o un quotidiano, a favore di molte ore di televisione, ecco che il fantasma dell’arrivo di un nuovo Mussolini inizia a prendere forma. È sulle masse ignoranti che questi personaggi fanno presa, su quelli che non analizzano, non criticano, oggi schiavi della società dell’entertainment perché «la vita è una e in qualche modo bisognerà pur godersela».
E sebbene l’antico metodo, caratterizzato da coercizione, censura e propaganda, molto probabilmente oggi non sarebbe più applicabile, perché un minimo di memoria ci è pur rimasta, piccoli germi della politica di regime sono riscontrabili anche nella società odierna. Perché è una memoria nozionistica, quella che spesso rimane, e pertanto sterile, che non ci consente di sviluppare quell’intelligenza che ci permetterebbe di associare le fake news al bavaglio all’informazione; il meccanismo dell’entertainment all’imposizione di quei programmi che inneggiavano solo all’ideologia fascista; i discorsi dei politici che si propongono come salvatori del nostro paese dalla crisi, ai discorsi di un dittatore che si proponeva come salvatore di un’Italia nella morsa della povertà e dell’ignoranza.

Fa ridere, il nuovo Mussolini. E poi fa macinare un sacco di soldi alle reti che lo ospitano all’interno dei loro programmi. Quindi, anche stasera, si va al letto con la pancia piena e un tetto sulla testa.
Al resto, ci si pensa un altro giorno.