CARA NADIA, SEI STATA CORAGGIOSA

DI LARA CARDELLA

Cara Nadia, ho letto della tua coraggiosa decisione di parlare pubblicamente del cancro che ti ha colpita. Coraggiosa perché, lo sai, adesso sarai circondata da tutto quello che proprio non vuoi, l’essere compatita perché così giovane, così bella eccetera. Chiedi di non essere trattata da malata: anche questo lo capisco. E’ tanta la voglia di tornare alla normalità, di dimostrare che è tutto alle spalle, che non se ne può più di essere marchiati come i poverini che. Ma, cara Nadia, vedrai che, dopo i primi tempi, in modalità automatica, tutti dimenticheranno e allora forse c’è bisogno di chiedere rispetto. Non adesso, ma tra un po’. Non c’è nulla di cui vergognarsi, dici, eppure è il mondo attorno che ti chiederà, senza parere, quello che tu stai offrendo generosamente: scordarsi della tua condizione di persona sofferente. Te lo chiederà quando non capirà perché sei così tesa per il prossimo esame di controllo, quando ti parlerà dell’insopportabile dolore all’unghia del mignolo del piede destro, quando ti racconterà di personaggi morti per cancro. Non lo faranno apposta, semplicemente avranno dimenticato. E’ quello che tu chiedi e so che lo fai in assoluta buona fede. Ma quando accadranno questi episodi, sempre più frequenti a mano a mano che il tempo passerà, penserai che c’è qualcosa di ingiusto, che non dovresti aver bisogno di ricordare quello che hai passato, che è vero che non vuoi essere trattata da malata, ma che il rispetto ti è dovuto. Non la commiserazione, inutile e offensiva, ma il rispetto, quello sì.